giovedì, Settembre 16

Mollo tutto e vado a vivere in Thailandia. E’ facile? Dipende Visti, Permessi, Regole, Indagini di mercato: trasferirsi all'estero non è più un'avventura da affrontare a cuor leggero

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Basta, mollo tutto e vado a vivere in Thailandia. Lì la vita è più semplice e tutto costa di meno”. E’ vero? No. La risposta, che potrebbe a prima vista sembrare eccessivamente tranchant, in realtà, dovrebbe indurre ad un maggior pragmatismo, a maggiore oculatezza e ponderazione.
Molti partono con l’idea di aprire una pizzeria o un locale di ristorazione italiana credendo di fare un affare acquistando ristoranti o attività similari in Thailandia con prezzi di acquisto che potrebbero sembrare competitivi rispetto a quelli italiani (acquisto del ristorante, licenza, etc.). E poi si ritrovano ad avere uno stuolo di ristoranti e pizzerie tutt’intorno, in località come Phuket o Pattaya dove, quindi, il mercato è saturato, oltre all’obbligo di assumere quattro cittadini thailandesi nel proprio locale di ristorazione, perché questo prevedono le leggi thailandesi per gli occidentali che vogliano investire nella Nazione Sud Est asiatica.

Una cosa è se in Thailandia ci vai da turista, per tempi più o meno limitati e vai in località amene, mare, rilassatezza e per vivere il tuo relax. Ben altra cosa implica il fatto che ci si vada per vivere e, magari, per tratti di tempo lunghi o tutta la vita. A questo punto vi è da considerare anche il fattore età, perché un conto è andarci da giovani, col desiderio -magari- di investire delle quote di denaro in attività professionali o acquisire proprietà in loco e ben altra cosa è andare a vivere in Thailandia in via definitiva perché ci si va da pensionati. Per non dire poi del sesso di chi si sposta: perché un conto è trasferirsi in Thailandia se si è uomini e si è disposti ad avere qualche agiatezza in meno e qualche aspetto spartano in più. E ben altra cosa è andare in Thailandia se si è donne e verificare poi in loco cosa significhi essere stranieri all’estero e per di più con sistemi culturali che vanno volta per volta verificati e vissuti in prima persona. Infine, vi è il dato economico, se si tratta di fare investimenti, questo aspetto è particolarmente importante. Conviene investire in Italia, se si ha del capitale disponibile, oppure in Thailandia? Bisogna avere termini di conoscenza importanti ed aggiornati, perché si tratta di scelte da fare con attenzione”.

Salvatore Parisi, ex Vice Chairman della Camera di Commercio di Puket, Committee TICC, tra altre cose ed incarichi assolti in Thailandia, oggi si muove nel settore della finanza e della sua collocazione sul mercato thailandese, ma anche in campo immobiliare, settore del quale è sicuramente tra i migliori conoscitori in tutta la Thailandia e tra i professionisti italiani che operano nella Nazione asiatica. “Ho visto persone avventurarsi nella decisione di andare a vivere e lavorare all’estero senza nemmeno essere andati una volta in precedenza, nemmeno da turisti. La ritengo una vera follia”, aggiunge Parisi.

Bisogna ben distinguere numerose variabili, sia in partenza (Italia) sia in arrivo (Thailandia). Un dato di raffronto: nel 2006, 1 Euro era cambiato con 46 THB (Thai Baht la moneta locale); oggi 1 Euro è cambiato con 37 THB. Al di là delle configurazioni politiche al potere-democrazia piuttosto che una delle tante dittature militari che hanno caratterizzato un arco di tempo superiore ai quindici anni consecutivi intervallati da ‘parentesi’ di governi eletti democraticamente -coloro che guidano la ‘macchina’ economica thailandese partono da una idea-base per la quale la Thailandia è protezionista sul mercato interno. La Thailandia protegge la propria forza lavoro ed ha fissato il goal di voler stabilizzare la propria economia anche a costo di perdere -strada facendo- qualcosa, come è accaduto col primato di primo Paese esportatore di riso al Mondo: in quel campo, infatti, oggi ha davanti a sé competitor diventati molto forti come il vicino Vietnam oppure competitor ‘storici’ come India e Cina. Col Governo di Yingluck Shinawatra, l’idea di essere disposti a perdere il primato nell’esportazione mondiale di riso devolvendo quote di denaro pubblico a sostegno dei produttori di riso ed agli agricoltori in generale (per dare soddisfazione all’elettorato principale della Famiglia Shinawatra in ambito politico) e immettendo sul mercato alcune quote delle riserve di riso per calmierare i prezzi, ha da una parte difeso un segmento ancor oggi di primaria rilevanza in Thailandia ma -allo stesso tempo- ha indotto parti dell’economia e della politica thailandese che vivono di una qualche rendita a scendere in campo e bloccare il governo di Yingluck Shinawatra. La quale, infatti, oggi vive esule all’estero come il fratello maggiore Taksin mentre al potere nel 2014 son tornati ancora una volta i militari con un ‘classico‘ colpo di stato.

Parisi interviene: “Anch’io faccio un raffronto simile: con 1 Euro in Italia non mangi, in Thailandia si. Al giorno d’oggi, dopo il mio ultimo periodo trascorso in Italia, ho verificato che una tazzina di caffè costa ormai 1 Euro e 20-30 centesimi. In località meno centrali, nelle zone di territorio più periferiche il caffè lo si trova anche a 1 Euro. Ebbene, in Thailandia magari non una cena ma un piatto completo, riso, verdure e pesce o carne, lo si può avere per un Euro. Questo per dare il polso della situazione”. Con 110 THB (Euro 2, 97) si può cenare seduti in un localino medio (non street food sul marciapiede con le stoviglie lavate alla più vicina pompa di acqua pubblica) oppure all’ultimo piano di una delle due torri del Siam Paragon Center, dove con stile da fast food, ci si può aggirare tra diversi piccoli stand e scegliere se mangiare thailandese, cambogiano, vietnamita, cinese. Da tutto questo deriva che se ci si reca in Thailandia per viverci da pensionati, avendo mille Euro disponibili mensilmente, si può accedere ad uno standard di vita difficilmente raggiungibile oggi in Italia, dove un pensionato con quella cifra soffre.

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