giovedì, Dicembre 2

Monti, Renzi e la sindrome da complotto field_506ffbaa4a8d4

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Che adesso il ‘buon’ Professor Senatore Mario Monti stia davvero tramando contro il proprio Paese (cioè il nostro) sembra davvero troppo. Con la sponda, poi, dell’ex Presidente della Repubblica, cioè Giorgio Napolitano, ed al soldo di tedeschi ed affini capitanati naturalmente da Angela Merkel… Eppure è questo l’ultimo filo rosso della ‘sindrome del complotto’ che attanaglia il nostro Paese e che periodicamente riemerge a legare molte analisi. Sino a parlare di ‘Spallata di Monti per far cadere Renzi’ e addirittura di ‘mandanti per aprire ad altri le porte del governo’ come ipotizza ‘La Stampa’. Altre testate e commentatori non sono da meno.

«Presidente Renzi, lei non manca occasione per denigrare le modalità concrete di esistenza della Unione Europea, con la distruzione sistematica a colpi di clava e scalpello di tutto quello che la UE ha significato finora» ha detto Monti. «Questo sta introducendo negli italiani, soprattutto in quelli che la seguono, una pericolosissima alienazione nei confronti della UE. Con il rischio di un ‘benaltrismo’ su scala continentale molto pericoloso. In modo accorato dico che dovrebbe riflettere molto su questo». Così l’oggi settantaduenne Monti, che fu a capo del postberlusconiano Governo più o meno dei tecnici dal Novembre 2011 ad Aprile 2013 su ‘mandato’ dell’allora Capo dello Stato, Napolitano appunto. Lo scontro avviene nell’ambito dell’informativa del Presidente del Consiglio alla vigilia dei due giorni di Consiglio Europeo del 18 e 19 Febbraio 2016.

Il legittimo invito di Monti a ’non denigrare l’Europa’ sarebbe meglio prenderlo, per una volta, come legittima preoccupazione senza eccessivi retropensieri. Evitando anche le necessariamente audaci manovre di chi è costretto a barcamenarsi tra attacchi a Renzi ed attacchi a chi attacca Renzi. Una vitaccia. Piuttosto c’è da pensare che effettivamente il giovin signore fiorentino si stia esprimendo sul filo di una tattica non compiutamente capace di divenire strategia. E che al di là di simpatie per l’uno o per l’altro, parole e comportamenti odierni di Monti e Napolitano, o di Monti-Napolitano, stiano effettivamente ad individuare un problema reale di adeguatezza da parte del Governo italiano a condurre il fronteggiamento delle regole e dei comportamenti dell’Unione Europea.

E così, in risposta, si arriva ad affermare che «forse Monti ha mandanti internazionali per aprire la strada a qualcun altro», come si maligna dalle parti del Partito Democratico. Sospetti nascono su movimenti ostili da Berlino, in primo luogo, ma anche da Bruxelles, Londra e addirittura da parte dell’Amministrazione statunitense. Che si vogliono avvalorare con gli editoriali critici nei confronti del Presidente del Consiglio italiano che si sono rincorsi per tutto Febbraio dal ‘Financial Times’ al ‘Frankfurter Allgemeine’ sino al ‘New York Times’.

E così, ancora in questa chiave vengono individuate le altre parole di Monti: «C’è spazio per le sue battaglie in Europa, ma con una carica innovativa. Mi auguro che non ci siano concessi tutti i margini di flessibilità richiesti perché sarebbe un ritorno alla cultura del disavanzo che sembrava finita, ma faccia la sua battaglia sullo squilibrio della Germania: l’ideale per noi sarebbe il rigore per la Germania». E ancora. «Lei rischia di far fare passi indietro all’Europa (…). C’è già evidenza dei primi effetti negativi». Colpi di maglio, indubbiamente, ma che si possono ritenere all’interno di una doverosa, e se vogliamo sana, dialettica del gioco politico ed istituzionale. Con la dietrologia che in questo caso invece di scoprire retroscena, toglie capacità di comprensione.

Naturalmente, non occorrerebbe neanche aggiungerlo, il vero mandante e burattinaio di tutta l’operazione sarebbe Massimo D’Alema. La fortuna è che quando ci si è fatti una certa magari meritata fama, poi si può campare di rendita per tutto il resto delle propria esistenza anche a non far niente…

 

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