lunedì, Settembre 27

Molestie sessuali contro le bambine nei campi profughi greci

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha reso noto che 71.418 tra migranti e rifugiati sono entrati in Europa dal mare fino al 4 giugno 2017, l’85% è arrivato in Italia e il resto in Grecia, Cipro e Spagna.
L’IOM ha sottolineato che 60.388 migranti sono arrivati in Italia, mentre 1.562 persone sono morte in viaggio verso il Paese. L’agenzia ha inoltre registrato 7.443 arrivi di migranti in Grecia. Secondo il comunicato stampa, un totale di 1.650 migranti sono morti nel Mediterraneo mentre tentavano di attraversare il mare dal primo gennaio, dato che è inferiore allo stesso periodo dello scorso anno, quando 2.512 persone sono morte in viaggio verso l’Europa.

Ghias Aljundi è un siriano naturalizzato inglese, consulente nell’ambito dei diritti umani in Medio Oriente in materia di libertà di espressione. Nel corso di un campo estivo di Amnesty International dedicato ai migranti, a Lampedusa, lo abbiamo incontrato. Qui, nell’isola che rappresenta l’estremo avamposto dell’Europa, all’inizio di settembre, l’attivista è intervenuto a un incontro finalizzato a illustrare la situazione dell’assistenza dei rifugiati in Grecia, e noi lo avevamo intervistato. Ghias ha descritto la condizione disumana dei campi profughi nei quali attualmente presta soccorso umanitario, denunciando alcune gravi violazioni dei diritti umani come, ad esempio, le molestie sessuali ai danni delle bambine.

Le isole di Lampedusa e Lesbo sono terre di confine e sono diventate le porte dell’Europa, dove i migranti arrivano con imbarcazioni di fortuna e la speranza di un futuro migliore. Il loro obiettivo è ripartire per i paesi del nord, per ricongiungersi con i familiari che ce l’hanno fatta e si sono trasferiti nel vecchio continente.

Aljundi, ex prigioniero di coscienza di Amnesty International, opera come volontario in Grecia: “In passato ho lavorato per importanti organizzazioni per i diritti umani. Adesso sono un freelance che realizza progetti sulla libertà di espressione e sullo sviluppo dei media nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. Attualmente faccio volontariato in Grecia per aiutare i rifugiati che sono bloccati nello stato ellenico da parecchi mesi“.

Ghias ha trascorso alcuni anni nelle prigioni siriane perché combatteva il regime di Assad: “Sono stato detenuto in carcere tra il 1988 e il 1992 a causa della mia attività nel campo giornalistico e dei diritti umani. Sono stato arrestato nella città costiera di Tartous dal servizio segreto politico e, successivamente, sono stato rilasciato grazie a un’amnistia generale concessa dal presidente insieme a migliaia di prigionieri politici“.

Poi Aljundi ha iniziato il suo percorso che l’ha portato a occuparsi dei diritti umani e dei progetti di solidarietà internazionale. “Sono tornato all’università”, afferma Ghias, “e mi sono laureato come studente di letteratura inglese. Agli oppositori del regime siriano non era consentito lavorare“.

Aljundi è un difensore dei diritti umani. Lavorare per le realtà di questo settore gli ha permesso di aiutare le vittime delle violazioni dei diritti umani. “Questo è il motivo che mi ha spinto a impegnarmi in questo campo” spiega l’ex rifugiato, che attualmente opera nell’isola di Lesbo e ad Atene offrendo aiuto pratico ai migranti che sono bloccati in Grecia. Aljundi accoglie le imbarcazioni arenate sulle spiagge dell’isola dove la gente sbarca esausta e terrorizzata, dopo un lungo viaggio attraverso il Medio Oriente: “Porto i rifugiati all’ospedale, cerco di trovare case e alloggi per le famiglie con bambini piccoli. Il trattamento dei rifugiati nei campi profughi greci è pessimo. I migranti vivono in condizioni difficili. Gran parte dei 60mila rifugiati bloccati in Grecia vive in tende senza assistenza medica e cibo. I bambini non possono andare a scuola. La gente non ha più speranze. Non esistono politiche di asilo e di ‘relocation’. Le persone non sanno cosa accadrà loro in futuro“.

Nei campi di accoglienza in Grecia sono state commesse violazioni dei diritti umani: “Purtroppo sono accaduti numerosi episodi di molestie sessuali contro le bambine, riportati dalla stampa, dalla polizia e dai volontari. Nell’isola di Lesbo hanno avuto luogo anche atti di violenza da parte della polizia contro i rifugiati, soprattutto nel campo profughi di Moria“.

Durante l’incontro organizzato da Amnesty International a Lampedusa, Ghias ha dichiarato che alcune grandi Ong sono assenti nei campi di accoglienza di Lesbo. “Alcune organizzazioni umanitarie come Oxfam e Save the Children non hanno una presenza concreta sull’isola. Tuttavia Medici senza Frontiere, la Croce Rossa, il Consiglio Danese per i Rifugiati e le piccole Ong nate da poco stanno provando a fare qualcosa nonostante gli ostacoli e le difficoltà burocratiche imposte dal governo greco“.

Nell’isola di Lesbo la situazione è drammatica a causa della concentrazione di migranti, più di 5mila, ammassati per la maggior parte nel campo profughi di Moria, dato alle fiamme per protesta poco tempo fa dagli stessi rifugiati. In realtà chi scappa dalla Siria, dall’Iraq e dagli altri paesi in guerra vuole andare nei paesi dell’Europa occidentale come, ad esempio, la Germania: “Ma adesso i migranti sono consapevoli che il mondo occidentale non è il paradiso che sognavano“.

Dopo il viaggio a Lampedusa nel 2013, nella primavera scorsa Papa Francesco ha visitato anche l’isola di Lesbo, compiendo un gesto simbolico che ha avuto un particolare significato per i migranti: “I rifugiati erano felici perché una persona importante è andata a vedere come vivono e ha ascoltato i loro problemi. Ma i profughi hanno bisogno che chi prende le decisioni risolva la crisi dei flussi migratori“. Un esodo biblico direttamente collegato alla guerra in Siria. Ma è realistico pensare di trovare una via d’uscita da questo conflitto? “Purtroppo non esiste una soluzione“, risponde Aljundi, “la situazione è fuori controllo. Il regime criminale di Assad ha favorito l’invasione di forze straniere in Siria come la Russia che sta bombardando i civili e vanificando qualsiasi tentativo di giungere a un accordo politico. L’altro aspetto della guerra è connesso con gli attori che si muovono fuori da questo scenario, gli Stati Uniti e i paesi dell’Europa occidentale, che sono testimoni di quanto avviene in Siria, non fanno nulla di fronte alla brutalità dell’intervento della Russia. Penso che la guerra proseguirà ancora, a meno che non accada un miracolo“.

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