giovedì, Ottobre 28

Moira Orfei, ‘Regina semplice’ del Circo Intervista ad Alessandro Serena, nipote di Moira, che ne traccia un profilo del tutto personale

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Il 19 novembre scorso l’ultimo saluto del pubblico a Moira Orfei, morta all’età di 83 anni, a Brescia il 15 scorso, dopo che per anni l’artista li aveva salutati alla fine degli spettacoli dalla sua carrozza o dal suo ‘maggiolone’, ed essendosi Moira sempre rifiutata  di lasciare quella vita nella ‘casa mobile’. Durante il funerale, il feretro è arrivato, appunto, su una carrozza ottocentesca, tirata da quattro cavalli bianchi, la stessa che Moira usava per i suoi omaggi in forma di saluto al pubblico, accompagnata da note di musica circense, eseguite da una banda, mentre sventolava la bandiera storica cittadina (il gonfalone), omaggio per la sua celebre concittadina, che aveva eletto la città come sua residenza all’inizio degli anni Ottanta del Novecento. Moira Orfei era invece nata a Codroipo (Udine) da una famiglia di remote origini sinti, dedita da diverse generazioni all’arte circense ed è rimasta legata al Circo fino alla fine dei suoi giorni. La salma di Moira Orfei è stata salutata da una grande folla, oltre cinquemila persone presenti, che seguiva il passaggio del feretro, oltre che dal sindaco di San Donà di Piave, Andrea Cereser, e dai commercianti locali che hanno esposto nelle vetrine una locandina con la sua foto e la scritta: “Moira Orfei, San Donà ti vuole bene“, quindi tutto come si confà di solito ai regnanti e come segno di riconoscenza ad un’artista dal volto popolare che aveva rappresentato l’Italia in ripresa economica, politica  e sociale nel Secondo Dopoguerra. Moira Orfei era anche una icona di bellezza, esaltata da fotografi ora famosi, come Mauro De Blasi, di recente riscoperto dalla critica d’arte, che la immortalò di spalle mentre girava per le vie della città, quale simbolo di quell’Italia appunto in ripresa.

Moira Orfei , insieme a suo marito Walter Nones , aveva aperto la strada ad una forma circense rinnovata nello stile e nei suoi numeri, arrivando a coinvolgere anche artisti notevoli, provenienti dalla Russia e dall’America (cosa non facile per quei tempi) nel Circo che oggi porta il suo nome e che ora viene continuato dai figli e dal marito.

Alessandro Serena, nipote di Moira Orfei per parte materna (Loredana Nones era sorella di Walter), cerca di tracciarne un profilo personale, non senza un velo di malinconia per la sua recente scomparsa, e di fare chiarezza sul ruolo del circo oggi, anche in veste di professore di ‘Storia dello Spettacolo Circense e di Strada’ all’Università degli Studi di Milano.

 

Perché Moira Orfei era considerata la ‘Regina del Circo’ e come rappresenta questo ambiente che portava il suo nome?

Moira era considerata una regina, in un certo senso popolare, del Circo, dato che era stato il suo pubblico e il popolo in generale a darle quell’appellativo e non lei a proporre tale denominazione. Questa derivava dal suo atteggiamento di grande diva che la faceva assomigliare appunto ad una regina, ma soprattutto dal suo fascino di donna bellissima, almeno fino a qualche anno fa, accompagnato da costumi sfarzosi e dalle corone simili a quelle che portavano i membri delle famiglie reali nei secoli. Io penso che sia importante sottolineare, purtroppo l’ho dovuto fare tristemente in chiesa durante il suo funerale, che alla caratteristica legata alla regalità Moira accostava quella che derivava dalla sua umanità come persona molto semplice:  penso che uno dei motivi per cui tre o quattro generazioni di italiani hanno tributato alla sua persona molta notorietà, fosse appunto dovuto a questo. Moira era una ‘Regina semplice’, in quanto di solito da una regnante ci si aspettano discorsi austeri e complicati, mentre per lei è vero esattamente il contrario, tanto che a volte sembrava la vicina di casa. Questi due aspetti del suo carattere erano tra i segreti del suo successo, anche se forse questa non è la parola più giusta per rendere la sua carriera e la sua popolarità.

Se una persona oggi diventa famosa o ha successo, magari partecipando o conducendo qualche programma televisivo, invece altra cosa rappresenta l’essere amata dalla gente, e dagli italiani in particolare, anche se a volte riceveva lo stesso tributo di affetto anche in Paesi esteri. Ricordiamo infatti che portò il suo Circo in due Nazioni, Iran e Libia, difficili da raggiungere e in gravi condizioni di crisi per le guerre in atto. Moira Orfei ha portato dieci anni fa un messaggio di pace, sotto forma di uno spettacolo popolare italiano, in due Paesi dove adesso sono possibili avvenimenti tragici, anche se ci si augura che tali fatti dolorosi non succedano mai.

Come trascorse i suoi ultimi anni lontana dagli schermi e il palcoscenico e come tale  lontananza dalla sua principale attività di vita, per lei, nata all’ombra del tendone circense?

Moira è stata quasi fino all’ultimo nel Circo e non si è mai allontanata da esso; invece lo ha fatto dal cinema e rinunciando a qualche programma televisivo, ma il suo mondo, quello che lei amava, era proprio quello del Circo. Non ha sentito quindi il dolore di allontanarsi dallo spettacolo circense, in quanto due volte al giorno andava a salutare e a mostrarsi al pubblico, praticamente ha soltanto diradato le sue partecipazioni sceniche e cinematografiche. Da giovane era impegnata in numeri circensi bellissimi e di grande abilità: ricordiamo un delicato volo di colombe ammaestrate, e un numero travolgente con elefanti ammaestrati, tanto che addirittura per qualche anno è rimasta sui manifesti la dicitura di “Moira degli elefanti”, come il famoso Tarzan delle scimmie. Con l’avanzare dell’età ella aveva di certo diminuito le sue apparizioni e ultimamente entrava in scena su una carrozza con sette cavalli, poi su un ‘maggiolone’ per salutare il suo pubblico. Le confido inoltre che quel suo salutare la gente era il momento che il pubblico aspettava di più, nonostante che il marito Walter Nones scritturasse i più grandi attori e personaggi circensi dalla Russia e dall’America e che anche i figli della coppia fossero diventati i più grandi artisti del mondo circense. Quando entrava Moira Orfei in pista c’era un boato da stadio, come quando si segna un goal e si esulta per tale azione calcistica. Non c’è stato quindi un vero allontanamento dalle scene, ma Moira è addirittura morta nella sua roulotte, che era monumentale, l’equivalente delle nostre case.

Moira aveva paura quando i suoi figli si esibivano: Stefano infatti lavorava in scena con animali assai pericolosi e spesso lei metteva una sedia all’ingresso del circo, nel buio o penombra creatisi dopo lo spegnimento delle luci, per guardare gli spettacoli da quella posizione. La gente avvertiva la sua presenza come spettatrice, fortemente coinvolta emotivamente nelle azioni del circo stesso, e si creava un’atmosfera del tutto magica. Se poi la sua figura veniva notata e riconosciuta come Moira, il teatro stesso cominciava a tuonare di applausi e grida. Ciò dimostra un grande rispetto da parte del maestro per gli spettatori e non si ritrova uguale in altri spettacoli di altro tipo e genere, poichè fa parte ormai del passato storico degli eventi considerati in toto.

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