lunedì, Aprile 19

Morsi sotto processo come spia di Hamas image

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Mohamed Morsi a processo per spionaggio a favore di Hamas. Mohamed Morsi verrà processato anche per spionaggio, lo ha annunciato il procuratore generale del Cairo, Hesham Barakat, secondo cui Morsi dovrà rispondere di «cospirazione con organizzazioni straniere finalizzata al compimento di atti di terrorismo», tra cui il gruppo radicale palestinese Hamas e «rivelazione di segreti a uno Stato estero». L’ex presidente dell’Egitto, l’islamista Mohamed Morsi, destituito con il colpo di stato militare del 3 luglio scorso e già sotto processo per istigazione alla violenza insieme ad altri dodici co-imputati. Stessi addebiti per altre 35 persone compresi Mohamed Badia e Saad Katatni, leader rispettivamente dei Fratelli Musulmani e del Partito per la Libertà e la Giustizia, braccio politico del movimento.

E’ di «almeno 135 morti» il bilancio delle vittime dei massicci bombardamenti aerei dell’aviazione siriana in diversi quartieri di Aleppo, nel nord del Paese, «avvenuti negli ultimi tre giorni». Lo ha reso noto in un comunicato l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), una Ong con sede a Londra. I raid piu’ sanguinosi si sono verificati domenica scorsa, quando almeno «76 persone sono morte nelle incursioni in sei quartieri controllati dai ribelli, altre venti persone sono morte martedì e 39 mercoledì». L’Osservatorio siriano non ha precisato se il bilancio delle vittime comprende anche i miliziani o solamente i civili.

Dopo gli scontri degli ultimi giorni, nei quali hanno perso la vita almeno 500 persone, il governo italiano ha disposto l’evacuazione dei nostri concittadini presenti in Sud Sudan. Lo rende noto il titolare della Farnesina, Emma Bonino, nell’audizione alla Commissione congiunta Esteri-Difesa alla Camera. «Iniziata l’evacuazione dal Paese, dove sono presenti soprattutto operatori umanitari. Siamo pronti a fare lo stesso anche in Repubblica Centrafricana».  Dopo il tentato golpe sventato ieri la capitale, Juba, è stata teatro di violentissimi combattimenti tra fazioni della guardia militare. Un funzionario dell’Onu ha riferito che tra 400 e 500 cadaveri sono stati trasportati nell’ospedale cittadino di Juba, capitale del Sud Sudan, in seguito ai duri combattimenti tra fazioni militari rivali della guardia repubblicana. Altre 800 persone sono rimaste ferite. La città è ormai semideserta percorsa solo da qualche pattuglia. I soldati ribellatisi al governo non hanno aspettato che sorgesse l’alba per riprendere gli attacchi contro l’esercito regolare, violando il coprifuoco ordinato dal presidente Salva Kiir. La maggior parte delle vittime sono combattenti, ma ci sono anche civili. Ventimila persone si sono rifugiate nelle basi Onu della città e l’areoporto di Juba rimane chiuso, mentre è totalmente fuori uso la rete telefonica mobile.

La Duma, il parlamento russo, ha approvato in seconda e decisiva lettura il progetto di amnistia voluto dal presidente Vladimir Putin e che potrebbe ridare la libertà alle Pussy Riot e ai trenta attivisti di Greenpeace arrestati lo scorso settembre (tra cui anche l’italiano Cristian D’Alessandro). Il testo iniziale del provvedimento prevedeva che a beneficiare dell’atto di clemenza potessero essere solamente chi aveva già subito una sentenza, ma l’emendamento approvato mercoledì 18 dicembre estende l’amnistia anche a chi è ancora in attesa di giudizio. Una norma che sembra pensata proprio per risolvere la questione degli attivisti della nave Arctic30, fermati dalle forze speciali russe dopo un tentativo di abbordaggio di protesta contro una piattaforma artica del colosso russo degli idrocarburi Gazprom. Sul proprio sito Internet l’organizzazione ambientalista Greenepace spiega che «non è chiaro quando i cittadini non russi tra gli Artict 30 avranno la possibilità di lasciare il paese. Allo stato attuale non hanno i visti necessari sui loro passaporti, essendo stati portati in Russia dai commandos dopo il loro arresto illegale». Il ritorno in Italia di Cristian D’Alessandro, avverte dunque l’organizzazione ecologista, potrebbe essere ritardato per questioni burocratiche. Spiragli di speranza anche per le Pussy Riot, il gruppo punk femminista, condannato dopo aver inscenato una protesta nella chiesa di Cristo Redentore a Mosca. Irina Khrunova, avvocato delle due Pussy Riot, Nadezhda  Tolokonnikova e Maria Alyokhina, ha affermato che se l’amnistia  dovesse passare ed essere pubblicata giovedì le sue clienti  potrebbero uscire di prigione il giorno stesso. «Se tutto va secondo i piani, saranno liberate immediatamente», ha detto all’agenzia di  stampa dpa.

Alyokhina e Tolokonnikova, ha scritto su Twitter il marito di  quest’ultima, Pyotr Verzilov citando le autorità del carcere. Oltre agli attivisti di Greenpeace l’amnistria dovrebbe riguardare circa 25mila persone già condannate o in attesa di giudizio. Potrebbe entrare in vigore già giovedì, con la pubblicazione del testo ufficiale, e sarà poi attuata entro sei mesi. Quasi 50 gli emendamenti presentati e votati. Respinta tuttavia la modifica che avrebbe permesso di liberare anche i militanti dell’opposizione accusati di disordini di massa nella manifestazione del 6 maggio 2012 in piazza Bolotnaya a Mosca contro Vladimir Putin. Potranno beneficiare dell’amnistia solo le persone accusate di avervi partecipato, non quelle accusate di aver organizzato i disordini e di aver usato violenza contro le forze di polizia. E dovrebbero rimanere esclusi dall’amnistia anche l’ex uomo più ricco di Russia e nemico giurato di Putin, Mikhail Khodorkovski (in carcere dal 2003 per diversi reati tra cui furto e riciclaggio), e il blogger e oppositore Alexei Navalny, condannato a cinque anni con la condizionale per frode.

Sono stati 71 i giornalisti uccisi nel 2013 nell’esercizio della loro professione, un numero in calo rispetto all’anno precedente, ma che si accompagna a un consistente aumento dei sequestri. Lo riporta l’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) nel suo bilancio annuale. Nel 2012, avevano perso la vita 88 reporter. Nel 2013, il bilancio è «leggermente sceso» (-20 per cento), ma resta a «un livello elevato», secondo Rsf, «Siria, Somalia e Pakistan confermano la loro posizione tra i cinque Paesi con più omicidi» per la professione, indica Rsf nel suo bilancio annuale delle violazioni della libertà di informazione, «Sono raggiunti questo anno da India e Filippine, che prendono il posto di Messico e Brasile». Tre i giornalisti uccisi quest’anni, quattro su dieci sono vittime dei conflitti, sottolinea l’organizzazione. I 71 giornalisti uccisi nel 2013 appartengono in maggior parte alla stampa scritta (37 per cento), poi alla radio (30 per cento) e alla televisione (30 per cento). Solamente il 3 per cento sono espressione delle piattaforme di informazione online.

Nel 2013 le catastrofi naturali e quelle provocate dall’uomo hanno causato la morte di 25’000 persone, più del doppio delle 12’000 registrate nell’anno precedente. I danni economici sono invece risultati in calo: sono ammontati a 130 miliardi di dollari, contro i 196 miliardi del 2012.Stando all’ultimo studio Sigma realizzato dal riassicuratore elvetico Swiss Re, i danni assicurati sono stati di 44 miliardi di dollari (81 miliardi nel 2012), di cui 38 causati dalla natura (75 l’anno precedente) e 6 attribuibili all’essere umano (dato stabile). L’evento più grave del 2013 in termini di vittime è stato il tifone Haiyan, che ha provocato 7’000 morti. Non però dal profilo dei danni assicurati: in questo caso l’impatto maggiore è stato quello delle inondazioni nell’Europa centrale e orientale, con un costo economico di 18 miliardi, di cui 4 assicurati. L’acqua ha provocato gravi danni anche in Canada, in Australia, in India, in Cina, in Indonesia, nell’Africa meridionale e in Argentina. Fra i maggiori disastri si ricorderà inoltre la tempesta Andreas, che ha causato danni per 3 miliardi in Germania e Francia.

«Andro’ in Argentina, ma non prima del 2016». E’ quanto conferma Papa Francesco, ricevendo nella Domus Santa Marta in Vaticano il club di calcio del San Lorenzo, la sua squadra del cuore che domenica scorsa, proprio alla vigilia del suo compleanno, ha vinto il titolo di campione d’Argentina. «Nel 2016», ricorda monsignor Sanchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze dove il club del San Lorenzo ha tenuto la conferenza dopo l’udienza con Jorge Mario Bergoglio, «si svolgerà a Tucuman il congresso eucaristico, in coincidenza con il bicentenario dell’indipendenza dell’Argentina». «Non ho perso la pace», ha confessato Papa Francesco, assicurando a dirigenti e calciatori del San Lorenzo, che gli hanno chiesto con quale stato d’animo affrontasse la sua nomina a Papa, di non aver perso per questo la serenità.

La Camera bassa del Parlamento indiano ha approvato dopo un breve ma burrascoso dibattito una storica legge anticorruzione (Lokpal Bill) che aveva già ricevuto l’ok dalla Camera alta. Il testo, appoggiato da tempo da vari movimenti sociali e dal «nuovo Gandhi», Anna Hazare, che e’ in sciopero della fame nel suo villaggio natale da nove giorni, entrerà in vigore dopo la firma del presidente della repubblica. Un testo del genere era in discussione nel Paese da ben 45 anni.

 

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