martedì, ottobre 23

Modificare i Trattati UE: ecco come si fa e perchè non è facile

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Rafforzare l’asse franco-tedesco e rifondare l’Europa, se necessario anche modificando i Trattati. Questo l’esito del primo incontro tra  il neo eletto Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel tenutosi ieri a Berlino per rilanciare la costruzione comunitaria, anche mettendo mano all’impianto formale che regge una Unione europea sempre più percepita comeburocratica‘ e «lontana dalle reali necessità dei cittadini».
L’asse franco-tedesco va «rafforzato», dice il Presidente francese, che parla di una «nuova dinamica» nei rapporti tra i due Paesi. E di una «nuova dinamica» per l’Europa e per l’eurozona, di «più fiducia reciproca» e di «un lavoro comune per rafforzare l’eurozona, in modo da renderla più coerente», parla anche Angela Merkel. Questo, ha proseguito la Cancelliera, «è un tempo di rifondazione per l’Europa, ognuno di noi deve fare la sua parte in questo».
Sia da parte francese che tedesca, vi è l’impegno a mettere in pratica una road map europea per provare a modificare l’assetto dell’Unione. Germania e Francia sono disponibili a rimettere mano ai Trattati europei «se necessario», dicono i leader di Berlino e Parigi. «Dal punto di vista tedesco è possibile cambiare i trattati se serve», sostiene Merkel aprendo a Parigi. Modificare i Trattati, gli fa eco Macron, «non è più un tabù».

Ma modificare i Trattati è tutt’altro che un percorso agevole, sia dal punto di vista strettamente politico, perché i Paesi membri devono esprimersi all’unanimità sulla revisione delle disposizioni del Trattato che si intende venga rivisto  -e mai come in questo momento i 27 sono spaccati e hanno posizioni diverse su quasi tutto-, sia dal punto di vista del percorso burocratico che conduce alla modifica di un Trattato.

I Trattati europei rappresentano le fonti normative primarie del Diritto dell’Unione Europea, disciplinano l’organizzazione, gli scopi ed il funzionamento dell’Unione, nonché le procedure per la loro stessa revisione. Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nel 2009, i trattati alla base del funzionamento dell’Unione sono: il (nuovo)Trattato sull’Unione Europea (nTUE), e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione (TFUE).

Il sito dell’Unione europea che offre la consultazione online gratuita di tutti i testi di legge dell’UE, Eur-Lex’, spiega bene il percorso burocratico necessario per la revisione dei Trattati. La possibilità di rivedere i trattati istitutivi, spiega ‘Eur-Lex’, è fondamentale per l’Unione europea (UE), poiché consente di adattare il quadro della legislazione e delle politiche europee alle nuove sfide che l’UE deve fronteggiare. Le procedure di revisione sono dettate dall’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea (nTUE).
Il nTUE disciplina i procedimenti di revisione dei trattati europei all’articolo 48, il quale a sua volta li distingue in procedimento di revisione ordinario, che riguarda le modifiche più importanti ai trattati,  comportanti l’aumento o la riduzione delle competenze dell’UE; procedure di revisione semplificate: questa dicitura contiene a sua volta la Procedura di revisione semplificata in senso stretto e la ‘Clausola Passerella’. Le procedure di revisione semplificate servono per incidere su politiche e azioni interne dell’UE.

Ecco come ‘Eur-Lex’ illustra le due procedure –ordinaria e semplificata.

Per le modifiche più importanti si procede con la procedura di revisione ordinaria. Può essere proposta da tutti i governi nazionali, dalla Commissione e dal Parlamento Europeo. Il Consiglio Europeo valuta poi se procedere. Con il consenso del Consiglio si riunisce lo stesso, più i rappresentanti dei vari parlamenti nazionali, i Capi di Stato o di Governo (dipende dal singolo ordinamento nazionale), la Commissione e si esaminano le proposte di modifica. Il Presidente del Consiglio Europeo convoca poi in conferenza tutti i rappresentanti dei governi europei per adottare di comune accordo le modifiche ai trattati, che entrano in vigore dopo essere ratificate da tutti i paesi dell’Unione. Il Consiglio europeo può inoltre decidere, previa approvazione del Parlamento europeo, di non convocare alcuna Convenzione se ritiene che le modifiche non siano di grande importanza.

La revisione semplificata, utilizzata, al contrario, per incentivare sempre maggior integrazione europeo in settori come l’agricoltura, il mercato interno, le frontiere e la politica economica, evita che ci sia la necessità di convocare una convenzione europea e una conferenza intergovernativa. In questo caso, dopo aver consultato la Commissione, il Parlamento Europeo o la Banca Centrale (se si tratta di questioni monetarie) il Consiglio delibera all’unanimità. Le competenze dell’UE non possono però essere ampliate tramite questa procedura.

Esiste anche una seconda procedura di revisione semplificata, detta ‘clausola di passerella’. Può essere bloccata da ogni parlamento nazionale e richiedere l’approvazione di quello europeo. Viene usata quando i trattati prevedono che un atto sia adottato dal Consiglio all’unanimità , il Consiglio europeo può adottare una decisione che autorizza il Consiglio a deliberare a maggioranza qualificata; e quando i trattati prevedono che taluni atti siano adottati secondo una procedura legislativa speciale, il Consiglio europeo può adottare una decisione che autorizza l’adozione di tali atti secondo la procedura legislativa ordinaria.

La ‘clausola di flessibilità’ permette un’espansione dei poteri dell’Unione qualora una misura risulti necessaria per raggiungere uno degli obiettivi dei trattati e qualora i trattati non forniscano la competenza necessaria. Le misure previste da tale disposizione vengono adottate dal Consiglio che delibera all’unanimità su proposta della Commissione e dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo. Tali misure non devono prevedere l’armonizzazione delle leggi dei paesi dell’UE in settori nei quali il trattato la escludono.

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