sabato, Novembre 27

Montenegro invitato nella Nato, Russia protesta Russia: prove del coinvolgimento turco nel traffico di petrolio dell'Is

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Nato-Montenegro. Dopo la Croazia e l’Albania, entrati nel 2009, il Montenegro sarà il terzo Stato dei Balcani Occidentali ad aderire all’Alleanza Atlantica. Sui tempi del processo di adesione, il segretario generale Jens Stoltenberg ha indicato di attendersi che si possano concludere «all’inizio» del 2017, poi – ha detto – «ci sarà la procedura di ratificazione nei 28 parlamenti» che l’ultima volta ha «richiesto circa un anno». Da subito, compreso il summit dei leader dell’Alleanza in programma l’ 8-9 luglio prossimo a Varsavia, il Montenegro però «potrà partecipare, senza diritto di voto» a tutti gli incontri istituzionali della Nato.

Restano ancora fuori Georgia, Bosnia e Macedonia, i tre Paesi candidati verso i quali – nella dichiarazione della ministeriale esteri che ha dato il via libera al Montenegro – viene comunque «ribadito» l’impegno e la «riconferma» della dichiarazione di Bucarest che nel 2008 aprì le porte all’ulteriore allargamento della Nato nell’est europeo. L’ingresso nella Nato del Montenegro «cambia i giochi» per il Paese spingendolo ulteriormente sulla via della democratizzazione ed è «un passo importante per la stabilità dei Balcani». Lo dice il premier montenegrino, Igor Luksic, affermando che l’invito al negoziato per l’accesso del suo Paese all’Alleanza Atlantica, più volte criticato da Mosca, avrà «un impatto sui tutti i paesi vicini, sia quelli che aspirano ad entrare nella Nato, sia quelli che ancora esitano».

L’allargamento della Nato «non è una minaccia contro la Russia». Lo ha detto il segretario di Stato Usa, John Kerry, a margine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza atlantica. La Nato, ha sottolineato, «è un’alleanza difensiva, finalizzata a portare sicurezza, un’alleanza con una base ampia. Non è una minaccia contro nessuno e non è focalizzata sulla Russia né su nessun altro». Kerry sarà oggi a Pristina per una breve visita in Kosovo. Si prevede che nei colloqui con la dirigenza locale – il premier Isa Mustafa e il ministro degli esteri Hashim Thaci – Kerry ribadisca il pieno sostegno degli Usa agli sforzi di democratizzazione e integrazione euroatlantica del piccolo paese balcanico, che con l’appoggio americano e dell’Occidente ha proclamato l’indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008. Da Pristina il segretario di stato proseguirà per Belgrado, dove parteciperà domani alla Conferenza ministeriale OsceL’importanza di rassicurare il Cremlino porterà ad una ripresa di regolari contatti diplomatici tra la Nato e la Russia, sospesi a causa della crisi ucraina. È la convinzione espressa dal ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier, a margine della riunione dei capi delle diplomazie dell’Alleanza a Bruxelles, secondo cui «incontri a livello di ambasciatori saranno probabilmente presto possibili di nuovo». Lo stesso Steinmeier ha rivelato che il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha ricevuto dai ministri il mandato ad avviare preparativi per una convocazione del Consiglio Nato-Russia, che non si riunisce a livello diplomatico dal giugno del 2014. L’Alleanza sospese la cooperazione con la Russia dopo l’annessione da parte di Mosca della Crimea nel marzo dello scorso anno, pur mantenendo alcuni contatti a livello politico e militare.

Tuttavia i russi non hanno gradito l’annuncio. L’eventuale adesione del Montenegro alla Nato solleciterà una risposta da parte della Russia, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. La Russia non è al corrente di passi per riavviare i lavori del Consiglio Russia Nato ha inoltre precisato Peskov. In più, renderebbe «impossibili molti programmi che prima erano realizzati con la Russia, anche di cooperazione tecnico-militare». Lo ha detto il presidente della Commissione Difesa del Senato russo, Viktor Ozerov, aggiungendo che «il Montenegro oggi diventa per la Russia un paese che è un membro potenziale della minaccia alla sua sicurezza».

E’ sempre di oggi la notizia che il Pentagono vuole procedere al rafforzamento delle difese in Europa in risposta ai programmi militari di Mosca, in particolare contro la minaccia posta dei missili da crociera in via di sviluppo in Russia, ha anticipato Brian McKeon, della direzione per le politiche del Dipartimento della difesa, in una audizione al Congresso di cui dà notizia il New York Times. Tale rafforzamento, di cui non sono ancora chiari gli elementi specifici, viene giustificato come una risposta al rifiuto della Russia di rispondere alle preoccupazioni sollevate dall’Amministrazione Obama circa la violazione dell’accordo per il bando dei missili a medio raggio (INF) con lo sviluppo e la sperimentazione di missili da crociera. «Il nostro obiettivo principale rimane identico: assicurarci che la Russia non ottenga un vantaggio significativo dalle sue violazioni dell’INF. Nella nostra pianificazione prendiamo in considerazione il cambiamento dell’ambiente strategico in Europa e mettiamo insieme l’aumento delle capacità missilistiche della Russia, incluse le violazioni dell’Inf», ha dichiarato McKeon. «Stiamo parlando di un sistema reale, non di capacità potenziali», ha denunciato il funzionario, sottolineando che, secondo una valutazione classificata il dispiegamento del sistema aumenterebbe i rischi per gli alleati europei e quindi «la minaccia indiretta agli Stati Uniti»Intanto i russi proseguono sulla via del boiottaggio di prodotti stranieri. Oggi il premier russo Dmitri Medvedev ha firmato un decreto che limita l’acquisto di medicinali stranieri da parte dello Stato. Il provvedimento prevede che il settore pubblico possa acquistare solo farmaci provenienti da Paesi dell’Unione doganale, di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. Se però non ci sono almeno due offerte da questi Paesi, possono essere prese in considerazione anche offerte per l’acquisto di medicinali prodotti in altri Stati.

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