mercoledì, Dicembre 1

Mohammad Bin Salman al-Saud: il nuovo Principe Ereditario, tra luci ed ombre

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La crisi diplomatica, secondo alcuni documenti segreti del CCG resi pubblici ieri dall’ emittente americana CNN, si sarebbe originata per l’ inadempienza del Qatar in merito ad alcuni impegni presi nel 2013-2014. E’ possibile affermare, dunque, che l’ Arabia Saudita abbia svolto un ruolo di risposta, di supporto alle posizioni degli altri Paesi del blocco?

Questa sembra una delle interpretazioni. La politica degli Emirati Arabi sarebbe ben più aggressiva di quella saudita. L’ Arabia Saudita avrebbe fatto da sponda agli Emirati anche per non rimanere, come ricordavo prima, tagliata fuori da questo gioco di potere. Nessuno si sarebbe interessato alla crisi tra Qatar e Arabia Saudita se non perché questi due Paesi partecipano attivamente a teatri di guerra, a conflitti, appartengono ad un’area incandescente come quella mediorientale e sono degli importanti partners economici.

Non è un caso che la nomina sia avvenuta in un momento in cui la lotta all’ Is sta avendo successo.

C’ è di sicuro anche un collegamento con la retrocessione dell’ Is in Iraq e in Siria, ma noi sappiamo che l’ Arabia Saudita così come altri attori della regione hanno lasciato correre riguardo al rafforzamento di alcune cellule più radicali che poi sono confluiti nello Stato Islamico. La vittoria contro l’ Is da parte di questa politica nasconde però il sostegno da parte di privati che possono essere ricondotti a figure chiavi della Monarchia.

Gli equilibri all’ interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo si spostano, dunque, a favore dell’ Arabia Saudita?

Il tentativo di imporre questa visione aggressiva c’è già stato. Il Qatar era già stato preso di mira. Ricordiamo che nel 2014 c’era stata la crisi tra Arabia Saudita e Qatar, coinvolgendo anche altri paesi del GCC che avevano ritirato, in primavera, i propri ambasciatori dal Qatar. Il Qatar è sempre stato visto come un ostacolo, che cercava di giocare la propria parte in maniera autonoma. Ma l’ Arabia Saudita era stata stoppata da un altro attore, di cui ora si parla abbastanza poco, e cioè l’ Oman che segue una politica diversa tanto dal Qatar quanto dall’ Arabia Saudita. Già nel 2011 e poi anche successivamente e sappiamo come è andata a finire per l’Oman per avviare i negoziati sul nucleare iraniano, l’ Oman ha messo un freno molto forte alle pretese egemoniche dell’ Arabia Saudita all’ interno del CCG e quindi ha reso, nei fatti, il Consiglio ancora meno passibile di divenire uno strumento nelle mani dell’ Arabia Saudita.

In conclusione, il segnale che lancia alla regione mediorientale e al mondo intero la figura di Mohammad Bin Salman come Principe Ereditario al trono circa il futuro dell’ Arabia Saudita è quello di cambiamento?

Sì. Quello che mi viene da dire è che forse la direzione del cambiamento economico auspicato da Mohammad Bin Salman e la direzione della politica estera più aggressiva potrebbero cozzare l’una con l’altra e quindi bisognerebbe poi vedere quali delle due forze di fatto prevarrà, quali interessi di lungo termine prevarranno. Il sistema della monarchia saudita è molto complesso e quindi non è possibile pensare a Mohammad Bin Salman come una pedina che può giocare liberamente su uno scacchiere vuoto. E’ possibile che entri in rotta di collisione con poteri molto forti e quindi forse la politica estera aggressiva da un lato e dall’ altro una diversificazione economica, un tentativo di modernizzazione in grado di dare all’Arabia Saudita un volto diverso potrebbero scontrarsi. Io penso che la visione economica, alla fine, prevarrà perché sostenuta da un più ampio numero di forze. In realtà me lo auguro.

Ce lo auguriamo tutti perché un’ Arabia Saudita più moderna e più aperta dal punto di vista dei diritti sarebbe auspicabile. L’ ipotesi di una NATO araba, con l’ impostazione meno morbida della politica del nuovo Principe ereditario, rimane possibile?

Fin dall’ inizio mi è sembrata un tentativo di rendersi più autonomi rispetto a quelli che sono gli scacchieri multilaterali, quasi un retaggio dell’ era Obama, così da rendersi più indipendenti dagli USA, dalla NATO, quale simbolo dell’ egemonia occidentale. Proprio per come va la situazione all’ interno del Golfo nelle ultime settimane, non vedo come questa ipotesi possa trovare una realizzazione concreta.

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