giovedì, Maggio 19

Morte di Jurij Alekseevič Gagarin: un mistero mai risolto Nessun complotto, assicurarono dal Cremlino, solo un incidente. Ma è difficile credere che il primo cosmonauta della storia abbia perso la vita eseguendo una manovra brusca per evitare un pallone meteorologico

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Il 27 marzo del 1968 muore Jurij Alekseevič Gagarin il primo essere umano ad aver volato oltre le Colonne d’Ercole dell’atmosfera terrestre. Almeno, il primo di cui l’Unione Sovietica abbia dato notizia, perché da quelle parti verità taciute e menzogne di stato erano e continuano ad essere una dipendenza da cui nessun governante è riuscito a liberarsi.

Jurij muore in un modo assurdo, misterioso e forse inaccettabile, lasciando sconvolta tutta un’umanità che lo aveva considerato un mito. Forse muore proprio per questo.

Gagarin era un uomo che aveva ottenuto tutto nella sua nazione: era nato il 9 marzo 1934 in un kolkhoz in un villaggio nell’oblast’ di Smolensk, da un falegname e una contadina, vivendo in una capanna durante che l’occupazione nazista gli aveva lasciato costruire dopo aver requisito la loro casa. Un’adolescenza difficile causata dalla guerra e da una vita che oltre quella che sarebbe stata chiamata la cortina di ferro era tutt’altro che agiata. A fine conflitto, a 12 anni riprese gli studi a Gžatsk, con un apprendistato in un’officina metallurgica per poi iscriversi in una scuola tecnica. Un percorso uguale a quello di milioni di suoi coetanei, ma il ragazzo era intelligente, troppo per non essere notato dalle autorità preposte all’educazione. Di suo, però, mise una grande passione per il volo e la precisa volontà di imparare a pilotare gli aerei disponibili nelle scuole locali di pilotaggio.

Nel 1955 Gagarin aveva 21 anni e fu ammesso alla scuola di volo militare di Orenburg dove imparò a pilotare i MiG-15, i caccia monomotore con ala a freccia progettati da Artëm Mikojan: uno dei più comuni aerei militari sovietici. In quel momento, in Russia si facevano le prime conquiste spaziali che impensierivano il mondo occidentale: Sputnik 1 era stato lanciato dal cosmodromo di Bajkonur il 4 ottobre 1957 e già erano partite diverse missioni verso la Luna, nella convinzione di dettare la proprietà del suolo per il solo fatto di esserci arrivati per primi. Gagarin mostrò interesse per l’esplorazione dello spazio e fu selezionato per il programma Vostok fino ad essere scelto per far parte di un ristretto gruppo di sei persone che avrebbe seguito un percorso di addestramento accelerato dal quale sarebbe stato scelto il primo cosmonauta. Il suo avvenne il 12 aprile 1961, alle ore 9:07 di Mosca, a bordo di una capsula di 4,75 tonnellate. «Pojéchali!» (Andiamo) fu la sua espressione prima che si accendessero i cinque motori del primo stadio. Un lancio perfetto per dirigersi in una traiettoria suborbitale completando un’intera orbita ellittica attorno alla Terra tra 302 km e 175 km per 108 minuti a una velocità di 27.400 km/h. Completata la missione, il cosmonauta rientrò in atmosfera, la fase più complicata ancora oggi, e, a 7.000 metri da terra, venne espulso dall’abitacolo e paracadutato in un campo a sud della città di Ėngel’s. Il Presidente Nikita Krusciov lo consacrò immediatamente Eroe dell’Unione Sovietica e da allora il nostro Jurij diventò uno dei personaggi più conosciuti e amati del secolo scorso. Forse troppo.

Lo stesso apertissimo Presidente americano John Fitzgerald Kennedy, infatti, gli impedì di farsi celebrare anche negli Stati Uniti. Ancora una volta, il suo Paese era stato battuto dallo spazio sovietico e ogni manifestazione di simpatia sarebbe stata un oltraggio insopportabile. Ma un’invidia sempre più profonda stava crescendo sempre più nelle segrete stanze del Cremlino dove gli unici a meritare la stima e la benevolenza del mondo -secondo loro- avrebbero dovuto essere solo i dirigenti del Partito comunista sovietico. E, quindi, non si capisce come mai se da una parte si era fatto di tutto per tenerlo lontano da qualsiasi volo spaziale perché era troppo caro all’umanità per rischiare la vita, pochi anni dopo la sua straordinaria missione extraterrestre Gagarin fu arruolato per riqualificarsi come pilota da combattimento e fu nominato pilota di riserva di Vladimir Komarov per la missione Soyuz 1. Qui la vicenda è oscura e merita un approfondimento.

Sojuz 1 fu la prima missione con equipaggio di una nuova navicella spaziale che doveva sostituire Vostok. I ritardi degli americani erano stati azzerati con il programma Gemini che avevano la qualità di un comando autonomo, quindi, molto più flessibili in tutte le manovre che avrebbero portato equipaggi umani sulla Luna con la garanzia del ritorno. Ma le tre missioni di prova prive di equipaggio di Sojuz fallirono.

Nel 1966 morì Sergei Korolev, il padre della missilistica sovietica lasciano senza guida l’agenzia che stava facendo la sua strada spaziale. Il programma Gemini sta andando avanti arrivando alle fasi dell’aggancio in volo tra due veicoli, manovra che dominerà tutte le missioni umane fino ai giorni nostri. Ma il 27 gennaio 1967, durante un test sulla rampa a bordo della futura missione che avrebbe portato l’uomo sulla Luna, scoppia un incendio uccidendo il comandante Gus Grissom e i piloti Eddy White e Roger Chaffee. Lo stop americano necessario a comprendere il disastro fece ben sperare ai russi. Ovviamente la retorica politica nulla poté contro difficoltà non risolte. Gagarin ne era ben consapevole.

Il lancio della Sojuz 1, nonostante la lunga lista delle inefficienze, fu eseguito il 23 aprile 1967. E quello stesso giorno iniziò l’odissea. Pannelli solari non funzionanti, trasmettitori radio fuori uso, impossibilità di manovre costrinsero Sojuz 2 a non partire. Almeno i due uomini del secondo equipaggio, Aleksej Eliseev e Evgenij Chrunov, si salvarono. Komarov morì, impattando sul desolato suolo del Kazakistan alla velocità di 40 metri al secondo, dopo aver effettuato 18 orbite ed aver azionato i pochi sistemi di comando disponibili.

Gagarin non fu ascoltato. Onestamente, ci domandiamo che senso ha dare nomi di città, strade, monumenti, cariche pubbliche, ad un uomo e poi nessuno dà peso quando dice un qualcosa che fa parte del suo mestiere! Maledetta politica che si mischia alla tecnologia. In Unione Sovietica, sia ben chiaro, non da altre parti!

Il nostro Jurji torna ai suoi addestramenti fino a quando, una mattina di marzo dell’anno seguente, gli viene dato ordine di effettuare un volo di addestramento a bordo di un Mig-15 insieme all’istruttore di volo Vladimir Serjogin; l’apparecchio lui lo conosceva molto bene. Erano le 10.18 del mattino, a 65 km. dall’aeroporto di Chaikovsky, tra Kiržač e Mosca; secondo i rapporti, il primo cosmonauta della storia perse il controllo eseguendo una manovra brusca per evitare un pallone meteorologico che forse non era nemmeno lontanamente da quelle parti. Secondo la deduzione di Aleksander Glushko, uno storico delle missioni aerospaziali russe, c’era invece un altro aeroplano nella stessa zona in cui stava volando Gagarin. Difficile credere che sia stato un bang supersonico a destabilizzare l’aereo di Gagarin e Serjogin. Fatto sta che il Mig si avvitò senza dare scampo agli occupanti. Nessun complotto, assicurarono dal Cremlino, solo un incidente. E se la cavarono con il lutto cittadino dovuto fino ad allora solo ai capi di stato. Quelli che ne ‘La Fattoria degli Animali’c George Orwell designa come porci (gli animali sono tutti uguali ma i maiali sono più uguali degli altri…).

Avvolta nel riserbo dalle autorità sovietiche, la causa dell’incidente è stata oggetto anche di un rapporto del KGB che ha respinto le varie teorie della cospirazione. Inutile pure riportare qualche frammento dell’indagine, naturalmente. O c’è la verità, oppure c’è la falsità; «tertium non datur». Il 12 aprile 2007, il Cremlino ha posto il veto a una nuova indagine sulla morte del cosmonauta. Funzionari del governo hanno dichiarato di non aver riscontrato alcun motivo per iniziare nuove inchieste.

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