giovedì, Ottobre 21

Montezemolo verso Alitalia field_506ffb1d3dbe2

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Dopo 23 anni, Luca Cordero di Montezemolo, lascerà su sua richiesta la Presidenza della Ferrari ed al suo posto subentrerà l’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne. Il condottiero di tante vittorie del cavallino terminerà ufficialmente il suo incarico il 13 ottobre, dopo prossimo a conclusione del festeggiamento dei 60 anni di Ferrari in America.

Quali sono però i risvolti di tale scelta sia per la Ferrari che per Montezemolo?  Per quanto concerne il nuovo corso della Ferrari, l’a.d di Fca, Sergio Marchionne, ha precisato in conferenza stampa che «Non c’è la minima intenzione di integrare Ferrari in Fiat Chrysler per non farla inquinare da un sistema automobilistico di mass market. Io credo che il soggetto della Ferrari sia un marchio così unico che non può appoggiarsi al resto del gruppo».  

Al momento è escluso anche un polo del lusso del gruppo Fiat e a confermarlo ulteriormente è Sergio Marchionne che, sempre in conferenza stampa, ha detto: «Non verrà in futuro realizzato un ‘polo del lusso’ unendo Ferrari, Maserati e Alfa Romeo. La Ferrari non ha bisogno di altri riferimenti, ha un segmento per se stesso».

Anche il mercato vede di buon occhio il nuovo corso della Ferrari. Infatti, se nella giornata di ieri il titolo Fiat ha chiuso con un +1,65%  oggi premia ancora la scelta del gruppo torinese con un progresso del 2,40% a 7,88 euro per azione dando a Fiat la maglia rosa del listino. Il saldo del titolo nell’ultima settimana risulta così essere positivo per un +4,27%, mentre negli ultimi dodici mesi le azioni hanno guadagnato il 25%. Nonostante i progressi ottenuti nell’ultimo periodo, il valore resta ancora lontano dai massimi dell’anno toccati ad aprile di 9,07 euro ad azione.

E Montezemolo? Quali sono i suoi piani futuri? In merito all’’ipotesi di una presidenza di Alitalia-Etihad l’attuale Presidente della Ferrari ha preferito dare una risposta diplomatica: «sono cauto. Potrebbero esserci altre possibilità da parte mia».

Nonostante la risposta diplomatica, le possibilità che Montezemolo ricopra un ruolo di spicco all’interno di Alitalia-Ethihad sono molte. Banche creditrici, Etihad e Palazzo Chigi sono convinti che il nome di Montezemolo sia la migliore soluzione per guidare un’azienda che ha e avrà ancora di più con gli arabi la missione di portare il made in Italy nel mondo e portare in Italia tanto turismo. Al momento è ancora impossibile prevedere quando verrà ufficializzata la nomina di Presidente della compagnia aera. Probabilmente l’investitura arriverà dopo la pronuncia dell’Antitrust di Bruxelles sull’ingresso del socio di Abu Dhabi e sulla partecipazione di Poste nel capitale della compagnia. Per tale motivo si pensa che l’investitura di Montezemolo potrebbe arrivare tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre.
Mentre Montezemolo e Ferrari decidono di proseguire la propria avventura separatamente, il Governo italiano si appresta ad affrontare due questioni alquanto importanti per il futuro del Paese: il caso ILVA, la questione del reddito familiare tornato a 30 anni fa e la vicenda Rai Way.

Per quanto riguarda l’ILVA, il Ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha confermato: «L’Ilva ha presentato al Ministero dello Sviluppo l’istanza per la concessione del prestito ponte per 250 milioni negoziato con primarie banche nazionali e il Mise ha avviato l’istruttoria per 150 milioni. A positivo esito il commissario sarà in grado di ottenere in brevissimo tempo le risorse per proseguire le attività di impresa, ricorrendo anche all’utilizzo degli strumenti volti al mantenimento dei livelli occupazionali in caso di crisi aziendale».

Intanto per il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, c’è da sbrogliare la matassa ‘Rai Way’. Nella giornata di ieri, la società del gruppo Rai proprietaria della rete di trasmissione e diffusione dei segnali televisivi e radiofonici, ha presentato a Borsa Italiana la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni ordinarie presso il Mercato Telematico Azionario. I coordinatori dell’offerta globale sono Banca IMI, Credit Suisse Securities (Europe) e Mediobanca, mentre Leonardo & Co. agisce in qualità di advisor finanziario. Banca IMI svolgerà inoltre il ruolo di responsabile del collocamento per l’offerta pubblica e di sponsor mentre, l’advisor legale incaricato dalla società è Bonelli Erede Pappalardo, con Clifford Chance agirà in qualità di advisor legale per i coordinatori dell’offerta globale.

Mentre Ray Way stamattina ha confermato di aver presentato domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni a Borsa Italiana, allo stesso tempo si è profilata la possibilità di assegnare le azioni Rai Way anche ai dipendenti della stessa società e della controllante Rai. Ad affermarlo è stato l’ad della tv pubblica, Luigi Gubitosi, che ha affermato che il gruppo tv sta esaminando la possibilità di assegnare ai dipendenti una parte delle azioni di Rai Way nell’ambito del collocamento della società a Piazza Affari.

Su un altro fronte il Governo Renzi dovrà trovare una soluzione in merito al problema del reddito delle famiglie italiane. A confermare tale disagio da parte delle famiglie italiane è Confcommercio, che da uno studio effettuato ha fatto emergere che, il reddito disponibile delle famiglie italiane è tornato ai livelli di 30 anni fa: 17.400 euro, contro i 17.200 del 1986. Allo stesso tempo,  le spese obbligate, legate agli affitti, ai carburanti e alla salute, sono schizzate al livello record del 41 per cento.

A pesare in modo particolare è la contrazione dei consumi per i beni, che sono fermi da oltre un ventennio, a conferma di quella che Confcommercio indica come «terziarizzazione dei consumi». Infatti, lo scorso anno  il 53% dei consumi ha riguardato l’acquisto di servizi rispetto al 47% dei beni. Inoltre, negli ultimi venti anni, stesso l’intero aumento del totale dei consumi (il 12,3% appena) è dipeso interamente dai servizi, con i beni fermi al palo, «in un contesto economico complessivo», nota Confcommercio, «nel quale il valore aggiunto dei servizi è passato dal 66,5% al 74%, mentre agricoltura e manifatturiero sono in costante calo e analoghe dinamiche ha riguardanùto l’occupazione: insomma, la terziarizzazione dell’economia avanza inesorabilmente mentre la dematerializzazione dei consumi è ormai realtà».

Se nel Bel Paese a tener banco solo le questioni economiche e ambientali, in Europa le questioni da affrontare sono più che economiche, politiche.
La questione più importante è quella relativa alla nuova Commissione Ue. Il nuovo Esecutivo comunitario avrà sette vice presidenti, responsabili del coordinamento dei diversi commissari con l’obiettivo di mettere in pratica le priorità sulle quali l’ex premier lussemburghese ha fatto campagna elettorale in primavera. Per ciò che riguarda l’economia, l’ex Premier lettone Valdis Dombrovskis sarà responsabile dell’euro e del dialogo sociale, e in questa posizione dirigerà tra gli altri il commissario agli affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici. Invece, l’ex premier finlandese Jyrki Katainen sarà responsabile dell’occupazione, della crescita, degli investimenti e della competitività. Proprio quest’ultimo dovrà mettere a punto l’annunciato piano di investimenti da 300 miliardi di euro. I compiti dell’ex premier finlandese saranno tra quelli più importanti nell’ambito economico della nuova Commissione Ue, in quanto, come spiegato dallo stesso Juncker, Katainen ‘indirizzerà e coordinerà il lavoro di diversi commissari’ con tanto di potere di veto.  Infatti, egli controllerà i portafogli Affari economici e finanziari, Occupazione e Affari sociali, Politiche regionali, Mercato interno e industria, Stabilità finanziaria e Servizi finanziari, Economia digitale, Azione per il clima, Energia e trasporti e Spazio.

A tenere banco in queste ore in Europa è anche la questione del referendum del 18 settembre in Scozia. La possibilità di consentire alla nazione scozzese una propria indipendenza politica ed economica sta mettendo in seria difficoltà l’Inghilterra. Se da una parte ci sono gli indipendentisti che voglio dare agli scozzesi una propria indipendenza, dall’altra c’è il primo ministro Cameron che cerca in tutti i modi che al referendum che si terrà fra otto giorni vincano i no. Ma quali sono i risvolti economici per Inghilterra e Scozia nel caso in cui si dovesse arrivare all’indipendenza di questi ultimi?

Per l’Inghilterra il problema maggiore sarebbe la valutazione della sterlina: nel caso in cui dovessero vincere i ‘Si’, ci sarebbe un contraccolpo , con un calo della quotazione sul dollaro da 1,6 a 1,5 circa.

Per quanto riguarda la Scozia, le problematiche economiche da affrontare in caso di indipendenza sono molto elevate. Secondo i ricercatori di Credit Suisse, in caso di indipendenza ci sarebbe una quasi certa ‘ri-localizzazione’ in Inghilterra di molti servizi finanziari e pubblici, con conseguente perdita di posti di lavoro, e dalle dispute legali per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi del Mare del Nord. Secondo la banca svizzera, per ritrovare competitività, l’economia dovrebbe svalutarsi tra il 10% e il 20%, con una conseguente riduzione dei salari tra il 5% e il 10%. Invece, a livello di valute, non è ancora chiaro cosa sceglierà la Scozia ma, se ci sarà una nuova moneta, la divisa sarà subito fortemente svalutata così come sembra esclusa la possibilità di richiesta di adesione all’euro.

 

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