sabato, Settembre 18

Monte dei Paschi di Siena: trattativa all’italiana La divisione delle spoglie tra Renzi, il toscano, Salvini il sovranista, Letta il dotto candidato, tutti a caccia della loro libbra di carne. E poi Draghi, che probabilmente sa di dover riaffermare la sua autorevolezza che si sta consumando nelle trattative defatiganti cui è stato costretto negli ultimi tempi

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Mentre mi risuonano nelle orecchie le urla sguaiate di due ‘telecronisti’, al limite dell’orgasmo perché Marco Tamberi (un saltatore, un tipo dalla faccia simpatica) si divide l’oro con il suo avversario -francamente non sapevo che si potesse- misuro, intanto, la differenza tra i due vocianti urlatori e il saltatore, che è quasi incredulo e, davvero, si commuove e si congratula con sé stesso. Perché ne parlo? Perché, nonostante la sempre minore stima che ho per questi atleti, tra loro, o alcuni di loro, e i commentatori esaltati, sempre più in stile ventennio, il saltatore (l’atleta dicono gli esperti) è più vero, più genuino, tanto che ha il coraggio, la lealtà (perché di ciò si tratta) di dire che l’avversario, col quale ha ‘pattato’, è il vero campione. Prova di umiltà? No, lo ripeto, di lealtà e di misura, di coraggio: forse questo potrebbe essere lo sport davvero, non quello che vediamo e che, purtroppo, sentiamo. Sì, nonostante sia un prodotto fabbricato, come tutti, ha più umanità. Perché, nel bene o nel male, le cose che fa e che ha, alla fine, se le conquista da solo; alla fine è lui contro l’impresa, quella che sia: non ci sono furbizie, accordi, manovre. Come, infatti, è per l’altro, subito dopo, l’italiano dal nome straniero, Jacobs, bravissimo, mentre i commentatori berciano della madre italiana divorziata dal marine e tutto il resto. Sprazzi, rari, di umanità, in uno ‘sport’ che è solo un affare -come tutto in questo Paese, temo.
Mah, sarò strano io, che non mi esalto a queste imprese.

Intanto, però, Mario Draghiporta a casaun altro pezzetto del suo programma. Ma stavolta il successo è meno chiaro, meno netto. Nasce da una trattativa furibonda, dove la destra più bieca ha avuto il sopravvento. Perché in realtà, come ho spiegato ieri, la ‘riforma’ è proprio tra virgolette. Si trattava, e con urgenza, di fare passare la prescrizione desiderata con urgenza e pressioni varie dalla destra, insieme alla premessa, lo scrivevo ieri, per la separazione delle carriere, che potrebbe pregiudicare nonché il perseguimento dei reati sgraditi al potere, il diritto del piccolo cittadino a vedersi ‘accolto’ dalla giustizia, riconosciuto dallo Stato anche nel suo piccolo diritto offeso. Ma specialmente, amara, questa ‘riforma’, perché, lo sappiamo tutti, la riforma da fare, quella vera e che interessa all’Europa, è la riforma del processo civile, della quale non si parla.
C’è stata trattativa, si vede chiaramente. Si vede anche dai toni di esaltata soddisfazione di Matteo Salvini, dall’intervento di Silvio Berlusconi alla ‘festa’ della Lega (al Papeete … !) dai toni di moderata soddisfazione del PD, ma specialmente dal difficile mascheramento della rabbia (una rabbia sciocca, perché cancellare la prescrizione nell’attuale sistema giudiziario italiano è pura follia) per avere dovuto ‘ingoiare’ la ‘mediazione’ di Draghi. Ne è testimone, come sempre, la ingenua e immatura dichiarazione (le solite fotocopie) di quelli che ‘si vantano’ di avere impedito che i processi di mafia ecc. ‘svaniscano nel nulla’. Ma si rendono conto di quello che dicono, del messaggio che lanciano? Hanno detto che la ‘riforma’ è una buffonata che serve a cancellare i processi (colletti bianchi in testa) ma poi la votano. E costoro ambiscono a guidare l’Italia … non gli affiderei un condominio.
Resta il fatto che per la prima volta Draghi ha dovuto, o forse voluto, mediare, trattare nel senso peggiore del termine. Nel senso che piace tanto a Matteo Renzi: mediare, compromettere, trattare, guadagnare ‘posizioni’.
E, infatti, puntualmente scoppia l’altro problema, questo bello grosso grosso e succoso davvero: il bubbone Monte dei Paschi di Siena.

Che, di nuovo, non scoppia per caso e non per caso ora. Il Presidente di Unicredit è Pier Carlo Padoan, quel grossolano economista al quale la signora Laura Castelli spiegava i rudimenti dell’economia senza bisogno di studiare (lo ricordate, no?) e Padoan non è il primo che passa; è stato Ministro del PD, parlamentare del PD, possibile aspirante al seggio di Siena, cui oggi aspira Letta per ottenere uno stipendio.
E qui la storia diventa contorta come solo in Italia può accadere.
Ridicolo pensare che Padoan non abbia avvertito Draghi della proposta Unicredit su Monte dei Paschi, che arriva sul tavolo del Ministro dell’Economia già bella e confezionata. Suvvia, siamo seri: questa cosa era pronta da tempo. Ma scoppia ora, dopo il colpaccio dellariformadel processo penale -ripeto penale, non civile.
Letta, ildotto Letta‘, corre per un seggio, dichiaratamente per avere uno stipendio (lo ha detto lui, non sono io il cattivo malpensante) a Siena, per il quale dal primo giorno Renzi gli taglia l’erba sotto i piedi … perfino ironizzando sullo ‘stai sereno’, dove, per sbeffeggiarlo meglio dice pubblicamente che non dirà una parola sulla candidatura per evitare i riferimenti allo ‘stai sereno’. Cioè lo ripete più forte che mai. Ma poi la bomba di MPS scoppia fra i piedi di Letta.

Confesso che non ci arrivo: non riesco a capire se è Draghi (e Salvini-Renzi) a farla scoppiare, o se è Letta a farsela scoppiare per potermediare‘ … ecco, mediare, siamo lì, siamo alle solite, il compromesso, il pasticcetto o pasticciotto.
Perché puntualmente si scatena la canea. La banca è ‘proprietà’ di Siena e dei suoi cittadini, e quindi non può esserne disposta la gestione senza il consenso della città, che fornisce alla banca forza lavoro, e infatti scattano come vipere i sindacati. Mentre Salvini urla il ‘no allo spezzatino’.
Ed ecco qui il classico ‘gioco’ all’italiana. Quello che, purtroppo o per fortuna, è un tema tecnico, un tema economico, perché quella banca, come finora Alitalia, pesa inutilmente sulle tasche di tutti gli italiani, cioè di quelli che pagano le tasse.
E quindi inizia la battaglia, la divisione delle spoglie. Valutazione delle capacità economiche della banca, delle possibilità di sopravvivere, di studio per farla sopravvivere? No: trattativa. Cosa ne viene a me, cosa a te?
E i candidati famelici sono lì, tutti schierati. Renzi, il toscano, chedifendela toscanità della banca. Salvini, il sovranista, che difende l’autonomia dell’Italia e se ne frega che per la finanza internazionale e per l’Europa quella banca sia una palla al piede. E Letta, che cigiocala sua candidatura e dovrà mostrare di potersi portare anche lui a casa la sua libbra di carne.
E Draghi? Secondo me ci sono due possibilità. Che utilizzi la vicenda per costringere i due galletti più rumorosi (Salvini e Letta) a trovare un modus vivendi che permetta a lui di continuare a governare in pace, sia pure buttando qualche miliardo nella banca, oppure che Draghi agisca per riaffermare il suo potere e la sua autonomia, usciti malconci dalla porcheriola della ‘riforma’ del processo penale.
Scommetterei sulla seconda ipotesi, perché credo che Draghi stia comprendendo che la sua autorevolezza si sta consumando nelle trattative defatiganti cui è stato costretto negli ultimi tempi, e quindi voglia fare valere la propria autorità.
Che poi, sia nell’interesse della banca e dell’Italia temo che non sia, oggi come oggi, rilevante e comunque non è un tema in discussione.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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