venerdì, Maggio 7

Montenegro invitato nella Nato, Russia protesta Russia: prove del coinvolgimento turco nel traffico di petrolio dell'Is

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La Russia ribadisce le accuse contro il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di essere coinvolto nel contrabbando di petrolio con i militanti dello Stato islamico. Dopo le denunce dei giorni scorsi arrivate dal presidente Vladimir Putin, cui Erdogan aveva risposto chiedendo di provare le accuse, dicendosi pronto a dimettersi laddove provate, il ministero della Difesa di Mosca ha rincarato le dose. «Oggi presentiamo solo alcuni dei fatti che confermano che un team di banditi ed élite turche che ruba il petrolio dai loro vicini opera nella regione», ha detto in un briefing con i giornalisti il vice ministro della Difesa Anatoly Antonov. «Secondo le nostre informazioni, la massima leadership politica del Paese, il presidente e la sua famiglia, è coinvolta in questo business criminale». I militari russi sostengono di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. A riprova delle accuse, nel corso del briefing sono state diffuse foto dei camion carichi di petrolio che attraversano la frontiera tra la Siria e la Turchia, video dei raid aerei contro i depositi dell’Is e mappe con i movimenti dettagliati del contrabbando. Rudskoi ha precisato che altre prove saranno pubblicate nei prossimi giorni sul sito del ministero.

A riprova della vicinanza tra la Turchia e l’Isis ci sono, poi, i numeri dei combattenti che raggiungono le file dello Stato Islamico passando per il confine turco. Dalla Turchia «solo nell’ultima settimana» hanno raggiunto i gruppi dell’Isis e di al-Nusra, «fino a 2.000 militanti, oltre 120 tonnellate di munizioni e circa 250 mezzi di trasporto»: lo ha dichiarato il capo del centro nazionale russo per la gestione della Difesa, Mikhail Mizintsev. «Secondo i nostri attendibili dati di ricognizione la parte turca svolge azioni simili da tempo e regolarmente e, cosa più importante a nostro avviso, non intende smettere». Accuse che allontanano nell’immediato la possibilità di un disgelo diplomatico. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in visita ufficiale a Cipro, si è detto rammaricato per il mancato incontro con il leader turco-cipriota Mustafa Akinci, ma anche disposto a incontrare la controparte turca, Mevlut Cavusoglu, a margine del consiglio ministeriale dell’Osce che prende il via domani, e si protrarrà anche venerdì, a Belgrado. Secondo Lavrov, dopo l’abbattimento del Su-24 russo i rapporti tra Mosca e Ankara «non possono svilupparsi» come prima e spetta alla parte turca «capire» che azioni deve intraprendere adesso.  Inoltre, dietro l’abbattimento del jet russo potrebbe esserci un tentativo di minare il processo di pace in Siria avviato a Vienna, ha affermato Lavrov.

In ogni caso lo scontro politico produrrà conseguenze anche sul piano economico. Il flusso di turisti dalla Russia alla Turchia «si ridurrà drasticamente», almeno nel numero di turisti che venivano trasportati dai voli charter russi, cioè «5-6 milioni di persone» l’anno: lo ha dichiarato il ministro dei Trasporti di Mosca, Maksim Sokolov, riferendosi all’interruzione di voli charter tra Russia e Mosca, una delle misure adottate dal governo russo contro quello di Ankara in risposta all’abbattimento di un jet militare russo nella zona di confine tra Turchia e Siria. Comunque, secondo l’agenzia statale russa per il turismo ‘Rosturism’, 3,28 milioni di russi hanno visitato la Turchia l’anno scorso. Lasciando da parte i rapporti con la Russia, oggi Francia e Germania hanno inviato una lettera di intenti al governo di Ankara per chiedere l’autorizzazione all’utilizzo della base di Incirlik, nella provincia meridionale di Adana, per operazioni militari in Siria contro l’Isis. Lo riportano media turchi, secondo cui Ankara sarebbe pronta a concedere il via libera. La base di Incirlik, vicina al confine turco-siriano, è considerata strategica per le operazioni nella regione. A luglio la Turchia ne aveva concesso l’uso agli Usa nell’ambito della Coalizione anti-Isis.

Ha portato a cambiamenti significativi l’intervento della Russia in Siria, che da quando ha iniziato i bombardamenti il 30 settembre scorso ha «ridotto» la presenza del sedicente Stato islamico nel Paese. Ne è convinto il presidente siriano Bashar al-Assad, che nel corso di un’intervista alla televisione ceca ha invece sminuito l’intervento della coalizione internazionale a guida Usa, che a suo dire non ha rallentato l’avanzata dell’Is come invece hanno fatto i raid russi. Da quando sono iniziati i bombardamenti americani nel settembre dello scorso anno, secondo Assad l’Is «ha aumentato la sua presenza sul terreno e il reclutamento nel mondo» di nuovi miliziani. «Mentre, da quando la Russia ha iniziato a partecipare a questa lotta, cosiddetta contro il terrorismo, l’Is è stato ridotto. E anche il Fronte al-Nusra e altri gruppi terroristici. Questa è la verità. I fatti parlano da soli, non si tratta di opinioni», ha detto il presidente siriano. Non sarà un accordo con l’opposizione siriana a mettere fine al conflitto, sostiene Assad, che usa il termine «terrorista» per indicare qualsiasi oppositore al regime di Damasco. «Sconfiggere il terrorismo significa rimuovere l’ostacolo a qualsiasi processo politico che vogliamo intraprendere ora», ha detto il presidente siriano. Per la fine della guerra in Siria, costata la vita a oltre 250mila persone, secondo Assad è anche necessario che «i Paesi come Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e altri smettano di sostenere questi terroristi». Il giorno «dopo la situazione migliorerà e in pochi mesi avremo la pace in Siria, ne sono certo». Assad ha anche criticato la Turchia, in particolare per l’abbattimento di un Su-24 russo il 24 novembre scorso che, a suo dire, è stato un atto deliberato per «il cambiamento dell’equilibrio sul terreno» seguito all’intervento militare della Russia. Si tratta di una prova di come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan abbia «perso il controllo» perché il coinvolgimento della Russia ha modificato quello che aveva pianificato. «Il fallimento di Erdogan in Siria, il fallimento dei suoi gruppi terroristici, equivalgono alla sua fine politica», ha detto Assad.

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