mercoledì, Maggio 12

Modi sulla scia di Indira Gandhi? field_506ffbaa4a8d4

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Stando alle notizie, il partito reggente Bharatiya Janata Party (BJP) è in fase di campagna di tesseramento. È stato riferito che il presidente, Amit Shah, mira a trasformarlo nel più grande partito democratico del mondo. Al momento, il BJP, in termini numerici, è con ogni probabilità secondo al Congress (i siti ufficiali sia del Congress che del BJP non riferiscono il rispettivo numero totale dei membri). Tuttavia, sta diventando sempre più ovvio che la coalizione, guidata dal Primo ministro Narendra Modi, rappresenti il “partito dominante” in India, una scissione nel Congress inesistente fino a poco tempo fa. È possibile far risalire l’inizio del declino del Congress all’avvento dell’”era di coalizione” nel 1990, in particolare a livello centrale. Inizialmente, esperimenti di coalizioni si erano rivelati temporanei. In seguito, però, non è stata data forse sufficiente attenzione al fatto che l’era di coalizione nel Congress fosse una conseguenza logica dell’ascesa e del successo a livello statale o di altri partiti nei vari Stati in cui il Congress si indeboliva sempre più.

Se si analizza la politica indiana al tempo in cui il Congress era il partito dominante, due aspetti si rivelano particolarmente interessanti. In primo luogo, il partito dominante, ossia il Congress, non era al potere solo al livello centrale ma anche nella maggior parte degli Stati del Paese. Il BJP, guidato da Narendra Modi, sembra stia procedendo in una simile direzione. Ha di recente guadagnato due Stati influenti, il Maharashtra e l’Haryana, importanti politicamente ed economicamente. E stando ai rapporti sul campo, il BJP probabilmente vincerà le prossime elezioni nello Stato del Jharkhand, ricco di minerali. Se conquista gli Stati di Bihar e Uttar Pradesh a breve, il partito avrà quasi tutti gli Stati importanti dalla sua parte.

Il secondo aspetto peculiare della presenza di un unico partito dominante, e più importante, è che il Congress, nella politica indiana, costituiva il principale polo che determinava l’agenda nazionale mentre gli altri partiti erano solo reattivi. Anche durante i primi tempi dell’era di coalizione, tutti gli altri partiti si aggregavano per formare un polo che potesse resistere o opporsi al potere del Congress. Singolarmente, nessuno degli altri partiti era abbastanza forte ma uniti acquisivano una certa importanza.

Alla luce di ciò, il BJP con a capo Modi è diventato praticamente il principale polo nella politica Indiana. Altri partiti hanno compreso che da soli non possono fermare il “juggernaut” ossia la forza inarrestabile di Modi. Nelle ultime due settimane, alcuni dei principali partiti regionali, dapprima in contrasto, si sono riuniti e hanno contemplato persino l’idea di una fusione totale per combattere il BJP. Ed è probabile che il Congress e i partiti comunisti quasi defunti si uniranno a loro. In altre parole, con ogni probabilità il sistema politico indiano assisterà al lancio da parte di un ampio fronte anti-BJP di una sfida combinata nei confronti del BJP a livello elettorale o in altro modo. Solo alcuni partiti come il Biju Janata Dal (BJD) in Odisha e l’AIADMK in Tamil Nadu rimarranno forse neutrali in questa lotta o si schiereranno con il BJP, dato il loro accordo per alcune concessioni economiche da parte del governo Modi a Delhi.

Queste le caratteristiche esterne di un sistema con un solo partito dominante. Altrettanto importanti, tuttavia, sono quelle interne. Anche in questo caso, l’esperimento del Congress chiarisce dei punti. Quale partito dominante, il Congress ha attraversato due fasi – una, prima dell’entrata in scena di Indira Gandhi, l’altra, durante e dopo il governo di quest’ultima. Nei giorni pre-Indira, il Congress era indubbiamente il principale polo della politica indiana; tuttavia, era sufficientemente democratico da accogliere forti leader regionali del Congress che preferivano operare nei rispettivi Stati come capi di governo, ministri o presidenti del partito. È da notare che essi erano leader sulla base della loro forza e del fatto che l’intero partito dipendeva da loro. Nel loro operato quotidiano erano quasi autonomi, nonostante la presenza al Centro di importanti leader come Jawaharlal Nehru, Sardar Patel, G. B. Pant e Moraji Desai. In secondo luogo, anche a livello centrale, il Primo Ministro in carica rispettava, più o meno, il principio della leadership collettiva sia a livello del Gabinetto (Consiglio dei ministri) che del partito.

Grandi cambiamenti si sono verificati sotto Indira Gandhi. In realtà, è possibile affermare, a posteriori, che sono questi cambiamenti ad aver gettato, a lungo andare, i semi del declino del Congress. Sotto Indira Gandhi, gli uomini potenti a livello regionale sono stati sistematicamente decimati in seno al Congress. La distinzione tra il governo centrale e il partito si è praticamente offuscata. In altre parole, si profilava una situazione con un leader supremo del Congress, principale responsabile dei voti per il proprio partito in tutto il Paese, che decideva autonomamente il futuro capo di governo degli Stati in cui il partito vinceva le elezioni, i ministri centrali, l’agenda del governo e del partito. Queste caratteristiche interne del Congress sembrano essere state legittimate o istituzionalizzate nel partito del Congress ed è improbabile un cambiamento fin quando Sonia Gandhi e Rahul Gandhi rimarranno in carica. D’altronde sarà errato ritenere responsabili Sonia e Rahul perché sono loro che possono tenere intatto il Congresso e guadagnare qualche voto.

In questo contesto, analizziamo il partito del BJP con a capo Modi.  Siamo all’inizio ma vi è una netta percezione, in crescita ovunque, che Modi stia eguagliando rapidamente Indira Gandhi. Nei suoi giorni di gloria, Indira era semplicemente insindacabile. Modi sembra vivere oggi una simile situazione. I nuovi capi di governo eletti in Harana e Maharashtra sono unicamente una sua scelta. Il Presidente del BJP Amit Shah non oserà mai dire qualcosa di sgradito nei suoi confronti. E come Indira Gandhi, Modi sembra essere il principale acchiappavoti del partito nella maggior parte del Paese.

D’altra parte, se le tendenze istituzionalizzate nel partito del Congress sotto Indira si sono rivelate successivamente come fattori del suo declino, lo stesso accadrà al BJP prima o poi? Esistono delle differenze tra il Congress sotto Indira Gandhi e il BJP sotto Modi. In base a un’analisi più attenta, la situazione non appare così promettente per Modi. Tutto sommato, ai suoi tempi di gloria, il Congress godeva della presenza dell’intera India. Il BJP non ha raggiunto quella fase. Il suo supporto al momento è principalmente nel nord, ovest e centro del Paese. E il PJB si è stabilizzato in queste tre regioni dato che nelle ultime elezioni generali il partito ha ottenuto più del 90% dei suoi rappresentanti eletti. Ripetere questo successo sarà un’impresa erculea. Ciò equivale a dire che Modi deve ampliare la sua base nell’India orientale e meridionale cosa che non sarà possibile senza alleati regionali. In altre parole, deve assumere un atteggiamento sobrio e conciliatorio.

In secondo luogo, l’RSS (N.d.T. organizzazione non governativa paramilitare hindu), mentore ideologico del BJP, è un’organizzazione troppo potente da permettere a Modi una corsa completamente libera. L’RSS non detta in toto condizioni al governo del BJP, ma quest’ultimo non può ignorare le sue considerazioni oltre il limite. Tutto sommato, l’RSS, cui fa capo la vera rete indiana di distribuzione di servizio sociale, fornisce militari al BJP durante le elezioni. I ministri importanti del BJP, compreso lo stesso Modi, hanno iniziato la loro carriera come membri dell’RSS e continuano ad esserlo. Non possiamo credere che questa organizzazione sia allettata da una situazione in cui il BJP assuma le stesse caratteristiche del Congress.

In terzo luogo, sebbene Modi sia indubbiamente il più potente leader attuale del BJP, rimane il fatto che ci sono almeno tre importanti Stati centrali, Chhattisgarh, Madhya Pradesh e Rajasthan, tutte cittadelle del BJP, dove i capi di governo possono vincere le elezioni senza l’aiuto di Modi in quanto da soli sono già leader importanti. Si prenda, ad esempio, il caso del Primo ministro di Madhya Pradesh, Shivraj Singh Chouhan, il quale lo scorso anno ha vinto le elezioni per la terza volta consecutiva. Oratore autorevole, che non ama attirare l’attenzione e di indole modesta, i suoi successi nel suo Paese sono notevoli – fornitura di elettricità senza soluzione di continuità, un tasso di crescita annuale di più dell’11% negli ultimi 7 anni e una crescita annuale nel settore agricolo quasi del 25% (il Madhya Pradesh produce più grano del Punjab, più leguminose di qualsiasi altro Paese, e ciò che è rilevante è che la maggior parte dei suoi prodotti agricoli vengono ricavati attraverso un’agricoltura biologica) – tutto ciò realizzato sotto un governo centrale non proprio favorevole (era sotto il partito del Congress).

È nell’interesse di Modi non solo portare con sé capi di governo influenti ma anche promuovere tali capi di governo altrove. Dopo tutto, l’India è una federazione di Stati e capi di Governo del BJP forti che faranno di Modi un Primo ministro potente. Un Primo ministro potente non è colui che centralizza tutto il potere nelle proprie mani bensì che ha un partito e dei colleghi ministeriali importanti. Certamente, al livello centrale Modi ha una grave insufficienza di talenti nel suo Consiglio dei Ministri, ma la soluzione sta nell’utilizzo ottimale dei talenti disponibili, non portando capi di Governo popolari nel suo Gabinetto, cosa già fatta quando è stato nominato Manohar Parrikar di Goa Ministro della Difesa la scorsa settimana. A mio parere, vi è un buon numero di membri del parlamento del BJP che meritano di essere ministri e un numero di ministri che hanno guadagnato la loro posizione non grazie ai propri talenti ma ad altri aspetti quali la lealtà personale, la casta, il credo e il genere. È difficile comprendere le ragioni per cui Modi, votato da molti perché superiore agli slogan di regioni, di caste e religiosi durante la campagna elettorale, nomini persone di fede musulmana solo in qualità di ministri delle questioni di minoranza; quest’ultime, se dotate di talento, possono ricoprire altri dicasteri ministeriali.

In conclusione, se il BJP diventerà il vero partito dominante per un lungo periodo, allora Modi avrà bisogno, nelle capitali di Stato e non a Delhi, di capi di governo potenti e popolari come Chouhan e Parrikar.

 

Traduzione di Patrizia Stellato

 

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