sabato, Ottobre 16

Morales: rieletto in nome del socialismo Il risultato elettorale commentato da Luis Antonio Flores Aro, tra i sostenitori di Morales in Italia

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Evo-Morales

«Ha vinto la dignità e la sovranità del popolo boliviano», così Evo Morales,  Presidente uscente, ha commentato la sua riconferma alla Presidenza, affacciandosi dal Palazzo Quemado, sede del Governo boliviano. Poi ha aggiunto: «dedico la vittoria a Fidel Castro e al Presidente Hugo Chavez, che riposa in pace».
Evo Morales, 54 anni, è al suo terzo mandato, era stato eletto per la prima volta nel 2006. ‘El Indio’, come viene soprannominato perché è il primo Presidente indigeno, ha ottenuto il 63% dei voti.
La vittoria del Movimiento al Socialismo (MAS), che era stata assicurata anche dagli ultimi sondaggi, è stata più schiacciante del previsto anche a Santa Cruz, la roccaforte del Partido Unidad Demócrata, il maggior partito di opposizione. Il suo candidato, Samuel Doria Medina, ha ottenuto solo il 23% dei voti.
Morales, che rimarrà in carica fino al 2020, oltre essere il fondatore e leader del partito politico boliviano Movimiento al Socialismo, il principale partito di Governo, è il leader del movimento sindacale dei cocalero boliviani, federazione di colonizzatori campesinos quechua e aymara coltivatori di coca che si oppongono allo sradicamento delle coltivazioni di coca nella Provincia di Chapare.

Gli altri candidati che si sfidavano per la carica di Presidente erano: l’imprenditore Samuel Doria Medina (Partido Unidad Demócrata), l’ex Presidente, Jorge Quiroga (Partido Demócrata Cristiano), l’ex Sindaco de LaPaz, Juan del Granado (Movimiento sin Miedo) e un leader indigeno, Fernando Vargas.
Oltre al Presidente, i boliviani hanno votato anche per il vice Presidente e l’Assemblea legislativa formata da 130 deputati e 36 senatori.
Si tratta dell’ottava votazione per l’elezione del Presidente dal 1982, anno del ritorno della Bolivia alla democrazia.

La campagna elettorale a sostegno del Presidente Evo Morales, primo indigeno alla guida del Paese, è stata predominante e ha lasciato ben poco spazio agli altri candidati.

Di questo voto del 12 ottobre che ha dato il via al terzo mandato di Morales parliamo con Luis Antonio Flores Aro, Direttore del programma televisivo di cultura latinoamericana ‘Sentir Latino’, tra i sostenitori di Morales in Italia, dove la comunità degli immigrati boliviani conta 5.922 persone (la comunità più importante è a Bergamo) che per la prima volta hanno votato, in vari seggi allestiti in tutto lo stivale. 

 

Come cambierà il Paese dal punto di vista strettamente politico dopo le elezioni del 12 ottobre?
Con la rielezione di Morales non ci saranno grandi cambiamenti nella politica boliviana. I grandi cambiamenti ci sono stati alle elezioni del 2009, quando è stata cambiata la Costituzione e la Bolivia è diventata uno Stato plurinazionale. Quindi per la prima volta sono stati riconosciuti popoli indigeni (63% dei boliviani) che prima non avevano rappresentanti politici. Si è passati da una democrazia rappresentativa a una democrazia partecipativa, dove i rappresentanti delle varie popolazioni indigene, che rappresentano la maggioranza della popolazione, hanno iniziato a partecipare all’Assemblea legislativa.  

E dal punto di vista economico?
La crescita economica continuerà, cosa che è stata confermata anche dal Fondo monetario internazionale, che ha previsto per la Bolivia un +5.2% del Pil; sarà uno degli Stati più in crescita in America Latina. Sono previsti grandi progetti di costruzione e sviluppo delle zone indigene. 

Quali sono stati gli elementi che hanno permesso a Morales di vincere di nuovo?
La redistribuzione della ricchezza tra il popolo boliviano, i cittadini infatti ricevono il doppio della tredicesima, da due anni. I progetti per lo sviluppo della Bolivia come la nazionalizzazione delle imprese. Quest’anno poi, è stato costruito il primo campo eolico, quindi il Presidente vuole anche sviluppare l’uso delle energie naturali, cosa che è molto importante per i boliviani, un popolo molto rispettoso verso la terra e il sole. E poi la lotta contro l’analfabetismo.

Mi può fare un bilancio di questi anni della politica di Morales?
Il bilancio della presidenza Morales è positivo per la Bolivia, che in questi anni ha vissuto una crescita economica, tecnologica, scientifica e dell’istruzione molto significativa.  Oggi, viene data a tutti i boliviani la possibilità di accedere alle nuove tecnologie. Le Università boliviane sono divise in quattro tipologie: pubbliche, private, indigene e speciali e attraggono centinaia di studenti provenienti da tutto il Sud America. Un’altra azione positiva che il Presidente andino ha promosso è stato il lancio del satellite ‘Tupac- Katari’ nello Spazio che ha permesso un netto miglioramento delle comunicazioni abbattendo il costo dei collegamenti internet e cellulari, iniziativa che farà guadagnare 40 milioni di dollari circa alla Bolivia

Cambieranno i rapporti della Bolivia con gli altri Stati latinoamericani? e con gli Stati Uniti?
Da due anni la Bolivia non ha più rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, il risultato è stata una crescita dell’economia. I politici boliviani hanno iniziato a cercare nuovi partner economici come Russia, Cina e Iran. In merito al rapporto con gli altri Stati latinoamericani, la Bolivia è socio del Patto Andino e ha rapporti soprattutto con Argentina e Brasile, meno con il Perù e la Colombia che hanno un profilo statunitense.

Quali sono i progetti di Morales per questo terzo mandato?
Morales vuole lavorare al sistema autostradale e ad importanti progetti nelle zone più remote della Bolivia che si trovano al confine con il Paraguay e l’Argentina. Luoghi in cui manca l’acqua, in primis, ma anche tutti gli altri servizi di prima necessità. Lanciare un progetto di energia nucleare pacifico, cosa che finora è permessa solo alle grandi potenze mondiali.

Dal 2009 la Bolivia è diventata uno Stato plurinazionale. Morales, poi, è intervenuto sul così detto … ‘derecho comunitario’, ossia il diritto comunitario e le terre che gli agricoltori boliviani rischiavano di perdere …
Si, la Bolivia deve questo cambiamento costituzionale al popolo andino che si è battuto affinché venissero riconosciuti diritti che fino ad allora non esistevano. Sono diverse, infatti, le etnie e le lingue che oggi vengono riconosciute in Bolivia e possono eleggere il loro rappresentante. Morales è stato il promotore della Riforma agraria e in questo modo si è posto fine alle invasioni delle terre da parte di estranei che si insediavano nelle regioni più fruttifere. Oggi, i contadini possono avere documenti che certificano la loro proprietà terriera, cosa che prima non esisteva.  Nei prossimi anni bisognerà mantenere un compromesso tra sviluppo e tradizione, anche perché l’agricoltura è fondamentale per l’economia boliviana.

La nazionalizzazione delle imprese private cosa ha determinato per l’economia boliviana?
Ha determinato la crescita del Pil nazionale, la riduzione dell’inquinamento, e il fatto che ora i guadagni restano all’interno del Paese.

Secondo il politologo boliviano, Carlos Toranzo la politica di Morales rispecchia un capitalismo andino e non nuovo socialismo, condivide questa affermazione?
No, non credo che si tratti di un capitalismo andino.  Il Presidente si pone al servizio del popolo, vuole che il pane venga spartito fra tutti, quindi tende al socialismo.  Chi non condivide la politica di Morales è colui che non ha mai accettato di condividere le ricchezze in maniera equa.

Questa ridistribuzione della ricchezza però sembra non aver risolto i conflitti sociali…
Negli anni ’70 la Bolivia era uno degli Stati più instabili dell’America Latina perché era un Paese povero, c’era la fame. Oggi, la delinquenza è dovuta alla ‘molta ricchezza’ presente in Bolivia e non vede protagonisti i boliviani, bensì persone di altri Stati latinoamericani.

Quali sono le accuse che l’opposizione muove contro il Presidente Morales?
L’opposizione più forte è rappresentata dal Partido Unidad Demócrata, con Samuel Doria Medina. Rappresentano i separatisti, cioè coloro che non vogliono far parte della Bolivia, la loro roccaforte è Santa Cruz. Non accettano che il popolo governi perché non lo ritengono adeguato, bensì lottano per il ritorno al potere nelle mani dei politici.  

 

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