mercoledì, Aprile 14

Mongolia: salvataggio cinese in vista

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Quella mongola è una crisi profonda che ha visto cadere in picchiata un Paese che fino a qualche anno fa aveva una velocità di crescita tra le più alte al mondo (+17%). L’ascesa economica è iniziata nel 2011, quando, ai primi segni di crescita, sono comparsi sul mercato i ‘Chinggis Bonds’, titoli di stato poi comprati da fondi, banche e risparmiatori che hanno superato il miliardo di vendite solo nel corso del 2012. L’economia mongola, da sempre basata sull’esportazione di materie prime, sull’ingente produzione mineraria e sulla produzione agricola, è così cresciuta in gran velocità. Il volto rurale del Paese è pian piano cambiato: sono stati aperti diversi grandi hotel, boutique di lusso e sono state costruite opere pubbliche di rilevante impatto.

Ma poco dopo è iniziata la discesa. La Mongolia ha da sempre avuto come principale partner commerciale la Cina, interessata soprattutto all’acquisto di rame e carbone, essendo questo di alta qualità ed in grado di colmare il suo fabbisogno anche per lungo tempo. In questa crisi è quindi innegabile il fatto che il rallentamento dell’economia cinese ne sia stato un fattore determinante; questo perché le richieste di rame e di carbone sono drasticamente diminuite ed i prezzi delle materie prime si sono abbassati. Lo stesso è accaduto con le richieste della Russia, altro storico acquirente mongolo.

Ma questo precipitare sembra doversi attribuire anche ad altro: una evidente uni-direzionalità economica incentrata solo sulla esportazione di materie prime ed una probabile imperfetta gestione delle stesse hanno certamente contribuito al crollo. Come afferma Morris Rossabi, professore di storia asiatica e ricercatore al Weatherhead East Asian Institute presso la Columbia University di New York, infatti, “anche gli economisti liberali al Fondo Monetario Internazionale, alla World Bank, alla Asian Development Bank e all’Agency for International Development, hanno più volte segnalato un’eccessiva dipendenza dalla vendita di risorse naturali e un declino della produzione mani

L’economia è così precipitata alla stessa velocità con cui era cresciuta. Secondo le ultime stime il debito pubblico tocca il 56% ed il tasso di povertà raggiunge un rilevante 21%. Ad oggi alla Mongolia servirebbero 580 milioni di dollari per ripagare il suo debitoMa i soldi in cassa non bastano, non ci sono fondi su cui investire e l’unica speranza a cui aggrapparsi sembra essere quella di un aiuto esterno. Il Primo Ministro Jargaltuga Erdenebat ha affermato di aver già messo da parte 200 milioni di dollari in prossimità della scadenza dei titoli di Stato di cui sopra e di aver iniziato le trattative con il Fondo Monetario Internazionale per un finanziamento che ammonterebbe a 400 milioni di dollari.

Nonostante Erdenebat abbia reso pubblico più volte il piano governativo di risanamento, questo non è bastato a tranquillizzare la popolazione che non si sente affatto sicura. I cittadini sentono questa crisi sulla loro pelle e di certo non aiuta il fatto che l’inverno in corso sia particolarmente gelido: le temperature registrate, infatti, hanno toccato i -56 gradi Celsius; di conseguenza l’agricoltura sta soffrendo molto e le morti di bestiame oltrepassano il milione; dati non certo positivi e che si sommano alla situazione tutt’altro rosea che il Paese sta affrontando.

Manca poco alla scadenza per il pagamento dei titoli di stato (fissata per il 21 Marzo), ed è a tutti evidente che i soldi non ci sono; la paura si è impadronita della popolazione che, per aiutare lo Stato, si sta indebitando, donando denaro, gioielli e perfino cavalli e bestiame. Un aiuto molto importante se si considera il fatto che più della metà delle persone hanno perso il lavoro e tante famiglie sono costrette a rinunciare anche ai beni primari per potersi permettere una qualsiasi fonte di riscaldamento. La notizia colpisce un po’, soprattutto se arriva alle orecchie dell’Occidente che, di certo, non riesce a comprendere facilmente un gesto così forte ed identificativo di ciò che null’altro è che un fortissimo senso di appartenenza.

A voler sostenere la Mongolia, però, è anche e soprattutto la Cina che si è fatta avanti proponendo un finanziamento cospicuo. Lo scorso 20-21 Febbraio, il Ministro degli Esteri mongolo, TS. Munkh-Orgil, si è recato in Cina in preparazione della visita del Primo Ministro Erdenebat, invitato dallo stesso Xi Jinping e prevista nel prossimo mese. Il finanziamento è stato ribadito in questa occasione e definito nella misura di 1 bilione di dollari in titoli agevolati e della stessa quantità di aiuti non rimborsabili.

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