mercoledì, Aprile 14

Monna Lisa e il recupero di S.Orsola

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Per lei, Lisa Gherardini, ovvero Monna Lisa del Giocondo, si è mobilitata la BBC che ha iniziato a Sant’Orsola le riprese di un documentario sulla Gioconda, affidato alla cura di uno dei massimi storici britannici contemporanei, Andrew Graham Dixon, a partire proprio dal luogo della presunta tomba. Anche la tv olandese se ne occupa. Dunque, indipendentemente dall’esito dei risultati degli scavi volti alla ricerca dei resti mortali di Monna Lisa, scavi appena conclusi, il mito della Gioconda e l’interesse verso la sua persona sono più che mai vivissimi. C’è da dire che l’attesa per i risultati delle analisi di laboratorio sui vari reperti umani ritrovati nelle sepolture all’interno dell’antico e decrepito ex complesso conventuale di S.Orsola nel centro di Firenze, era considerevole. Monna Lisa infatti è un’icona tra le più idolatrate al mondo, grazie al potente battage mediatico di cui da tempo gode (quanto poi i molti visitatori che sostano davanti al dipinto leonardesco al Louvre ne comprendano appieno il significato e la poesia è altro discorso): pertanto, arricchire (o meno) il quadro delle nostre conoscenze era l’obbiettivo che si è posto Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali, a cui si deve l’ avvio di queste ricerche interdisciplinari. Il quale aveva anche lanciato una campagna perché il Louvre potesse dare in prestito agli Uffizi, per breve tempo, la Gioconda che già vi fu esposta nel 1911, dopo il rocambolesco furto di Vincenzo Peruggia.

Forte delle precedenti ricerche antropologiche conclusesi positivamente sul Caravaggio, su Pico della Mirandola e i Medici sepolti nel loro Pantheon in S.Lorenzo, che portarono a clamorose scoperte (decesso, per avvelenamento, di alcuni di essi) nel 2011 l’intraprendente Vinceti, decise di muoversi alla ricerca dei resti mortali di Monna Lisa, coinvolgendo antropologi di fama come il prof. Giorgio Gruppioni , responsabile del Laboratorio di Antropologia ossea dell’Università di Bologna, sede di Ravenna e la Sovrintendenza archeologica di Firenze. L’antropologia umana si sa, è in grado di ricostruire età, malattie, cause di decesso e periodo in cui il soggetto indagato è vissuto: addirittura, se lo scheletro della testa è integro, si può ricostruire il volto del soggetto, com’è già avvenuto con altri personaggi storici del passato.

Ebbene, qual è il risultato di questa indagine che ha richiesto scavi sia in S.Orsola che nella Chiesa della SS.Annunziata ove si sarebbero dovuti rintracciare i resti mortali dei figli di Lisa Gherardini, colà sepolti insieme al marito, per le necessarie comparazioni attraverso il DNA? Sentiamo le conclusioni del prof. Gruppioni:  “Non si può escludere che i resti rinvenuti nel cassone di S.Orsola possano essere quelli di Lisa Gherardini. Solo il Dna può risolvere il problema”. I reperti a cui si riferisce e ai quali si è circoscritta la ricerca ( dopo l’esclusione di molte altre sepolture), sono tre e riguardano: un femore una tibia e altro frammento osseo appartenenti ad un soggetto femminile adulto deceduto  tra il 1475 e il 1547. Periodo che corrisponderebbe a quello in cui è certificata la morte di Lisa Gherardini, avvenuta nel 1542. Il giudizio finale dell’antropologo è dunque improntato ad un cauto possibilismo. La ricerca si è fermata infatti di fronte alla impossibilità di estrarre il DNA dai reperti ritrovati nella Chiesa della SS.Annunziata, ove furono sepolti i figli ed il marito di Lisa Gherardini, dato il loro stato di grave deterioramento. E quindi di poter confrontare il loro DNA con quello della presunta madre. Ma l’illustre antropologo nutre la speranza che il rapido sviluppo delle tecniche di estrazione del dna possa consentire domani risultati oggi non ottenibili: tra queste, magari la possibilità di ricavarlo anche dagli scarsi e insufficienti reperti ossei dei figli di Lisa Gherardini, polverizzati e malridotti a causa di allagamenti e alluvioni che si sono avute nel tempo.

Orsola due

Improntato invece ad ottimistico entusiasmo il commento di Silvano Vinceti: “E’ molto probabile che grazie al carbonio 14 abbiamo individuato in un cassone della cripta di Sant’Orsola a Firenze alcuni resti ossei di una salma coeva di Lisa. Inoltre ci sono elementi convergenti, che dicono che potremmo aver scoperto la tomba di Lisa. Parlo di studi storici, antropologici, archeologici svolti con rigore. Non possiamo dare l’assoluta certezza che i resti analizzati siano quelli della Monna Lisa ma la probabilità è altissima. Molti storici avrebbero giurato che si tratta proprio di lei anche con molti elementi scientifici in meno di quelli di cui disponiamo noi”.

La caccia al luogo di sepoltura della Gioconda era iniziata nel 2011 e ha nel tempo attirato l’interesse di centinaia di studiosi. Ma, come spiega Vinceti, la corsa finisce qui, almeno per il momento: “Le tecniche attuali non ci consentono di proseguire con l’esame del DNA, anche perché i resti dei figli di Lisa Gherardini, trovati nella chiesa della Santissima Annunziata, sono troppo deteriorati per consentire un esame di raffronto. Vedremo nei prossimi anni. Ma il fascino della scoperta resta intatto”.

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