mercoledì, Aprile 14

Moro è tornato vivo Il ritorno, vivo per presenza ricordo fecondità, del Professore rapito dalle BR

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Finalmente doveva succedere. E sta succedendo. Dopo quaranta anni dal sequestro ad opera prima delle ‘Brigate Rosse’, poi dello Stato, quindi della memoria individuale e collettiva, Aldo Moro è tornato. Ed è tornato vivo, come auspicavano da subito familiari, amici (veri) e persone civili.

Termina quindi il sequestro fisico politico intellettuale dello Statista di Maglie, del democristiano meno democristiano di tutti (o forse più di tutti ‘cristiano e democratico’, in senso proprio). Sequestrandolo il 16 marzo 1978, e restituendone il corpo il 9 maggio successivo, le ‘BR’, e i loro tanti complici diretti e indiretti, sequestrarono e tentarono di uccidere, quasi riuscendoci, anche tutta la sua storia personale politica intellettuale e cristiana precedenti. Creando una censura, ed una cesura, della memoria che è sostanzialmente durata sino ad oggi, pur tra le tante ‘Commissioni Moro’, le tante e ricorrenti celebrazioni in occasione degli anniversari che riproponevano sostanzialmente la solenne ‘Messa di Stato’ celebrata da Paolo VI contro la esplicita volontà del più diretto interessato che non a caso era assente, già riposando a Torrita Tiberina. Ricordo e ricordi che prescindevano dal Moro vivo, ‘vivo’ per effettiva presenza ricordo e fecondità politica intellettuale ed anche operativa. Operando in chi tra familiari, amici (veri) e persone per bene abbia voluto e voglia prendere e riprendere il testimone della sua esperienza nell’oggi e per il domani.

Quindi il quarantennale sequestro sembra finalmente volgere al termine. Ed Aldo Moro è tornato vivo in tutti i sensi. E in tutti i sensi di tutti i sensi. Ideali e concreti. E’ vivo in quello che riesce controfattualmente ad evadere dalla prigione brigatista nel finale di ‘Buongiorno, notte’ di Marco Bellocchio. (https://it.wikipedia.org/wiki/Buongiorno,_notte) E’ nell’Aldo Moro docente universitario di Diritto e Procedura Penale (e di vita) della docufiction ‘Aldo Moro-Il Professore’ con Sergio Castellitto in onda su Rai1 nella prima serata di martedì 8 maggio, e che potrebbe anche avere un ‘seguito’ da parte della stessa produzione con lo stesso interprete.  E torna il politico, rilevantissimo per le nuove prospettive di rapporti tra le forze politiche indicate all’epoca, così come per la politica interna e internazionale. Torna l’intellettuale. Torna il cristiano che immaginando l’aldilà scriveva all’amata moglie Eleonora, ‘Noretta’: «Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo». E’ particolarmente nell’’Aldo Moro è vivo’ (‘Edizioni Ponte Sisto’) di Raffaele Marino, esperto di comunicazione politica, appena uscito e presentato dalla figlia Maria Fida Moro in un peculiare incontro coordinato da Valter Vecellio. Spiega Marino a ‘L’Indro’: “Aldo Moro ci ha lasciato un grande insegnamento, che è quello della dignità della politica. Quando pronunciava la frase ‘Non ci faremo processare nelle piazze’ in realtà Moro stava anticipando ciò che la nostra società vive oggi. E’ giunto il momento di restituire il Presidente DC alla sua reale dimensione e ricominciare a parlare dell’Aldo Moro vivo, di quanto il suo pensiero fosse innovativo. Le nuove generazioni rischiano di perdere questo messaggio che io, invece, ho avuto la fortuna di conoscere e apprezzare proprio grazie agli insegnamenti del Professor Francesco Tritto, suo discepolo e amico“. Così come Moro è, e vivo, nel precedente libro ‘Mio nonno Aldo Moro’ di Luca Moro, il «piccolo Luca» che ormai tanto piccolo non è più, figlio della stessa Maria Fida, che ‘nonno Aldo’ per l’appunto ricordava così affettuosamente nelle sue lettere

Per quanto ci riguarda abbiamo già affermato e motivato che ‘Moro è vivo. Più di tutti quelli che l’hanno ammazzato, brigatisti compresi’ su ‘L’Indro’ del 16 marzo 2017.  Scrivevamo allora: «Aldo Moro ha oggi cento anni, e trentanove. Cento anni dalla nascita del 23 settembre 1916 a Maglie, Lecce, Puglia. Trentanove, giusto a partire dal 16 marzo 1978 quando venne rapito a Roma, Via Mario Fani. Parlare al presente è lucida scelta ed ha senso forte. Ché ineditamente ed imprevedibilmente quanto gli è successo ne prolunga la vita, e forse pure l’autorevolezza delle sue parole di ieri, che sono anche parole per l’oggi. Se non fosse ‘incappato’ in quell’evitabile episodio, e nell’evitabilissima tragica fine, Moro oggi avrebbe poco più di cento anni. Quindi, statisticamente, difficilmente sarebbe tra di noi. E di lui rimarrebbe probabilmente un lontano ricordo. Magari la Presidenza della Repubblica, cui con ogni probabilità sarebbe approdato. Magari una gestione della cosa pubblica, se mai Uomo di Stato ci fu lui lo era realmente, che ci avrebbe condotto ai nostri giorni in maniera completamente diversa. Migliore o peggiore (secondo noi migliore, ma a ciascuno il proprio giudizio), in ogni caso certamente diversa. Rapendolo e trucidandolo dopo cinquantacinque giorni il 9 maggio, sempre 1978, gli «uomini delle Brigate Rosse» (come li definì Paolo VI il 21 aprile in ‘corso d’opera’ e forse di quell’opera involontariamente aiutando il finale) hanno ‘colpito’ anche tutto il pregresso di Moro. Il suo essere persona, studioso, politico. E, appunto, Statista. A lungo, ma forse non per sempre. Ché per altri versi ne hanno proiettato la figura forte, e forse sempre più forte, sino ad oggi ed a noi. Inaspettatamente ed incredibilmente, più passa il tempo e più Aldo Moro sembra vivo. Torna vivo. «Pochi si rendono ancora conto che siamo sull’orlo di un baratro» disse il giorno prima, poche ore prima del rapimento alla fidata amica e politica Tina Anselmi. Mentre si stava delineando il voto al quarto Governo di Giulio Andreotti. Aveva più ragione di quanto pensasse. Ed ha, oggi, con quelle parole, nuovamente gran ragione. E soprattutto con le sue tante altre che vale la pena riprendere e leggere. Molti anni sono passati ed Aldo Moro è vivo. Almeno lui. Non similmente si può dire degli altri protagonisti di quei giorni, e di quei tempi, sia di quelli che non sono più fisicamente tra noi, sia di quelli che ancora ci stanno. Brigatisti compresi, ma non solo e non soli». Quegli anni sono diventati ora centouno dalla nascita, e quaranta dal sequestro. E Moro è più vivo che mai. Finalmente libero.

  Aldo Moro è stato ‘Il Grande Rimosso’ di questi anni e quindi, conseguentemente, anche ‘Il Grande Rimorso’ collettivo. Oggi si accinge ad uscire dalla prigione in cui per quarant’anni è stato tenuto a forza, un ‘sepolcro’ ideale nel quale si voleva farlo stare per ben più dei canonici tre giorni. Ora è finalmente, e speriamo definitivamente, tornato.    

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