sabato, Dicembre 4

Mohammed Bennis: Percorsi al ‘plurale’ Intervista a Mohammed Bennis, uno dei principali intellettuali marocchini, espressione di alto profilo della poesia araba contemporanea. “Il nostro mondo arabo si sta lacerando. Un dolore 'plurielle'”.

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È considerato uno dei principali intellettuali marocchini ed è certamente uno dei nomi di più alto profilo della poesia araba contemporanea. Autore di una trentina di opere colte e raffinate, tradotte in diverse lingue, ha lettori in ogni angolo del globo. Mohammed Bennis non ha dubbi: “Senza la poesia, l’essere umano diventa facile preda del fanatismo”!

Signor Bennis, Lei è stato insignito di numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui quello francese di ‘Chevalier des arts et des lettres’. In Italia ha pubblicato per Donzelli ‘Il Mediterraneo e la parola. Viaggio, poesia, ospitalità‘. A quali progetti sta lavorando attualmente?

Sto provando a concentrarmi su due o tre progetti editoriali. Uso il verbo ‘provare’ perché il periodo storico che stiamo vivendo è cupo. La pandemia si sta divorando molte delle persone che amiamo e che normalmente ci aspettano sull’uscio di casa. E ciò vale anche per l’aria generalizzata dei conflitti, quella dell’odio e delle lacrime. Ci vuole molta energia intellettuale per essere in grado di affrontare questa situazione caotica e continuare a percorrere il cammino della scrittura.

Secondo lei, cos’è la democrazia?

Credo che la democrazia possa essere riassunta in due principi: l’uguaglianza delle relazioni tra i cittadini e il loro diritto di esprimere pubblicamente i loro pensieri e le loro convinzioni. Questi due principi sono fondamentali per l’attribuzione di un diritto di cittadinanza che ogni persona che vive nei tempi moderni merita.

C’è democrazia nelle società occidentali?

Il sistema politico nelle società occidentali è teoricamente basato sulla democrazia. Purtroppo, queste società soffrono attualmente di una deturpazione di questo valore. La causa è, da un lato, la globalizzazione; dall’altro, l’ascesa di correnti razziste che mettono in crisi l’idea stessa di democrazia all’interno della stessa società o tra la propria società ed altre società, che sono descritte come sottosviluppate.
Ci sono molti esempi che chiariscono la situazione. Ne citerò uno per tutti. Israele è un Paese occidentale in uno spazio geografico orientale. Il suo sistema politico, che si vende per essere ‘l’unico sistema democratico in Medio Oriente’ è la perfetta incarnazione della contraddizione tra i principi dichiarati e le pratiche quotidiane dell’apartheid nei confronti dei palestinesi.

Il Suo impegno per la causa palestinese è ben noto. Talvolta si rischia di imputare a Israele la causa di tutti i mali del Medio Oriente. Lei pensa che nelle società arabe sia diverso? Che ci sia democrazia?

Nelle società arabe la democrazia non esiste. Tutta la letteratura che disegna la sua immagine in modo diverso tradisce solo il significato delle parole. È un tradimento che soffoca tutti coloro che resistono per una società di diritto e di libertà.
Questa costante generale non compare tra società arabe tra loro non comparabili, secondo le condizioni socio-storiche di ciascuna delle nostre società. In ogni caso, il problema della democrazia nelle società arabe è, soprattutto, di natura politico-culturale.

Le relazioni tra Algeria e Marocco sono tradizionalmente difficili. Qualche settimana fa l’Algeria ha sospeso i rapporti diplomatici. Cosa sta succedendo tra Algeria e Marocco?

Confesso di non essere l’unico a non capire cosa stia succedendo, dall’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, tra Algeria e Marocco. Quello che ho vissuto fin dalla mia infanzia è la testimonianza dell’amicizia spontanea, naturale e profonda tra i nostri due popoli, sia algerino che marocchino. Questa amicizia si riflette, in modo esplicito, nelle relazioni tra gli intellettuali dei due Paesi. Per quanto mi riguarda, ho una corrispondenza ininterrotta con amici algerini o con semplici lettori o ricercatori in campo poetico. La ragione avvantaggia il riavvicinamento, la cooperazione, il dialogo tra i due Paesi. Mentre la realtà va contro ciò che speriamo. Il nostro mondo arabo si sta lacerando. Un dolore ‘plurielle’.
E guardo da vicino a ciò che è già accaduto in altri Paesi, compresi quelli europei, durante le due guerre mondiali; solo per citare la catastrofe che ha scosso l’edificio dell’Illuminismo.
Sono convinto che il mondo stia andando decisamente male!

Una delle cause della crisi è legata al sostegno espresso dal Marocco al diritto all’autodeterminazione della regione della Cabilia, regione ricca di risorse naturali. Le conseguenze, anche dal punto di vista economico, potrebbero essere pesanti, con l’annullamento dell’accordo di cooperazione per la gestione del gasdotto Maghreb-Europa che collega i giacimenti algerini alla Spagna attraverso il Marocco. Cosa pensa del concetto di autodeterminazione dei popoli?

È un concetto che è sinonimo di libertà dei popoli. Ancora una volta, è un peccato sapere che questo concetto non è sempre usato (e applicato) con spirito di giustizia e di rispetto per la volontà dei popoli. Sono i vincitori (e i forti) che impongono la loro volontà, invece di lasciare che i popoli si autodeterminino. In questo caso drammatico, le parole rimangono sole, sul marciapiede della servitù.

Il rafforzamento delle relazioni tra Marocco e Israele e lo scambio di tecnologia tra i due Paesi ha avuto un peso sull’andamento delle recenti elezioni politiche. Crede che questa relazione sia alla base della crisi con l’Algeria? Come sta reagendo la società civile marocchina?

La società marocchina sta reagendo con dolore. In questo senso, gli intellettuali dei due Paesi lanciano appelli per evitare qualsiasi deriva che possa distruggere il rapporto tra i nostri popoli. Accolgo con grande favore la loro iniziativa.

L’Islam e il Mediterraneo sono concetti contraddittori o convergenti?

Di quale Islam sta parlando e di quale Mediterraneo? Qui siamo quasi bloccati dal linguaggio che rimane congelato dai media. In primo luogo, è inevitabile dare vita alle parole in modo che ci aprano la porta del loro significato. In secondo luogo, è essenziale ricordare che l’Islam fu, dal IX al XV secolo, una religione mediterranea. L’Islam della conoscenza filosofica e scientifica, l’Islam delle lettere e delle arti, l’Islam della tolleranza e del dialogo.  Ecco perché l’Islam non fu solo Mediterraneo, ma ha cambiato il Mediterraneo. Ma, almeno a partire dal Petrarca, la separazione ha sostituito la relazione. Ecco perché abbiamo bisogno di un pensiero del tutto nuovo, per scrutare il passato in modo diverso, al fine di edificare nuove strade verso il futuro. Percorsi al ‘plurale’. Non credo che la visione europea, che consiste nel latinizzare il Mediterraneo, sia una visione del futuro. Il mondo vive di giorno in giorno mutazioni imprevedibili per coloro che provano piacere nel sentirsi come i padroni del Mondo. Assolutamente, abbiamo bisogno di un nuovo pensiero, che emerga dalla conoscenza e dal dialogo.

Le regioni del Nord Africa e del Medio Oriente sono destinate a non avere mai pace?

Il dominio è nemico della pace. E la geopolitica della nostra regione mostra chiaramente il pesante peso delle dominazioni. È incredibile quanto sangue scorra senza che sia attirata l’attenzione del mondo occidentale civilizzato. Volete davvero che ci avviciniamo all’abisso del dominio? La situazione è allarmante. Ma, nonostante la ferocia del dominio, questa regione del mondo non perirà. Non dimentico la dominazione della Chiesa sull’Italia, che non riuscì nel suo intento di unificarsi, se non dopo tante guerre e sangue.

Qual è la formula per la coesistenza tra Oriente e Occidente?

Questa bella domanda mi riporta all’essenza della nostra esistenza comune. Con questo intendo il pensiero, la letteratura e le arti. Niente di sentimentale in quello che suggerisco. Quando guardo indietro alla storia culturale tra Oriente e Occidente, ricordo il potenziale del libero pensiero, della letteratura e delle arti che attraversano i confini geografici fino all’estremo della relazione. Se mi limito al nostro mondo mediterraneo, dirò che gli esempi della relazione sono numerosi e sublimi. Già: Avicenna, Averroè, Ibn Arabi, I Trovatori, Dante, Goethe, De la Croix, Rimbaud, Mallarmé, Nietzsche. Una genealogia di spiriti liberi, che hanno trovato la cultura della bellezza e della libertà tra Oriente e Occidente.

Cosa ne pensa delle immagini che ci arrivano da Kabul?

Immagini in movimento! Ci mostrano un Occidente perduto e senza forza per perpetuare il suo dominio. La cosa sconvolgente è l’Occidente stesso, che avvantaggia l’estremismo, il fanatismo e l’oscurantismo volendo imporre con la forza i suoi modi di vita e il suo potere, senza fare alcun gesto per comprendere né la società afghana né la cultura locale. Le immagini, nascoste dietro le quinte, sono quelle di ragazze e donne afghane. Sono la prima vittima le cui sagome sono solo ciò che le telecamere ci lasciano intravedere. Terribile gioco del look.

In Italia, Lei ha molti lettori. Come osservatore privilegiato del mondo arabo, quale messaggio vorrebbe inviare loro?

Il mondo arabo ha bisogno della vostra aperta sensibilità alla sua cultura, letteratura e arte per ascoltare meglio la parola libertà a cui è attaccato. Egli vi è vicino, le sue ferite non distorcono il suo attaccamento ai valori della giustizia e della condivisione. La Vostra sensibilità è la giusta guida ad un canto comune.

Può la poesia salvarci dalla globalizzazione e dalla società di massa? O la poesia è di per sé globalizzazione?
Il grande pericolo rappresentato dalla globalizzazione è l’abbandono della lingua -di tutte le lingue. Nello scambio quotidiano tra informatizzazione, copertura mediatica e consumo, la globalizzazione si disimpegna dal linguaggio. E attraverso l’apologia del profitto e il linguaggio dell’utile, la globalizzazione abbandona la poesia che non si sottomette alla domanda del mercato. Tuttavia, è la poesia che dà al linguaggio il suo sconosciuto e infinito, senza il quale, l’essere umano diventa una facile preda del fanatismo, privato della capacità di rimanere in dialogo con gli altri. Amare la poesia è un segno di essere nel mondo e con il mondo.

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