mercoledì, Ottobre 20

Montecatini: il Festival sceglie i ragazzi

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E con quali atti iniziasti la tua nuova avventura?

Per prima cosa dovetti metter mano ai conti: l’anno di transizione fu il 2012, la Direzione artistica continuò a essere gestita da un esperto come Giancarlo Zappoli (23 anni di conduzione artistica del Festival), al quale associai il giovane Luca D’Andrea, che nel 2011 aveva accettato il ruolo di Presidente più come servizio alla FEDIC che per convinzione, poiché era già rivolto ai suoi impegni professionali. Si trattava di colmare un disavanzo di circa di 12 mila euro (cifra di per sé esigua, ma parametrata su 22 mila era significativa), il che non poté che avvenire con una revisione di alcune voci di spesa (Ufficio stampa romano, ospitalità e viaggi, affitto Sale Cinematografiche) che raggiungevano cifre non sostenibili da un bilancio oramai esiguo. Contemporaneamente cercai di stabilire un rapporto collaborativo con la Provincia di Pistoia, con il Comune di Montecatini Terme e con gli albergatori, coinvolgendoli nel nostro progetto di rilancio di un Festival che poteva essere un ‘volano’ di promozione internazionale.

Per marcare questa nuova missione è stato da subito cambiato il nome, evidenziando lo spirito e la missione con l’acronimo MISFF, il ‘Montecatini International Short Film Festival‘, che è l’unico Festival Internazionale del Corto dell’Italia Centrale con una storia importante alle spalle. A cosa serve, oggi, ci siamo chiesti, un Festival del cinema? La storia ci dice che la ragione principale  dei Festival più importanti come Venezia e Cannes fosse quella di allungare la stagione turistica. Oggi però a questa motivazione originaria se ne aggiungono tante altre, culturali e sociali. L’idea di fondo che stiamo perseguendo è quella di conservare o recuperare le memorie del territorio, di interrogarsi intorno al tema dell’identità, senza trascurare quello della diversità dei linguaggi delle diverse esperienze cinematografiche. A tal proposito, il primo progetto cui mi sono dedicato è stato quello volto a individuare analogie e differenze nella comunicazione cinematografica. Perciò abbiamo stabilito relazioni con Festival, scuole di cinema e università di vari, come Paesi, Spagna, Portogallo, Russia, Inghilterra, Francia, Turchia, Usa. E da queste esperienze si è rafforzata l’idea di un cinema volto al recupero della memoria, funzionale alla ricerca dell’identità di un territorio, di una determinata realtà, di un nucleo sociale. Dopo il neorealismo la realtà della condizione umana rischia di andare perduta. Il cinema può essere non solo il fine ma anche il mezzo per  narrarla,  riviverla emotivamente, farne occasione di riflessione.

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E da questo  respiro internazionale quali risultati sono scaturiti, sia in termini organizzativi che contenutistici?

È nelle direzione del recupero della memoria e dell’identità che abbiamo puntato i nostri sforzi, orientando i bandi di concorso e i nostri Laboratori di Cinema. Sono nato e ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza in piccole realtà, in Vald’Orcia, a Montepulciano, all’Impruneta, e ho ben vivo il ricordo di quella natura modellata nei secoli dall’uomo, la vita nelle fattorie, l’uva, il vino, l’olio, le chiese, il cotto fonte di lavoro e di ricchezza per anni e oggi in grande declino. Ma i ragazzi di 7-8 anni di oggi cosa ricorderanno?  Per questo si è deciso di coinvolgere i ragazzi intesi non più come soggetti passivi ma come protagonisti, produttori e filmaker essi stessi: non solo per dar concretezza alla loro libera creatività, che nasce dal gioco, dallo scambio di idee e dai loro disegni e cresce -con l’aiuto dell’assistente- fino a diventare soggetto cinematografico e prodotto finito sottoposto al loro stesso giudizio. Ma anche per stimolare il loro interesse verso l’ambiente, il territorio, la natura, il mondo che li circonda.

L’idea di un recupero della memoria del territorio è confortata anche dalle esperienze che mi hanno toccato nella pelle, condotte nell’ambito del Festival di Avanca, in Portogallo, sotto la direzione del Presidente-pioniere Antonio Costa Valente assistito nella conduzione da persone straordinarie come Rita Capucho, regista, ricercatrice presso l’Università di Coimbra e poetessa: anche in questo Festival il corto è lo specchio fedele della cultura locale: ‘Gente Trigueira‘ di Vasco Branco, in particolare, ambientato nell’anno 1968, mostra la vita e il lavoro della gente dell’estuario: pescatori, contadini, raccoglitori di sale, donne, cibo, storie narrate anche negli azulejos, le famose piastrelle maiolicate tipiche del Portogallo, in cui è ‘dipinto’ il diario di un tempo ormai lontano. Specchio anche del Portogallo. Rita sarà presente a questa 66ma edizione del Festival di Montecatini, e il 20 terrà una conferenza a Firenze alla scuola di cinema ‘Immagina‘, diretta dal regista Giuseppe Ferlito.

Inoltre,  abbiamo attivato una stretta collaborazione con un nuovo Festival francese che sarà presente a Cannes su un’altra tematica sociale, l’handicap al cinema. Da questo confronto sono certo potranno emergere nuovi spunti per valutare l’handicap dal lato positivo e creativo, una risorsa ancora da scoprire e soprattutto insegnando ai ragazzi più giovani un diverso approccio.

 

Dunque, identità e lavoro creativo dei ragazzi sembrano caratterizzare il prossimo MISFF. Come si è arrivati a coinvolgerli, e qual è stata la loro risposta?

Ricercando e ottenendo la stretta collaborazione della FEDIC Scuola, dell’Istituto Comprensivo Chini di Montecatini Terme e del MIUR, infine coinvolgendo ben 7 scuole di Montecatini, che hanno consentito di dedicare alcune ore scolastiche alla creazione e produzione con l’aiuto delle docenti e dei nostri esperti e assistenti, di produzioni cinematografiche dedicate ai ragazzi. È stato bello vedere questi bambini fra i 7 e gli 8 anni raccontare fiabe, modificandole, buttare là delle idee, discuterle, disegnarle, filmarle con tutti gli strumenti possibili, e tradurle poi in espressione cinematografica, attraverso il montaggio. L’importante è che apprendano a utilizzare le nuove tecnologie, ma non a subirne il dominio e il condizionamento. Tutte le matinée del festival saranno dedicate alla proiezione dei loro lavori o a quelli che sono stati preparati con questo stesso intento in altre scuole d’Italia. Quindi, diversamente da altri festival dei ragazzi, i nostri non saranno soltanto osservatori e giudici, ma autori essi stessi.

 

Come fate fronte ai costi, dati i tagli ministeriali?

Con il sostegno di partner pubblici e privati e con il costo d’iscrizione dei vari partecipanti, una quota minima (ben inferiore a quella dei Festival americani, che va dai 40 ai 90 dollari), che è una delle forme di crowdfunding più diffuse nel mondo. In Italia siamo ancora agli albori.

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