domenica, Settembre 19

Montenegro, là dove il vigneto è una risorsa sociale

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Abbiamo parlato di svuotamento delle aree interne che  è un tema che ci tocca da vicino, anche in Italia esiste questo problema.

Questo problema ovviamente è molto diffuso in Italia, soprattutto nelle aree dell’Appennino. E’ ovvio che lo troviamo in tutte le zone montane, ma tutta la parte dell’Appennino e le zone interne stanno subendo una progressiva perdita di popolazione, tanto è vero che esistono i Comuni polvere, cioè Comuni che hanno meno di mille abitanti. Le posso dire che per esempio in Molise esistono anche Comuni con cento abitanti, il che significa che, se lei pensa che sono quasi tutti anziani, sono Comuni destinati nei prossimi vent’anni a scomparire. E’ un problema dovuto al fatto che ovviamente la qualità di vita offerta dalle città è superiore a quella offerta nelle zone interne, soprattutto nelle zone rurali. Una persona può anche vivere in una città e vivere bene anche essendo una città montana, però è più difficile per i trasporti, per i servizi, per le strutture e per il lavoro rimanere in un piccolo paese montano.

 

Secondo lei, nella realtà italiana il rafforzamento delle attività agricole ed enogastronomiche potrebbero invertire il trend che si è venuto a creare in termini demografici?

Si devono creare le condizioni di lavoro e quindi di sviluppo, attenzione alla ruralità, alle dimensioni locali, a un nuovo turismo. Oggi , per esempio, è molto importante la riscoperta del turismo del silenzio, visto che  molti vivono in città assordanti. Dobbiamo creare lavoro, ma dobbiamo creare anche le infrastrutture. Pensiamo al turista e pensiamo a chi ci debba andare a vivere in una determinata località. E’ giusto che abbia le strutture e le infrastrutture a disposizione. Quindi che ci siano le strade, che ci siano i servizi, che ci sia un buon funzionamento della banda larga. Se ci fossero tutte queste premesse, e anche magari delle apposite leggi e normative, allora potremmo dare lavoro e magari si risolverebbe una parte del nostro problema di disoccupazione. Ci vuole un processo di investimento in determinate aree, la creazione delle infrastrutture e in base a questo è chiaro che determinate località oggi potrebbero ritornare ad avere un appeal che in passato  hanno perso.

 

C’è qualche progetto orientato alla rivalutazione di queste aree?

Oggi c’è un progetto legato alla riscoperta e alla rivalutazione dei borghi più belli d’Italia. Ci sono diversi progetti. Ma qui in effetti più che progetti ci vorrebbe la capacità dei Comuni o di altri enti di captare fondi europei, perché molti fondi europei potrebbero essere utilizzati, se ben progettati, per rivitalizzare le zone interne, per la diffusione della banda larga e quant’altro. Anche fondi che sono stati dati ultimamente per esempio per il sud, per la rivitaliazzazione dei trasporti. Un turista se deve raggiungere un territorio ma deve farlo in maniera scomoda non lo fa. Se invece ha gli strumenti, i trasporti, la strada percorribile è chiaro che ci andrà con piacere. Non è che bisogna creare grandi cose. Bisognerebbe utilizzare tutti gli strumenti a disposizione e utilizzare molto gli strumenti della progettazione europea.

 

 Perché in effetti la tradizione enogastronomica è presente soprattutto in queste aree interne.

Certo, bisogna pubblicizzarla. Io faccio sempre un ragionamento. Noi tutti mangiamo il panettone a Natale. Ma in realtà tutte le nostre aree interne producono dei dolci ottimi che non hanno avuto quella giusta pubblicizzazione che magari questi prodotti del nord hanno avuto. Non voglio fare una polemica contro il nord. Ma qui è necessario fare un discorso di pubblicizzazione di alcuni prodotti, di valorizzazione delle tradizioni locali, ma questo non può essere affidato alla semplice buona volontà di qualcuno. Bisogna creare rete. Bisogna superare il limite che è molto diffuso che ogni Comune vuole essere autonomo. Oggi nessun Comune piccolo può essere autonomo. Bisogna creare la rete dei Comuni, l’unione dei Comuni, bisogna costruire delle reti per poter poi pubblicizzare tutti i prodotti, le tradizioni e i valori che si hanno.

 

Il Montenegro quindi può essere un caso da prendere come esempio?

Si. Io ho curato una pubblicazione di confronto tra Molise e Montenegro e posso dire che quello che io ho notato di diverso è proprio che i montenegrini oggi, con tutti i loro difetti, limiti, difficoltà, hanno un grande entusiasmo. Entusiasmo proprio di un giovane Stato, la volontà di costruirsi e ricostruire la propria identità, di andare avanti. Certe esperienze potrebbero essere un modello poi per tutti. In questo progetto si è avviato anche un dialogo tra produttori molisani e produttori montenegrini, perché ci può essere sempre uno scambio di tecniche, di esperienze che è utile.

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