giovedì, Maggio 6

Moon Jae-in, svolta in Corea del Sud o copione già visto?

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«La nostra vittoria è frutto del desiderio disperato della gente che vuole un cambio di regime. Realizzeremo il compito che ci avete affidato». Queste le prime parole di Moon Jae-in, 64 anni, candidato liberal-democratico e nuovo Presidente della Corea del Sud.

Chiusa con la destituzione e l’arresto per corruzione la presidenza della Park, ora il Paese prova a cambiare pagina. Figlio di rifugiati nordcoreani, da bambino Moon Jae-in faceva la fila per ricevere la razione di farina e latte in polvere dalle forze americane. In Washington vede il migliore alleato ma esorta il Paese, che «deve imparare a dire qualche no agli Stati Uniti». Soprattutto, il nuovo Presidente tende la mano a Pyongyang e propone di guidare un ultimo tentativo di trattare seriamente con Kim Jong-un. Moon dice di voler «aprire la porta a una nuova era, un nuovo modo di fare politica e una nuova generazione».

Certo è che alcuni lati della vita di Moon Jae-in fanno riflettere. Da universitario nel 1972 era stato imprigionato per aver protestato contro la dittatura militare dell’epoca. Ex difensore dei diritti civili, si professa progressista ma sul problema della discriminazione e persecuzione dei militari gay non professa parola. Inoltre in campagna elettorale ha promesso di tagliare i rapporti oscuri tra Governo e grande industria: peccato che tra il 2003 e il 2008 fosse capo dello staff del Presidente Roh Moo-Hyun, morto suicida nel 2009 dopo l’apertura di un’inchiesta per corruzione nella sua famiglia. Sarà davvero la svolta per la Corea del Sud? Se lo augurano in molti.

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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