mercoledì, Aprile 21

Morra ‘butta la petrella e nascondi la manella’ In un qualunque Paese normale, uno che parla così si dovrebbe dimettere. Solo che se, poi, lo facessero tutti, il ceto politicante italiano sarebbe tutto a casa: e chi ci sgovernerebbe?

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Non si comincia mai uno scritto con un ‘non’, mi dicevano i miei insegnati al liceo, ‘mettendomi’ (anche questo non si dice) il solito 5 – al tema di italiano sui maledetti ‘Addio monti …’. Quanto a questo, nemmeno con un ‘purtroppo’, si potrebbe cominciare. Il gaio è che certe volte non ci sono alternative. E poi, io non so scrivere in buon italiano e quindi lascio correre. E dunque …
Purtroppo, mai come questa volta, non si può non dire che il nostro Paese non si smentisce mai, non riesce a farlo: è ormai prigioniero del suo cliché volgaruccio e superficiale, rozzo e non ne sa uscire, anzi, non ne vuole uscire.
Potrei parlare della rozzezza immane dell’onorevole (ma siamo proprio sicuri che una parola simile si attagli alla stragrande maggioranza dei nostri sedicenti ‘uomini politici’, costui incluso?)
Nicola Morra e sulle sue parole disgustose sulla signora Jole Santelli, morta di recente.
Per carità, non per dire le solite cose che si dicono quando uno è morto, e cioè che ha fatto tutto bene ed era un santo o una santa.
La signora Santelli era quello che era (io francamente non saprei dirne molto e quindi non mi ci dilungo) e nulla osta a criticarla anche dopo morta. Criticarla, certo, si può, ma essere volgari contro una persona che oltre tutto non si può difendere, non mi sembra molto bello … in altri tempi avrei dettoleale’, ma rivolto a questo ceto politico la parola suonerebbe incomprensibile, e quindi meglio lasciare correre.

Ciò che, invece, mi turba e mi offende profondamente come italiano, proprio perché so che una enorme quantità di italiani farebbe esattamente così, come Morra intendo, ciò che mi turba, dico, non è che si dicano volgarità, il mondo politico ne è strapieno quotidianamente e non me ne stupisco più, del resto da gente simile scelta in quei modi eaddestratacome è a fare quello che fanno, che ci si potrebbe mai aspettare di altro? Ma ciò che mi indigna, che continua ad indignarmi nonostante tutto, è il solito insopportabilenon è vero’, ‘non l’ho detto’, ‘parole decontestualizzate’ (questa è una parola difficile e quindi non tutti la usano, occorre almeno la licenza media), ‘sono stato frainteso’, anzi ‘la frase è stata riportata in modo da farla fraintendere’, ‘mi scuso se qualcuno si è offeso o dispiaciuto’ (come se fosse colpa di chi viene insultato se si incavola!), e così via ritrattando e scansandosi, salvo a confermare tutti (beh, quasi) ‘ma io non lascio la cadrega’, ‘non mi dimetto’, ‘la poltrona è mia e la gestisco io’ (qui ci vorrebbero il doppio delle virgolette, perché è una citazione), ecc. Questo, confesso, mi provoca disgusto, profondissimo disgusto, anzi, schifo, avvilito perché non ci si può fare nulla. Perché, dico io, hai detto una cosa, abbi la faccia di confermarla, di prenderti la responsabilità di quello che dici e che fai. Appunto: è questo ciò che da noi non usa e a me provoca disgusto. A Napoli diciamo ‘butta la petrella e nascondi la manella’. In un qualunque Paese normale, uno che parla così si dovrebbe dimettere. Solo che se, poi, lo facessero tutti, il ceto politicante italiano sarebbe tutto a casa: e chi ci sgovernerebbe?

Devo dire, vista la performance del Morra nazionale, che oltre tutto se la prende col Presidente del Consiglio regionale calabro che è stato candidato pur essendo di dubbia verginità, come la commissione presieduta (è incredibile, uno così presiede una Commissione parlamentare!) ha detto … tre giorni prima delle elezioni, precisando che forse non era uno stinco di santo. Devo dire che a questo punto rivaluto moltissimo quel tale Zuccatelli, mi pare, che faceva il fighetto ‘so tutto io e gli altri sono tutti fessi’ (un classico italiano) e consigliava di baciarsi in bocca per 14 minuti, perché si correvano rischi solo dopo il quindicesimo (che poi, se pensate che si è detto ‘ufficialmente’ che si può stare un po’ pigiati su un autobus se il percorso dura massimo quindici minuti … vuoi vedere che ha ragione!), ma almeno ha riconosciuto di avere detto una castroneria, e, più per forza che per amore, ma comunque, si è dimesso. Ma poi, diciamoci la verità, che vogliamo fare: lo hanno detti per mesi, osannati e incensati, Salvini, Meloni, Sgarbi, Bocelli, Zangrillo, ecc. ecc., e ci vogliamo scandalizzare per uno Zuccatelli qualunque?

Aggiungo solo per chiarezza e lealtà (sì lo so, concetto sconosciuto ai politicanti dei quali, ahimè, parlo) che se, come pare, Morra è stato disinvitato da non so quale trasmissione su Rai3, questa mi pare una cosa al tempo stesso molto giusta e molto criticabile: molto giusta perché uno che parla così, che si esprime così, che ha questi sentimenti non va invitato mai e a prescindere, ma non rispetto al caso specifico, ma in generale. Sarebbe, insomma, bene che certe persone non siano in nessun caso in TV. Ma, come dicevo è anche molto male: perché non si esclude una persona (colpevolmente) invitata, ma invitata, da una trasmissione perché ha detto una cosa sgradevole, concordo con Luppini: lo si invita e lo si tratta come merita, ma lasciandogli il tempo di parlare, non come alcuni maestrini di Tv fanno e hanno fatto di recente anche se non in Rai.
Non si tratta, però, di stato etico:
certa gente non dovrebbe avere modo di diffondere la propria volgarità e la propria pochezza, ma … attenzione ma –ancora un ma (e sapeste quanto mi costa dirlo!)-: costui è un eletto dal popolo, ed è giusto e anche doveroso che il popolo veda e veda bene chi ha eletto, e si regoli di conseguenza, anche se ciò potesse servire ad indurre altri a sparare cose allo scopo di finire in TV. Chiaro? Difficile il lavoro di chi dirige una rete TV, specie se pubblica. Specialmente tenuto conto (e non va trascurato) che le reti ‘private’, di cose del genere non si preoccupano, e vivono di propaganda, spesso di basso conio, invitano e disinivitano chi gli pare, eccetera.

E qui, di nuovo, attenzione: se io guardo una TV privata so, sin da prima di accendere la TV, che si tratta di una TV privata, so da prima se e che (non è indispensabile, come ovvio, ma è molto frequente) èdi partee so anche di che parte. Che dunque da quelle reti non ci sia da stupirsi che siano … di parte è del tutto normale e ovvio: ma, ripeto, io quando accendo la TV lo so, anche se dallo schermo mi dicono che non sono di parte, che sono perfetti, eccetera … anzi, io so benissimo che proprio perché lo dicono è molto meglio non crederci.
Viceversa
quando accendo la TV su una rete di Stato, io mi aspetto, devo aspettarmi, voglio aspettarmi, equilibrio e scelte democratiche e rispettose di tutte le opinioni e anche di tutti i fatti. Poi, certo nessuno è perfetto e non tutti sono perfettamente onesti e leali, ma qui almeno un minimo di controllo è accettabile, anzi dovuto. Gli unici -ripeto gli unici- che non hanno diritto alcuno di parola su ciò che fa la TV di Stato, prima che lo faccia sono i partiti e i vari buzzurri politicanti di questo Paese. Dopo possono, anzi, debbono democraticamente parlare. Per cui, bloccare le interviste della Leosini, è perfino più grave che bloccare le certe volgarità del Morra.
Quindi attenzione, niente censura, e meno che mai censura preventiva, ma rispetto, pulizia, etica, buon gusto, buon senso: questa è (ma purtroppo, devo dire, sarebbe) democrazia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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