sabato, Luglio 31

Molto rumore per nulla

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Due anni fa, quasi, poco meno di 9.000.000 di cittadini italiani votarono per la grande novità del Movimento 5 Stelle eleggendo 108 Deputati e 54 Senatori, circa il 17% dell’intero corpo parlamentare: una grande ‘macchina da guerra democratica’ – pensavano quegli elettori, perché così gli eletti e chi li organizzava avevano detto loro – idonea a cambiare davvero le cose in questo Paese.  

Ora, chi siede alla Camera o al Senato da quasi due anni (sui cinque che sono la durata – teorica – intera del mandato) è giusto che riceva una prima valutazione da parte dei cittadini italiani per cui lavora stando lì, guadagnando per questo in termini economici e non. E riguardando ormai quasi la metà del tempo massimo in cui quei Parlamentari svolgeranno il proprio compito, tale valutazione non può più dirsi sommaria né troppo anticipata, ma invece circostanziata e significativa. Benché non completa, certo.

Io non votai per il Movimento 5 Stelle.

Ma se l’avessi fatto ora rincorrerei quegli eletti, e chi li organizzava allora e li organizza adesso, coi forconi.

Perché non si può sciupare il voto di 9.000.000 di cittadine e cittadini, una forza parlamentare di quasi un quinto sul totale, il ruolo oggettivo di unica novità (dal successo senza precedenti, quasi prodigioso) nel panorama politico italiano, il vanto di essere sia l’avanguardia di un approccio ‘rivoluzionario’ alla cittadinanza attiva sia un collettivo dalla disciplina ferrea come se n’era persa la memoria – per poi, a dispetto di tutto questo, non conseguire un solo risultato politico concreto.

Sì, certo: agli atti parlamentari restano tanti discorsi di fuoco pronunciati in molte occasioni, da Deputati e Senatori ‘5 Stelle’, tante interpellanze e interrogazioni; nelle rassegne-stampa di due anni non si contano le dichiarazioni stentoree, le manifestazioni a effetto (‘arrampicate’ comprese), i gesti tesi a smitizzare lo stesso ruolo ‘sacerdotale’ dei rappresentanti della Nazione in favore di un accorciamento della distanza tra Palazzo e popolo; forse – concedo – qualche buona nuova prassi di ciò che elettori ed eletti pentastellati chiamano sprezzantemente ‘casta’ (salvo poi esser entrati – i secondi – a farne parte, oggettivamente) si dovrà pure al martellamento mediatico sui temi dei costi della politica, da parte di Grillo e Casaleggio e loro corifei. Ma niente di tutto ciò incarna, né tecnicamente né politicamente, un risultato concreto di quelli che ci si aspetta dal lavoro di chi si è mandato in Parlamento – e lo si paga per questo – in virtù di un programma di interventi sullo Stato, sulla società, sulla vita.

Non c’è una legge promulgata, non c’è un decreto vigente, non c’è una riforma attuata, non c’è una nomina istituzionale, non c’è un’azione positiva della classe politica incidente sull’esistenza del popolo italiano – non c’è niente di tutto questo che sia firmato da un parlamentare del Movimento 5 Stelle.
C’è sì tanto rumore su qualche piazza ogni tanto, sui mezzi di comunicazione mainstream e ancor più su quelli più moderni come il web e i social network; però – ripeto – se fosse stato il mio voto tra quei 9.000.000 e vedessi ora, dopo due anni, che chi ho eletto se ne serve per fare tutto e solo ciò che avrebbe potuto fare anche da fuori del Parlamento (come attivista dei movimenti o blogger o ‘artigiano del dissenso’ o simili) e invece non far nulla di ciò che lo qualifica (e lo remunera) come ‘funzionario’ della democrazia, come ‘sviluppatore’ di un programma politico fattuale, allora (ripeto) oggi lo rincorrerei a male parole per chiedergli conto della sua inettitudine – e forse, a questo punto, della sua malafede originaria!         

“Non abbiamo i numeri per governare, né per far passare le nostre proposte. E non cerchiamo compromessi né ‘inciuci’!” – è la giustificazione che danno a se stessi (e che ancora qualcuno che gli diede la propria fiducia, accorda loro oggi).

E allora? Che alibi è? Se il tuo ‘sentire’ politico – sto per dire la tua ‘urgenza storica’ – nell’arco di due anni sani non incontra mai, su nessun tema positivo, l’alleanza di nessun’altra espressione parlamentare dell’opinione pubblica italiana, così che non riesci a far venire al mondo neppure uno dei tuoi grandi progetti di cambiamento democratico (quei progetti che – secondo te – gli italiani anelano come il pane), e ciononostante non solo non c’è la ribellione nelle strade in difesa dalla tua ‘purezza’, ma continui a perder consensi nelle scadenze elettorali parziali in corso di legislatura, a perder punti nei sondaggi quotidiani, a perder ‘pezzi’ dai gruppi di Camera e Senato – allora significa che il tuo sentire e la tua urgenza non sono né storici né attuali: che non sono più di uno sbraitare alla luna di un cittadino incarognito qualunque, che la mattina dopo si rimetterà la giacchetta e farà da bravo il proprio ruolo di ‘ingranaggio del ‘’sistema’.  

“Non abbiamo i numeri per far passare le nostre proposte, quelle che impatterebbero sulla vita della gente.” E dunque? Forse che il Partito Comunista Italiano è mai stato maggioranza in Parlamento? E non fu sempre osteggiato pesantemente dal mainstream di una sottocultura bigotta, padronale, reazionaria e conformista?

Ciononostante, coi suoi numeri di minoranza (numeri decisi addirittura da accordi geopolitici globali, altro che vittimismo da cortile o da talk-show!), il PCI fu l’elemento politico – e storico, lui sì – senza il quale non ci sarebbe stato nemmeno uno degli incredibili passi avanti della società italiana nei decenni centrali della seconda metà del secolo scorso: dallo Statuto dei Lavoratori all’apertura dei manicomi, dal referendum sul divorzio a quello sull’aborto, dall’obiezione di coscienza al servizio militare alla rappresentanza democratica nelle scuole e nelle università, dalle legge sulle 150 ore per far studiare gli operai al nuovo Diritto di Famiglia, alla realizzazione delle amministrazioni regionali previste da trent’anni in Costituzione, alla legge sulla confiscabilità dei patrimoni mafiosi..

Dunque l’alibi preteso non sussiste, per il Movimento 5 Stelle.
Non dopo due anni di lavoro politico sprecato o eseguito male, o addirittura non svolto affatto.
Non dopo tanto rumore per nulla.

Due anni fa, quasi, poco meno di 9.000.000 di cittadini italiani votarono per la grande novità del Movimento 5 Stelle eleggendo 108 Deputati e 54 Senatori, circa il 17% dell’intero corpo parlamentare. Il ‘mantra’ con cui si convinsero quei 9.000.000 era all’incirca il seguente: “Loro controlleranno che i nostri soldi siano spesi bene” – e al doveroso giudizio di due anni trascorsi, l’estremo paradosso è che tutti stiamo pagando tanti soldi proprio a quei Parlamentari senza la minima probabilità che la nostra vita possa guadagnarci qualcosa grazie a loro.

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