giovedì, Agosto 5

Morte alla McKinsey? D’accordo. Ma in alternativa? Cosa hanno costruito i soliti 'oppositori' perché quella McKinsey ci sia anche e magari meglio in Italia o in Europa? E cosa ci dice della devastazione dell'Università italiana?

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Mentre nei meandri oscuri del PD si discetta sui possibili successori di Nicola Zingaretti, tra la signora Roberta Pinotti e il signor Graziano Delrio (il top di tutto e di tutti) e si avanza timidamente il sempre limpidissimo Gianni Letta, impazza, sia pure sotto tono, la polemica perchè l’orrido Mario Draghi e il suo pessimo Ministro dell’Economia hanno scelto una struttura privata di ricerca e progetti strategici (la McKinsey) per aiutare nella preparazione del piano di rinascita (evidentemente tutt’altro che perfezionato dal meraviglioso Giuseppe Conte) per la presentazione del quale mancano pochi giorni. Insomma, come al solito siamo con l’acqua alla gola. Qualcuno lo aveva detto, venendone sbeffeggiato.

Sorvolo, perché se no mi arrabbio, sulla prova (ennesima) di burocratismo deteriore e di scaricabarilismo del Ministero, che riduce la faccenda a poca cosa, solo una banale integrazione di dati che «i tempi del ministero renderebbero molto più lunghi da conseguire» (sono le parole quasi testuali, roba da chiodi) salvo a dire che al solito l’arte di fare cose e nascondere la mano è sempre l’arte principe di questo Paese. Possibile che, nonostante Draghi, ancora non si abbia la lealtà di dire papale papale, che il piano non era pronto, che era raffazzonato, ma specialmente che non ci sono nel Ministero né altrove (almeno oggi come oggi) le competenze e le capacità per fare quel lavoro? Sì, possibile.
Ecco mi fermo qui, perché qui mi ci arrabbio davvero.
Non tanto per le urla sguaiate dei soliti ‘oppositori’, da Giorgia Meloni a Nicola Fratoianni, due lumi della cultura politica italiana, sulla svendita dell’Italia eccetera. Non ne vale la pena, sono le solite cose, inutile perderci tempo.
Ma poi, altri intervengono sussiegosamente critici, altri fari o faretti di cultura politica e competenza suprema, che so Giuseppe Provenzano, Francesco Boccia (i giovani rampanti del futuro PD, siamo a posto) che gridano allo scandalo perché non si fanno qui cose che chiunque saprebbe fare, e loro di certo. Per cui lasciano trasparire il sospetto (caro ai due di prima) che vi sia una complessa manovra di svendita o peggio dell’Italia allo straniero.

Nessuno, invece, propone il discorso veramente serio ed importante che sarebbe davvero da fare. Con la domanda: ma come mai accade che in Italia, ma anche in Europa, non vi sia una struttura del genere, magari pubblica e unitariamente europea (che sarebbe meglio e più consona alla nostra tradizione), capace di fare quelle indagini, di detenere quei dati a disposizione (perché evidentemente raccolti già prima) delle società private? Che è poi, mutatis mu-tandis, la stessa domanda che ci si pone quando si vede che il massimo che sanno fare i nostri politicanti e i nostri scienziati (sedicenti) top, è di proporsi diassemblarei vaccini prodotti da altri, o, mollemente adagiati su divani di morbida pelle o fasciati di sciarpe multicolori, invitare ad entrare nei network che contano. Anzi, a onore del vero, su quest’ultima parte occorre rendere l’onore delle armi a Ilaria Capua, che giustamente aggiunge che se Draghi o chi per lui non ha scelto donne è anche perché di donne da scegliere sotto mano non ne aveva.
Confesso che ho riletto tre volte per essere certo di avere capito bene. Ma sì, dice proprio così. Cioè  -mi si permetta di citare me stesso nel mio piccolissimo-  dice che se le donne non ci sono è anche perché loro non ci sanno entrare in quei network. Forse ho capito male (e nel caso me ne scuso), ma la signora Capua dice in sostanza che invece di lamentarsi per essere discriminate, sarebbe ora che le donne combattessero per meritare di essere in quei network, magari sgomitando.
Ottimo. Purché, e questo è il punto che manca alla Capua, e che cinicamente manca ai due politicanti di cui sopra, i network ci siano.
Il punto è questo.

Morte alla McKinsey? D’accordo. Ma in alternativa? Cosa hanno costruito quei quattro e altri con loro e prima di loro perché quella McKinsey ci sia anche e magari meglio in Italia o in Europa?

I network della signora Capua mancano del tutto da noi (anche se ora si getteranno miliardi inutilmente per costruirne simulacri costosi e farraginosi … per l’immagine) ma, stia tranquilla la si-gnora Capua, mancano anche i network in altri ambiti disciplinari, anzi, forse anche di più.

La devastazione delle Università, specialmente nei settori umanistici, prodotta dalle ‘riforme’ iniziate dalla ministra in andirivieni continuo nel tunnel Ginevra-Gran Sasso, è spaventosa. Lo diceva Galli della Loggia, lo ripeto e lo ho ripetuto decine di volte anche io.
Quando apparve la follia dei concorsi universitari praticamente a punteggio, proprio per ‘provare’ il nuovo meccanismo, per vedere che succedeva insomma (lo ho fatto altre due volte, in occasione di due delle infinite modifiche degli esami di maturità a scuola … ho ancora gli incubi, li sogno la notte quegli esami) presentai domanda per partecipare come commissario: la mia fu la domanda numero 1 in Italia! Ma il Ministero, solo successivamente cambio o integrò i criteri, per cui avrei dovuto rifare tutto. Non me ne accorsi subito e non lo feci; la mia domanda n. 1 (i criteri non c’erano ancora!) fu respinta. Scrissi al ‘Superiore Ministero’ per spiegare che non era colpa mia e che chiedevo di essere ammesso a rifare la domanda: attendo ancora. Li ho mandati al diavolo, figuriamoci, perdere tempo in cose simili. Ma è il paradigma del nostro ‘network’.
In Italia, lo sappiamo tutti, abbiamo inventato, letteralmente, il diritto; ne siamo i padroni; ne siamo stati per secoli i principali interpreti e studiosi, insieme, poi, ai tedeschi ecc. Ebbene la biblioteca in cui ho lavorato per gran parte della mia vita, disponeva nella mia disciplina di una ventina di migliaia di volumi. E io, periodicamente, dovevo andare in Germania, in una biblioteca in cui nella mia disciplina disponevano di 700.000 volumi. Abbiamo fondi librari antichissimi e preziosi, abbandonati in cantine umide e invisibili ai più. Le biblioteche americane, che di diritto antico nulla sanno, se non altro perché sono nate ieri (invero anche di diritto moderno, ma evitiamo polemiche), hanno comprato più o meno avventurosamente alcuni di quei libri e, udite udite, udite bene, li hanno scansionati e messi in linea gratuitamente per tutti gli studiosi del mondo, con tanto di indicazione dell’Università in cui si trovano e che le mette a disposizione. Se voglio leggere i libri di Accursio, di Grozio, di Alano, di Bartolo, vado su internet e li leggo gratuitamente … dagli USA, ma se chiedo alla biblioteca nazionale la copia di un libro moderno a stampa, dopo avere giurato sul vangelo che non è reperibile in commercio, ricevo, a pagamento, una serie di file ‘.jpg’ (sapete meglio di me di che si tratta) che devo mettere in ordine pagina per pagina e poi trasformare in ‘.pdf’ … . Basterebbe questo.
Poi, certo, i libri, specie quelli più antichi, sono scritti in latino e … non so se chiedere a quei po-litici: ah già, loro sanno l’inglese: “first reaction: shock!” Eccoli lì.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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