sabato, Novembre 27

Moratoria 8 marzo field_506ffb1d3dbe2

0

italicum 

 

Lo sapete che sono una fumina che chi la conosce la evita.
Per questo motivo, fra un incipiente raffreddore che, naturalmente, mi inguaia il weekend, e le consultazioni dei quotidiani on line, vizio assurdo che non riesco a sospendere neanche nei giorni in cui non mi tocca scrivere, oggi non sono dell’umore giusto.

Mi fanno venire l’orticaria   -e lo ribadisco, ve l’ho ripetuto fino alla nausea- quelle garrule celebrazioni dell’8 marzo che lo standardizzano in una festa mercantile: leggevo su Facebook che, in questo giorno, a Napoli, la camorra accresce i proventi dei propri traffici illeciti con la vendita delle mimose per strada per un ammontare di 1milione di euro. Mi piacerebbe capire questo giro in nero quanto rastrella in tutt’Italia.

Ma non è sulle mimose, poverine, che voglio lanciare i miei strali e neanche sulla grande Teresa Mattei, la costituente scomparsa l’anno scorso che ne fece il fiore per la Giornata della Donna ma che non immaginava, lei così eticamente retta, che se ne instaurasse un simile mercimonio.

Piuttosto, ad angustiarmi sono le home page dei quotidiani dell’8 marzo che non gli è parso vero di speculare su due assassini di donne avvenuti in giornata, sparando titoli sciocchi come ‘Sangue sull’8 marzo’.

La prendo larga (e quando mai?). Vi è mai capitato, in presenza di irregolarità da parte di altri automobilisti di cui siate testimoni, di desiderare fortemente di trasformarvi in un vigile urbano o in un agente della Polizia Stradale? Oppure, in caso di patente ladrocinio da parte di un commerciante (ad esempio, un mancato scontrino) di voler vestire i panni di un agente integerrimo della GdF?

Ebbene, l’8 marzo mi sarebbe piaciuto essere la direttora  -con tutta la mia fuminitudine- di quei quotidiani che si sbrodolavano sul paradosso di quegli assassini che non solo avevano ucciso la loro donna (roba, ormai, da considerarsi quasi da tran tran), ma avevano agito incuranti del fatto che fosse quella data fatidica!

Ebbene, ai capiredattore di quei quotidiani gli è andata di lusso che io non fossi la loro direttora e, via discendendo, fino agli estensori degli articoli che sostenevano una tesi così stupida.

Signori, un assassino è sempre un assassino: mica guarda il calendario (a meno che la data non sia parte integrante del movente).

Signori, una vittima è sempre una vittima: mica può considerarsi al sicuro solo perché ricorre la Giornata internazionale della donna …

E’ come dire che il 19 marzo, festa del Papà, non si possono uccidere gli uomini che hanno figli.

Ma vi rendete conto della bestialità su cui avete costruito le notizie, puntando all’emotività superficiale delle persone?

In più, visto che, naturalmente, per rimarcare la drammatizzazione, avete pubblicato i dati del 2013 sui femminicidi, vi sarete resi conto, e noi con voi, che ogni 3 giorni o giù di lì, senza riguardi di domeniche, Pasqua e Natale, una mano maschile ha eliminato la compagna attuale o precedente, in una specie di accanimento (spiegabilissimo) che non conosce fine.

Insomma, numeri alla mano, 134 donne hanno perso la vita l’anno scorso, ‘eliminate da chi amano o hanno amato; dal padre dei loro figli, dall’uomo con cui condividere sorrisi e pensieri, non la morte. E questo senza riguardi che sia o non sia l’8 marzo. Cosa rende ‘diverse’ dalle altre, uccise nei rimanenti 364 giorni dell’anno, le due vittime dell’8 marzo; o da quella poveraccia di cui, giusto il giorno precedente, è stata inscenata la morte accidentale, gettata dal marito giù dalle scale e, con somma crudeltà, lasciata morire nel letto?

Sì, sono molto arrabbiata con quei miei Colleghi che costruiscono i coccodrilli rosa per l’8 marzo.

Per chi ignorasse il termine giornalistico, dicesi ‘coccodrillo’ l’articolo su qualche personaggio famoso tenuto nel cassetto e rispolverato in caso di sua morte, improvvisa o annunciata.

Quello su Giulio Andreotti, ad esempio, avrà fatto la muffa almeno per una decina d’anni; e, a volte, vengono pubblicati anche indebitamente, quando si diffonde (per errore o per burla) la falsa notizia della morte di un qualcuno invece vivo, come avvenne alcuni anni fa, in Francia, per Monica Vitti.

L’8 marzo, ormai è di prammatica, ci sono sempre quei ‘soffietti’ (altro termine giornalistico: equivale ad articolo melenso e demagogico) di bottega, un po’ strappalacrime, un po’ trionfalistici sulle presunte conquiste femminili.

Una routine di una banalità che toglie il fiato.

Intanto, la vita è altrove: gli assassini delle due donne dell’altro ieri certamente non si saranno soffermati a leggere le formule di denuncia dei soliti/e noti/e secondo il rito splendidamente stigmatizzato da Fabrizio de André in ‘Don Raffaè‘:

 «Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità
».

No, loro hanno preso la loro brava pistola o il coltello da cucina (l’arma del femminicida classico), o persino le mani nude, e sono andati dritti dritti alla loro missione di morte. L’8 marzo e tutti gli altri giorni.

E le donne? Reagiscono come possono. La loro autorevolezza è subliminalmente tentata di vanificare attraverso le notizie di contorno pubblicate come ‘colore’ da maliziosi geni del giornalismo d’accatto.

Per dirne un paio di queste news che le schiacciano in un circo Barnum del paradosso, c’è quella che annuncia la messa in commercio di una speciale macchina per l’orgasmo femminile  -in omaggio alla rivoluzione industriale rispetto all’artigianato?-  e l’altra, che viene dall’America, dell’umiliante (mah!) punizione escogitata da una moglie tradita di Dallas (e dove, se non nella patria delle telenovele?) nei confronti del consorte in fuga d’amore con un’altra: «Timeshia Brown è stata tradita dal suo uomo e, come se non bastasse, il suo ex partner ha anche messo incinta la sua amante. Niente male davvero. Ma Timeshia, come è logico immaginarsi, non l’ha presa per niente bene e ha deciso di vendicarsi nel migliore dei modi, facendo pubblicare sul quotidiano locale gli auguri per lui e l’amante, umiliandolo davanti tutta la città».

Ecco il testo ‘incriminato’:

«Vorrei complimentarmi con Shara Cormier e Patrick Brown…
Aspettano un bambino.
Spero che siate davvero innamorati e che le cose
funzionino tra voi.
Per sempre.
La moglie di Patrick,
Timeshia Brown».

In realtà io non ci vedo un granché di grave tale da ricamarci su un articolo. Giusto un riempitivo…
Chissà quante donne vorrebbero averlo fatto ed in termini non certo così pacati…

Termino dicendovi che quest’anno, la vera Giornata (Nazionale) della Donna potrebbe essere considerata il 10 marzo, ossia oggi.
In Parlamento si voterà l’Italicum e si deciderà se, grazie ad una sinergia trasversale fra le parlamentari, saranno inseriti i ‘famosi’ emendamenti di genere, quelli con cui vi ho tartassati da qualche giorno a questa parte.

Se l’azione coordinata delle loro sostenitrici non dovesse avere successo, potremmo davvero parlare difemminicidio politico di massa’.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->