domenica, Maggio 16

Montenegro invitato nella Nato, Russia protesta Russia: prove del coinvolgimento turco nel traffico di petrolio dell'Is

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Egitto: Seconda ed ultima giornata del ballottaggio per la seconda fase delle elezioni legislative che riguarda 13 governatorati. Si vota nella capitale, ma anche a Qalioubiya, Daqahliya, Menoufiya, Gharbiya, Kafr el Sheikh, Sharqiya, Damietta, Port Said, Ismailia, Suez, e nel nord e nel sud del Sinai. I seggi hanno aperto alle 9. I risultati saranno annunciati nei prossimi giorni. A fine ottobre si è svolta la prima fase delle legislative nei primi 14 governatorati. La futura Camera dei rappresentanti sarà composta da 596 deputati, 448 eletti come indipendenti e 120 nelle liste dei partiti. A questi andranno aggiunti altri 28 legislatori designati dal presidente della Repubblica.

Custodia cautelare per 15 giorni nei confronti del giornalista egiziano Ismail Alexandrani, accusato di «diffondere notizie false». La misura è stata decisa dalle autorità egiziane per ulteriori inchieste. Secondo una fonte giudiziaria ad Alexandrani viene anche contestata l’accusa di avere militato nei Fratelli musulmani, la Confraternita dichiarata dalle autorità del Cairo un’organizzazione terrorista. Alexandrani è stato arrestato domenica scorsa all’aeroporto di Hurghada ed interrogato per diverse ore. Il reporter investigativo freelance, 32 anni, esperto del Sinai, era appena rientrato in Egitto dalla Germania. È stato anche un ricercatore presso il Reform Initiative con sede a Parigi (ARI) nel 2013, occupandosi di questioni politiche e dei rapporti tra gli islamisti progressisti e la sinistra secolare in Egitto. Undici organizzazioni egiziane che lottano per la difesa dei diritti umani hanno chiesto la sua liberazione immediata.  La Corte di cassazione egiziana ha accolto il ricorso presentato da Ahmed Nazif, già primo ministro sotto l’allora presidente Hosni Mubarak, contro la condanna a 5 anni di prigione ed ad una multa di 53 milioni di lire egiziane (6 mln di euro) per corruzione. In primo grado Nazif era stato condannato a tre anni. Poi in appello la pena era stata aumentata a 5 anni. La Cassazione, dopo avere accolto il suo ricorso, deciderà il prossimo 3 febbraio.

Myanmar (Birmania). In corso l’incontro tra la leader storica del movimento democratico birmano e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi e il presidente Thein Sein che va verso la fine del suo mandato ma a cui toccherà gestire la transizione verso il nuovo parlamento dopo la sconfitta del suo partito e degli altri vicini al regime militare terminato nel 2011.
La Lega nazionale per la democrazia, di cui Aug San Suu Kyi è presidente, ha riportato l’8 novembre una vittoria senza compromessi, ottenendo la maggioranza assoluta nel futuro parlamento, in cui i militari hanno ottenuto comunque il 25% dei seggi garantiti dalla costituzione in vigore, scritta dagli stessi militari e approvata da un referendum guidato nel 2008. La possibilità di operare in base al mandato popolare sarà comunque una sfida per le future assemblee parlamentari, come per il governo e il presidente, dato che ai militari è concesso diritto di veto su parte delle decisioni degli organi elettivi e controllano di diritto i ministeri della Difesa, degli Esteri e delle Frontiere. Di conseguenza, la cooperazione con le forze armate che per un sessantennio hanno gestito il paese – affondandolo nella povertà e nella repressione – resta indispensabile. Almeno fino a quando le circostanze non consentiranno di emendare la costituzione. Un impegno considerato prioritario per la nuova maggioranza. Oltre che con Thein Sein, la leader democratica ha anche chiesto l’avvio di un colloquio con il comandante supremo delle forze armate, generale Min Aung Hlaing, forse possibile già questo pomeriggio.

Inoltre giunge anche un’altra notizia. Sotto pressione da parte delle Nazioni Unite e di gruppi per il rispetto dei diritti umani per il suo impegno finora mancato di congedare i minorenni sotto le armi, ieri l’esercito birmano ha concesso a 53 adolescenti di tornare alle proprie famiglieSi tratta dell’ultimo gruppo di reclute finora quest’anno, per un totale di 146. Sono 699 quelle liberate da un sostanziale stato di schiavitù, a volte anche sessuale, dalla firma di uno specifico accordo con le Nazioni Unite nel 2012. Un accordo che non solo va nel senso di ripulire l’immagine brutale delle forze armate birmane che hanno controllato il paese dal 1962 al 2010, ma anche favorisce la necessità di snellimento e di professionalizzazione avviata nel 2011. Non si conosce quanti tra i 300.000 effettivi delle forze armate siano oggi minorenni, tuttavia la piaga dei bambini-soldato ha sempre macchiato la reputazione dell’esercito birmano. L’arruolamento, infatti, è frutto di rapimento o di coercizione, utile a rifornire le truppe di portatori, personale di servizio o uomini da porre in prima linea o nelle operazioni di sminamento durante le campagne militari. In particolare nei territori abitati dalle etnie minoritarie le cui milizie conducono da lungo tempo un conflitto aperto contro il governo centrale birmano.
Le stesse milizie etniche, soprattutto le sette elencate dalle Nazioni Unite come responsabili di questa pratica – tra cui L’Esercito per l’indipendenza Kachin e l’Esercito unito dello stato Wa – continuano per le fonti Onu a essere ‘costanti colpevoli’ dell’arruolamento forzato di minorenni.

Miliziani qaedisti hanno conquistato un altro porto nel sud-est dello Yemen, dopo aver preso il controllo, mesi scorsi, del centro costiero di Mukalla.  Secondo fonti locali di Zinjibar i miliziani sono ora padroni della cittadina e del sobborgo di Jaar. Le forze governative, fedeli al presidente filo-saudita Abed Rabbo Hadi, si sono ritirate dopo aver subito imprecisate perdite. Al Qaida è già a Mukalla e alla periferia di Aden, mentre jihadisti sciiti Huthi continuano la lotta contro il presidente Hadi dopo averlo cacciato dalla capitale Sanaa.
Sul piano politico, il presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi ha provveduto ad un rimpasto di governo sostituendo i ministri degli Esteri degli Affari interni. La decisione, che secondo i media locali è stata presa sulla base di divergenze con il premier Khaled Bahah, giunge nel momento in cui le forze filogovernative stanno portando a termine l’offensiva su Taiz, terza città del paese, nelle mani dei ribelli Houti. Abdel Malak Al-Mekhlafi, a capo di una delegazione presente agli ultimi colloqui di pace, subentra a Ryad Yassine alla guida degli Esteri, mentre il generale Hussein Arab diventa il nuovo ministro degli Interni. Il presidente aveva nominato anche Salah Al-Chanfara alla guida del ministero dei Trasporti. Quest’ultimo però ha rifiutato l’incarico. Secondo l’emittente araba Al-Jazeera, la battaglia tra le forze del presidente Hadi e quelle dei ribelli si sta concentrando proprio a Taiz dove negli scontri di ieri sono morti 16 militari governativi e 37 sono rimasti feriti. I caccia della coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno bombardato la parte orientale della città e le linee di rifornimento nemiche per aiutare le forze yemenite ad avanzare e conquistare questo avanposto strategico, essenziale per proseguire la campagna verso la capitale Sana’a, ancora sotto il controllo dei ribelli.

Israele: è stata rinviata in extremis una visita che il ministro belga degli esteri Didier Reynders prevedeva di svolgere in Israele e nei Territori nei prossimi giorni. Secondo la televisione commerciale israeliana Canale 10 l’evento è slittato dopo che il premier Benyamin Netanyahu si è rifiutato di ricevere l’ospite in un gesto di insoddisfazione – ha affermato l’emittente – per il comportamento attivo del Belgio nella decisione dell’Unione europea relativa alla etichettatura dei prodotti israeliani provenienti da colonie. Il ministero israeliano degli Esteri ha poi spiegato che in realtà Netanyahu, che funge anche da ministro degli Esteri, non è riuscito nei giorni in questione a trovare il tempo necessario per ricevere il dirigente belga. In un comunicato il ministero degli esteri ha anche precisato che «Israele continua a mantenere i propri legami con i Paesi membri dell’Ue, anche se al tempo stesso riesaminerà il ruolo delle istituzioni dell’Ue nel processo diplomatico con l’Anp», a causa dei dissensi sulla etichettatura in Europa dei prodotti israeliani provenienti da Cisgiordania e Golan .

 

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