martedì, Maggio 18

Monete complementari, servono norme chiare field_506ffb1d3dbe2

0

moneta complementare

La crisi economica sta investendo l’Europa e il nostro Paese da ormai più di cinque anni. Una crisi definita da molti senza precedenti. Il rilancio dell’economia reale è sempre più urgente e passa anche dal sostegno al credito alle imprese, che si fa sempre più urgente per rilanciare l’occupazione e restituire ai cittadini la necessaria fiducia per poter rialzare la testa. Quello che deve essere ripensato è l’intero sistema. “A questa crisi” spiega Massimo Amato, docente del Dipartimento di analisi delle politiche e management pubblico dell’Università Bocconi di Milano “non siamo arrivati solo e principalmente a causa di un uso sbagliato ed eccessivo degli strumenti finanziari. Ci sono stati certo abusi, e anche vere e proprie malversazioni, che sono state tollerate per troppo tempo. Ma io penso che, prima di ogni abuso e di ogni anomia, ciò che ha condotto alla crisi sia stato il funzionamento normale del sistema finanziario attuale. Il sistema finanziario, soprattutto negli ultimi trent’anni, è stato costruito male, e le sue criticità, nel tempo, si sono accumulate. Per questo risalire la china oggi è difficile. Se è stato il funzionamento stesso del sistema a creare le condizioni per lo scoppio della crisi, ciò pone un ulteriore problema: come pensare di uscire dalla crisi usando gli stessi strumenti che l’hanno provocata? Senza contare che molti di coloro che sono oggi chiamati a risolvere la crisi sono anche gli stessi che hanno sottovalutato per anni i difetti costitutivi del sistema. Le difficoltà in cui siamo si spiegano anche con l’ostinazione con cui si tenta di ritornare alla situazione precedente, senza voler riconoscere che voler ritornare a un sistema che vive di bolle speculative significa curare la crisi preparandone un’altra. Così come anche non si vede che è proprio il tratto speculativo del sistema la causa della perdurante depressione economica in cui ci troviamo. L’austerity, che oggi si tenta far passare come una condizione necessaria da imporre all’economia per uscire dalla crisi,  può essere piuttosto considerata come l’altra faccia della medaglia di un sistema finanziario che ha bisogno di espandersi indefinitamente, e in cui i mercati finanziari globali scaricano sulle economie reali il peso del riaggiustamento e dell’uscita da una crisi che essi hanno provocato”.

Partendo da queste premesse, sembra essere sempre più urgente un cambio di rotta, in cui, come spiega Amato, “non basta solo cercare strumenti nuovi e più efficaci, ma occorre anche al contempo rinnovare la concezione che abbiamo della finanza, della sua natura e del suo rapporto con l’economia reale”.

In Italia tantissime sono le imprese che, pur avendo commesse dai loro clienti, non riescono a farvi fronte, perché non riescono ad avere accesso al credito. È un circolo vizioso: le banche non finanziano le imprese, che si indeboliscono, e diventano ancora più rischiose per le banche, le quali, dovendo ridurre la loro esposizione al rischio, ancora meno concedono finanziamenti. Si crea così un blocco dell’economia reale, in cui diminuiscono i posti di lavoro, i consumi e, infine, la produzione. La crisi finanziaria diventa una crisi di domanda, che aggrava ancora di più il problema finanziario per le imprese. Per mettere un freno a questa caduta libera, in alcuni territori si è tentato di introdurre sistemi di moneta complementare, una valuta che cioè si accompagna ma non sostituisce l’euro. L’ultimo passo in ordine di tempo è stato fatto in Emilia Romagna, dove la Regione ha avviato un percorso per l’approvazione di un progetto di legge volto a regolamentare e a promuovere le monete complementari. «Un modello sociale, economico e culturale», afferma il progetto di legge, «improntato ai principi di eticità e giustizia, di equità e coesione sociale, di solidarietà e centralità della persona, di tutela del patrimonio naturale e legame con il territorio, ma anche strumento fondamentale per affrontare le situazioni di crisi economica, occupazionale e ambientale». 

La presa di posizione dell’Emilia Romagna è pioneristica dal  punto di vista giuridico della legislazione. Vi è stato anche un passo in questa direzione della regione Sardegna. Molti sono al momento i progetti italiani ed europei per l’attivazione delle monete complementari. Lo strumento è stato proposto anche da alcune amministrazioni locali, ma molto spesso senza l’adeguata definizione di regole chiare sulla sua reale applicazione. Amato, insieme al collega Luca Fantacci, ha ideato il circuito di moneta complementare di Nantes, la cui partenza è stata annunciata per la primavera 2014 ma che, proprio per la mancanza di una visione chiara da parte dei suoi promotori politici, rischia di avere vita breve.

Professor Amato, che cos’è la moneta complementare e come nasce questa idea?

Ci sono due aspetti da prendere in considerazione. Innanzitutto, il fatto la moneta complementare non è antagonista alla moneta ufficiale. La presuppone, e a allo stesso tempo fa anche fronte a certi suoi difetti di funzionamento. Due monete, in questo senso, sono meglio di una sola. Credo che sia importante lasciarsi alle spalle il dogma secolare secondo cui una moneta unica è meglio di una pluralità di monete. Ci compiacciamo di volerci specializzati in tutto, tranne che in campo monetario e finanziario. Più monete, invece, beninteso se fatte bene, sono meglio di una moneta unica. La moneta complementare non nega affatto l’euro, ma offre qualcosa di più rispetto alla moneta unica. Il secondo aspetto riguarda non il rapporto della moneta complementare con la moneta ufficiale, ma la sua natura. Non tutte le monete che si dicono complementari sono necessariamente buone. Mentre l’euro resta per noi l’unica moneta  che non può  essere rifiutata in pagamento di un debito, la moneta complementare è invece ad accettazione volontaria. Ciò significa che deve essere fatta meglio della moneta ufficiale, e che deve essere in grado di offrire un reale vantaggio e sopperire efficacemente agli svantaggi della moneta ufficiale. Quest’ultima, per il fatto di essere anche una riserva di valore, tende a non circolare, soprattutto in tempi di crisi. La moneta complementare fatta bene deve dunque essere costruita  per poter circolare. Tuttavia, per non creare inflazione,essa  deve circolare in relazione alla crescita effettiva degli scambi, perché in definitiva solo lo scambio di beni giustifica la circolazione di denaro. Se non ho niente da comprare la moneta che ho non vale niente.

Da queste considerazioni, quindi, prende forma la sua idea di moneta complementare?

L’ideale è che la moneta complementare prenda la forma di un’unità di conto all’interno di una camera di compensazione, ancorata alla moneta ufficiale ma non convertibile. L’idea che porto avanti da tempo è di costituire camere di compensazione territoriali, al massimo a scala regionale. In una camera di compensazione tutti i partecipanti fanno credito l’uno con l’altro. Se, per semplificare al massimo e fare un esempio, partiamo da tre soggetti, A B e C, all’interno di una  camera di compensazione A può comprare beni o servizi da B senza pagarlo, ma utilizzando la possibilità di ‘andare in rosso’ e vedersi registrato un debito a cui corrisponde un credito per l’agente B. B a sua volta può usare immediatamente il proprio credito per comprare dall’agente C, il quale, a sua volta, con il credito che gli è stato trasferito da B può comprare nuovamente dall’agente A, che salda così il suo debito iniziale. Il ciclo degli scambi avviene senza esborsi di moneta, ma semplicemente contabilizzando i rapporti reciproci. Alla fine sono stati fatti scambi che altrimenti non si sarebbero verificati per mancanza di contante, e tutti i soggetti sono in equilibrio. Se questo sistema venisse offerto alle imprese di un territorio per regolare i loro rapporti  di fornitura, sarebbe possibile aiutarle a far fronte alla scarsità di fondi liquidi dovuta alla chiusura dei rubinetti da parte delle banche.

Che effetti può avere la moneta complementare sull’economia reale e per superare la crisi economica?

Molte imprese oggi falliscono, come disse pubblicamente qualche mese fa un esponente di Unindustria, non perché non abbiano lavoro, ma perché non hanno soldi. Questa crisi del credito è diventata una vera e propria depressione perché il calo di attività delle imprese indotto dalla stretta creditizia crea disoccupazione, che a sua volta genera una contrazione della domanda finale. È un circolo vizioso. Siamo ormai una crisi di domanda prima ancora che di produttività. Ecco perché da tempo propongo di allargare la partecipazione alla camera di compensazione anche ai lavoratori, tramite il pagamento di una parte del loro salario in moneta complementare, in modo da assicurare la domanda per la produzione locale dal sistema stesso. Se, per esempio, sulla base di un accordo nel quadro della contrattazione di secondo livello, invece di ricevere 1000 euro avessi 900 euro e 150 in moneta complementare, da spendere sul territorio attraverso la camera di compensazione, si potrebbe mettere in moto un movimento di rilancio dell’economia reale, della domanda e, perché no, anche della produttività.

Il progetto Sonantes in Francia, del quale lei stesso è stato l’ideatore, è stato il primo a livello europeo ad essere stato attivato?

Ci sono stati e ci sono ancora molti progetti di attivare circuiti di moneta complementare. Il progetto di Nantes, che non è ancora partito, rischia, nonostante le sue ambizioni, di non funzionare per l’incapacità dell’amministrazione locale che se ne è fatta promotrice di comprendere la portata del progetto e gli strumenti necessari per renderlo efficiente. Per dirla fino in fondo: a Nantes la politica si è impossessata del progetto per scopi elettorali e di consenso, ma non ha fatto niente di concreto per promuoverlo. Una camera di compensazione presuppone una grande collaborazione tra i partecipanti, l’accettazione della moneta è volontaria, e  tutti devono avere un interesse reale e tangibile a parteciparvi. La moneta locale e la camera di compensazione sono espressione della società civile. Il ruolo della politica, in questo contesto, è certo quello di promuovere la costituzione delle camere di compensazione, perché serve un investimento iniziale, ma poi anche quello di ritrarsi per lasciare spazio alle libere dinamiche fra soggetti economici. Quello che noi tutti  stiamo chiedendo alla politica, in fondo, è di mettersi al servizio del Paese. A Nantes non è stato fatto. Ritengo però che in Italia, forse anche a causa di una situazione per certi versi più drammatica, la costituzione di strutture di compensazione potrebbe rappresentare un’occasione formidabile anche per affrontare l’emergenza del debito che le PA hanno nei confronti delle imprese. Una situazione che non ha paragoni in tutta Europa. Schemi di compensazione territoriale potrebbero servire per ridare un ruolo attivo alla pubblica amministrazione senza aggravare il debito pubblico. Con altri colleghi della Bocconi ne stiamo discutendo e crediamo che sia un tema sul quale tenere alta l’attenzione.

La sperimentazione della moneta complementare sta per essere replicata anche in Emilia Romagna. Quali sono i presupposti?

In Emilia Romagna ci sono diversi progetti, per ora tutti provenienti da privati. Il più interessante ai miei occhi è una camera di compensazione tra imprese su base regionale, promossa da privati ma che ha le carte in regola per poter rappresentare un modello forte. Si ispira al Sardex, un’altra esperienza di successo in Italia. Quanto agli altri esperimenti emiliano-romagnoli, ben venga la concorrenza, anche se non sottovaluterei la questione dell’efficienza. Troppe monete locali in un medesimo territorio, soprattutto se non comunicano fra loro in un contesto federativo e sulla base di piattaforme tecnologiche comuni, creano un problema. In breve,  il rischio è di inflazionare lo strumento stesso. Bisogna valutare le cose in modo sobrio. L’idea delle monete complementari è un’ipotesi ragionevole che non deve essere sprecata.

Che cosa serve, a livello normativo, per dare vita a un progetto del genere?

Allo stato attuale non c’è nessuna normazione specifica. Il sistema giuridico italiano tuttavia non impedisce la creazione di monete complementari. Credo però che problema di un inquadramento legislativo si presenterebbe del tutto naturalmente se divenissero numerose e diffuse in molti territori. In quel caso si richiederebbe un intervento del pubblico come promotore, e del legislatore come garante del quadro generale entro cui i singoli progetti sarebbero chiamati a operare. Sarebbe auspicabile anche l’attivazione di una forma di vigilanza benevola da parte della Banca d’Italia, la quale potrebbe fare molto per cominciare a discriminare gli esperimenti meritevoli da quelli che, invece, richiedono di essere modificati o al limite interrotti. Le autorità di controllo dovrebbero iniziare a prendere atto dell’esistenza di queste nuove forme di moneta, e comprendere che non sono tutte uguali.

Che effetto può avere lo sviluppo della moneta complementare sull’Euro e sui rapporti di scambio con l’Europa?

Nessuno, se non positivo. Una moneta complementare ben fatta è ancorata all’euro e non convertibile in euro. Non ci deve essere la possibilità di speculare sul cambio, deve esserci un ancoraggio fisso, preferibilmente in un rapporto uno a uno. Non ha alcun senso economico accumulare crediti  in moneta  complementare e poi convertirli in euro. La camera di compensazione deve tenere la moneta al suo interno iniettando nel circuito solo la moneta che può essere realmente spesa. Abbiamo certo bisogno che la moneta circoli. Ma deve circolare bene. La quantità  di moneta ufficiale è aumentata enormemente, ma non circola. Il criterio principe per la moneta complementare è quello di renderla inconvertibile, creando però al a contempo le condizioni ideali per la sua spendibilità.

Che effetto avrà, invece, la moneta complementare sulle banche?

Sono sempre più convinto che il sistema bancario dovrebbe guardare con favore a quest’idea. Le banche hanno difficoltà a fornire alle imprese capitale per investimenti a medio e lungo termine, anche perché le imprese si rivolgono ad esse anche per il finanziamento del capitale circolante. Se ci fosse uno strumento che aiuta le imprese ad autofinanziarsi a breve senza indebitarsi e senza toccare la liquidità, queste ultime sarebbero più sane finanziariamente e quindi più facilmente finanziabili a medio-lungo termine da parte delle banche. Si potrebbe pensare di introdurre, in maniera graduale, metodologie di credito diverse a seconda delle diverse esigenze e delle diverse scadenze. Il problema, certo, è quello di un’articolazione complessiva e coerente di queste forme specializzate.

Quale è stata la risposta della politica italiana alla moneta complementare?

C’è molto interesse da parte del mondo politico. Attualmente sono in contatto con diverse realtà locali, e anche con amministrazioni locali. Molto probabilmente è da loro che deve partire lo stimolo iniziale, con un interesse sempre più serio, informato e concreto. Quello che posso dire a partire dalla mia esperienza francese, è che alle parole devono seguire i fatti.  Usarla solo come elemento di una politica di annunci sarebbe controproducente, per tutti.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->