mercoledì, Ottobre 20

Mohammad Bin Salman al-Saud: il nuovo Principe Ereditario, tra luci ed ombre

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Poche settimane fa, verso la fine di giugno, il Custode delle due Città Sante, Re Salman bin Abdul-Aziz al-Saud ha nominato come nuovo Principe Ereditario il figlio prediletto, il trentunenne Mohammad Bin Salman al-Saud, attuale Ministro della Difesa e, da poco, vice Primo Ministro. Tale nomina ha sbaragliato la linea di successione al trono che prevedeva che a divenire Principe ereditario fosse il 57enne Mohammed bin Nayef, rimosso, tra l’ altro, dal vertice del Ministero dell’ Interno, nonostante i suoi successi nel mantenimento dell’ ordine pubblico.

Il giovane rampollo della dinastia al-Saud intrattiene buonissimi rapporti con l’ America e soprattutto con la nuova Amministrazione Trump. A dimostrazione del rinsaldato legame tra Washington e Ryad, il viaggio, primo all’ estero da Presidente, compiuto da Donald Trump in Arabia Saudita a maggio. In questa occasione, era stato firmato un accordo miliardario per la fornitura di armi al Regno da parte dell’ alleato d’ oltreoceano.

La nomina avviene, però, in un delicato momento storico per il Medioriente: la quasi disfatta dell’ IS in Siria e Iraq, le rinnovate tensioni tra il blocco sunnita, Arabia Saudita in testa, e il blocco sciita, guidato dalla Repubblica degli Ayatollah. Contrasto che si è riversato nella crisi diplomatica che ha riguardato il Qatar. La  rottura, decisa dall’ Arabia Saudita appoggiata da Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, sarebbe stata motivata dall’ accusa rivolta all’ Emirato di sostenere le organizzazioni terroristiche, oltreché di intrattenere rapporti con il nemico di sempre, l’ Iran, destabilizzando l’ intera regione.

A questo proposito, dopo il rifiuto qatarino di accettare le 13 richieste avanzate dai quattro paesi per la normalizzazione dei rapporti diplomatici, tra cui la chiusura dell’ emittente Al-jazeera, l’ interruzione dei rapporti con le organizzazioni terroristiche, come ad esempio i Fratelli Musulmani o Hezbollah, e con l’ Iran, nella giornata di ieri, il network americano CNN ha reso pubblici dei documenti segreti del Consiglio di Cooperazione del Golfo risalenti al 2013-2014 che mostrano come la frattura affondi le sue radici nell’ inadempimento del Qatar verso alcuni impegni presi con gli altri membri del Consiglio, in particolare con gli Emirati Arabi.

La crisi sembra dunque essere lontana da una risoluzione definitiva, nonostante il grande impegno profuso da molti attori regionali e internazionali: ieri, infatti, si è recato in Kuwait il Segretario di Stato americano Rex Tillerson, alla ricerca di un qualche margine di manovra, ma già la settimana scorsa il Presidente Trump aveva raccomandato, in una telefonata all’ omologo egiziano Al Sisi, a «tutte le parti coinvolte di negoziare in modo costruttivo per risolvere la questione». All’ impegno americano e kuwaitiano, si aggiunge quello tedesco, inglese, italiano ed europeo, ma, al momento, senza grandi risultati.

Dal canto suo, neo Principe ereditario, si è intestato l’ ideazione di un ambizioso progetto per il suo Paese: Vision 2030. Un rivoluzionario programma politico-economico che vorrebbe ridurre la dipendenza saudita dal petrolio, quotando in borsa una piccola quota dell’ impresa petrolifera nazionale, Saudi Aramco, e riutilizzando i ricavi di questa operazione per ammodernare il Paese, riconsiderare il ruolo delle donne nella società e dare lavoro ai giovani, trascurati fin dalla crisi economica mondiale del 2008.

Quale Ministro della difesa, Mohammad Bin Salman  ha ingaggiato una guerra in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi, conflitto che, fino ad ora, non ha ottenuto grandi risultati, se non il tragico bilancio di perdita di vite umane.

Per comprendere quale direzione prenderà l’ Arabia Saudita dopo la nomina del nuovo Principe ereditario, ci siamo rivolti a Silvia Colombo, Responsabile di ricerca per il Mediterraneo e il Medioriente dello IAI (Istituto Affari Internazionali).

 

A livello istituzionale, quale ruolo è affidato al Principe Ereditario?

Sicuramente, in primis, si tratta di una carica simbolica, di rappresentanza e che mira a dare un po’ la linea che il sovrano attuale vuole impostare per il futuro del Regno. Essendo una monarchia assoluta, di forte impostazione familiare, come si evince dal nome stesso del Paese, fin dai tempi del sovrano ibn Sa‘ud, il fondatore della dinastia, c’era questa idea di indicare il successore, appunto, il Principe ereditario, in modo da dare un ordine e una direzione di marcia. A livello, poi, di poteri concreti che questa figura detiene, dipende dal singolo caso perché ci sono stati Principi ereditari come quello che in fondo è stato appena detronizzato perché, di fondo, avevano poco potere all’ interno della gerarchia familiare dell’ Arabia Saudita e altri come quello attuale che, ancor prima di essere nominati, controllavano una serie importantissima di agenzie di poteri economico-culturali. Non è una figura che, di per sé, abbia delle funzioni proprie. E’ un po’ lo specchio di quello che avverrà nel futuro. La scelta del Principe ereditario non è casuale proprio in questi termini: perché definisce quale linea si porterà avanti nei prossimi anni, nei prossimi decenni potremmo dire, vista l’ età del nominato.

Potremmo dire, quindi, che l’ interpretazione del ruolo dipende poi dalla visione, dal carisma di ciascuno.

Esatto. E lo si vede sia dalla complessa distribuzione dei poteri a livello della famiglia, tra le varie generazioni di principi e sia, appunto, dal carisma, dalla capacità di questa figura di imporsi sempre di più sulla scena istituzionale politica, economica e culturale del Paese e quindi accumulare e accentrare sempre più potere nell’ ottica di diventare sovrano assoluto.

 Attraverso questa nomina, è stato, per così dire, messo da parte Mohammed Bin Nayef, a cui si deve molta della pace sociale di cui gode il Paese. Perché la scelta del Re è ricaduta su Mohammad Bin Salman, estromettendo, di fatto, Mohammad Bin Nayef?

Penso ci siano diversi elementi da considerare. In primis, perché da tempo si parlava di aprire il futuro del Regno alla nuova generazione di Principi e questo avviene, in fondo, con Mohammad Bin Salman, figlio dell’ attuale sovrano, ottenendo, tra l’altro, una grande concentrazione di potere in questa linea della famiglia. Quindi, diciamo, una concentrazione di potere in questo ramo della famiglia perché sempre di più l’ ampliarsi del numero di Principi ha creato delle vere lotte di potere di cui poco si sa e su cui ancor meno si può speculare, ma che si vedono nel modo in cui l’ attuale sovrano ha cercato di favorire il proprio clan ristretto. L’ altro aspetto è che è vero che il Principe ereditario era considerata una figura, per così dire, abbastanza moderata, tale da poter andare bene a tante figure dello scacchiere della Famiglia Reale, ma allo stesso tempo l’impostazione del Re attuale e più in generale quello che l’ Arabia Saudita ha fatto, ad esempio, in politica estera negli ultimi anni trova nell’ attuale Principe ereditario l’ artefice.

Cosa significa questo per l’ Arabia Saudita in termini di politica interna: ci potrebbero essere dei contrasti anche all’ interno della famiglia reale?

Contrasti aperti penso sia difficile perché è vero che ci sono state lotte fratricide, deposizioni interne alla famiglia nel corso dei decenni precedenti, ma adesso, in una fase molto delicata in cui l’ Arabia Saudita è al centro dell’ attenzione per una serie di questioni importanti, non da ultimo perché è stata riportata sotto le ali protettrici degli Stati Uniti con Trump, è molto improbabile che ci possano essere degli scontri aperti che potrebbero indebolire e, soprattutto, gettare in una luce negativa, dal punto di vista della popolazione interna che vede, comunque, nella famiglia reale un punto di riferimento. Sappiamo, però, che, pur sotto questa superficie di apparente coesione, pur sotto questa idea della consultazione, della shura messa in campo nell’ ultimo decennio per cercare di aprire un poco questa monarchia assoluta, di fatto, ci sono delle lotte di potere molto forti e anche dei contrasti. Uno degli elementi che hanno portato all’ elezioni di Mohammad Bin Salman è sicuramente che il precedente Principe ereditario non fosse sufficientemente presente, né tantomeno in grado di collocare l’ Arabia Saudita in modo ‘aggressivo’ su alcuni dossier, tenendosi in disparte, ad esempio, rispetto al contrasto con Obama e si era rivelato troppo pacato nelle questioni come le Primavere arabe, Siria, Yemen, che erano passate direttamente sotto il controllo dell’ attuale Principe ereditario che ha gestito in toto la crisi in Yemen, l’ intervento militare e via dicendo.

La giovane età del Principe ha avuto qualche ruolo nella scelta, dovendo parlare anche alle generazioni, sempre più scontente?

Credo che fosse una scelta obbligata perché era giunto, come si diceva prima, il momento di aprire il potere alle nuove generazioni anche per parlare a concittadini che hanno un’ età molto giovane. L’ Arabia Saudita, in questo, ha dei problemi strutturali simili ad altri Paesi dell’area e quindi una popolazione molto giovane che non riesce a trovare degli sbocchi politici ed economici ai propri bisogni. Quindi Mohammad Bin Salman è l’ artefice di questa’ Vision 2030’, questo grosso programma economico di modernizzazione del Paese e quindi l’ idea credo sia quella di creare una nuova classe dirigente in grado di girare intorno a questo Principe, cosa che di fatto avviene già da anni, e quindi cambiare il volto del Paese.

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