mercoledì, Aprile 21

Morire in carcere non fa ‘notizia’ Perché nei grandi network informativi non si parla di carcere?

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Notizie di cronaca ‘spicciola’, quella che viene utilizzata come ‘riempitivo’, quado occorre una ‘breve’. Così, spesso, si liquidano quelle che sono comunque tragedie che meriterebbero maggiore attenzione e visibilità, anche se avvengono in carcere. Come quella che giunge da Cagliari. Un detenuto ritorna nella Casa circondariale di Uta dopo un permesso premio trascorso in famiglia; si sottopone al previsto periodo di quarantena anti-covid con altri detenuti. Salvatore F., questo il nome dell’uomo, 80 anni, si toglie la vita. Sei anni fa era stato attestato, con l’accusa di aver ucciso un allevatore di cavalli con una fucilata, nelle campagne di Villasimius. Motivo del delitto continue liti per gli sconfinamenti dei cavalli nel suo terreno. Salvatore si impicca. Una breve, sui quotidiani locali. Eppure, qualche interrogativo, questo suicidio potrebbe giustificarlo. Invece…

  In Puglia, ora. Un uomo internato nella Rems di Carovigno, malato terminale, non più socialmente pericoloso. Lo stesso direttore della struttura dichiara che è incompatibile, non ci sono gli strumenti per assisterlo ‘negli ultimi giorni della sua vita’. Muore senza essere assistito adeguatamente: le Rems non sono strutture in grado di curare persone con gravi patologie fisiche; loro sono ‘solo’ attrezzate per i disagi psichici. Ennesima vicenda tragica, rivelatrice di come la giustizia sia amministrata in modo assurdamente burocratico.

Considerata la situazione dell’uomo, il 10 dicembre scorso si è celebrata l’udienza per il riesame della pericolosità sociale; l’avvocato rappresenta la grave situazione di salute del detenuto; il giudice è stato informato dalla Rems, è venuto meno ogni possibile pericolosità sociale. Poteva essere trasferito in una struttura idonea non solo per motivi di salute, ma anche per il fatto che non sussisteva più pericolo. La misura però non viene revocata. Il Tribunale si limita a rinviare l’udienza al 21 gennaio e chiede un aggiornamento alla Rems per l’individuazione della struttura dove ricoverare la persona.

Il 18 dicembre nuova relazione della Rems, nella quale si indica la necessità di un ‘trasferimento urgente del paziente in ambiente idoneo alle sue attuali gravi condizioni di salute. Esclusa ancora una volta la pericolosità sociale. L’udienza viene anticipata al 7 gennaio. Peccato che l’uomo sia stremato. La cartella clinica parla di ‘disorientato, afasico, allettato, incontinente, si alimenta con fatica, iniziano le piaghe da decubito’. Si chiede di anticipare ulteriormente il riesame della pericolosità sociale, e di disporre d’ufficio il trasferimento dell’uomo in una struttura adeguata alle sue gravissime condizioni di salute. Ora non serve più: l’uomo è morto, senza adeguate cure farmacologiche e assistenza continua.

A questo punto, che cos’hanno in comune trasmissioni, le si cita alla rinfusa, come ‘Porta a porta’ di Bruno Vespa, o ‘Stasera Italia’, condotto da Barbara Palombelli; ‘Quarta Repubblica’ di Nicola Porro; ‘Presa diretta’ di Riccardo Iacona; ‘Report’ di Sigfrido Ranucci, e ‘Piazza Pulita’ di Corrado Formigli; ‘Cartabianca di Bianca Berlinguer e ‘Di Martedì’ di Giovanni Floris; ‘Non è l’Arena’ di Massimo Giletti e ‘Che tempo che fa di Fabio Fazio; ’Propaganda live’ di Diego Bianchi? Sono tutte trasmissioni dove si affrontano questioni e tematiche di vero o presunto interesse. A volte si può discutere la qualità degli ospiti, una specie di compagnia di giro, centellinati a seconda della loro casella politica, il loro essere più o meno rissosi, conta più il sembrare dell’essere… I conduttori possono piacere o meno, non qui e non ora si vuole discutere delle loro qualità o lacune.

  Quello che si vuole rimarcare che tutti hanno un singolare comune denominatoreSono accuratamente evitati i temi e le questioni che agitano e le iniziative relative al carcere. Anche una questione apparentemente collaterale, come assicurare il vaccino ai detenuti e alla comunità penitenziaria: molti diranno, come, il vaccino ai delinquenti? A parte che un buon terzo di detenuti è in attesa di giudizio, con altissime percentuali di proscioglimento o dichiarazione di innocenza, il fatto è che le carceri sono sovraffollate; nella promiscuità il virus prospera e dilaga; nelle carceri non ci sono solo detenuti, ma anche una grande comunità penitenziaria, costituita da personale e agenti di custodia, con relative famiglie. Il virus entra nelle celle, ma dalle celle può facilmente uscire. E’ qualcosa di semplice da capire. Ma occorre che ci sia la volontà di comprendere, e di fare qualcosa che può apparire impopolare nell’immediato; ma non è certamente anti-popolare, e se si spiega lo si comprende.

Che ne dite, Berlinguer, Bianchi, Fazio, Floris, Formigli, Giletti, Iacona, Palombelli, Porro, Ranucci, Vespa, non ne varrebbe la pena di parlarne un po’?

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