giovedì, Maggio 13

Modi perde smalto field_506ffb1d3dbe2

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Narendra-Modi

È giusto quando un partito al potere dice che i suoi successi o insuccessi dovrebbero essere giudicati dopo cinque anni da una vittoria elettorale e dall’assunzione dell’incarico. Dopo tutto, bisogna raggiungere i propri obiettivi e adempiere alle proprie promesse in un modo programmato o graduale, proprio entro un periodo di cinque anni. Ciò detto, le cose non possono essersi già sistemate in appena due mesi da quando Narendra Modi e i suoi colleghi sono stati eletti. Ma resta il fatto che la politica è tutta una questione di percezione e se vogliamo verificare proprio le percezioni, non solo del pubblico, ma anche di molti attivisti e sostenitori del BJP, il governo Modi sembra aver stabilito il record della delusione più rapida. A mio parere, ci sono tre ragioni per una simile percezione. Una di queste è seria e merita un’attenta analisi, gli altri due motivi sono relativamente meno gravi e possono essere facilmente risolti dal governo Modi. Li tratterò per primi.

Non ci vuole una laurea in ingegneria nucleare per capire che sostenere l’inflazione danneggia la gente comune. E l’inflazione alimentare che si trova in posti come Delhi, ha poco a che fare con le leggi della natura. L’agricoltore non beneficia di un solo centesimo extra proveniente da questa inflazione. Se i prezzi dei prodotti alimentari a Delhi sono del 400-700 per cento superiori a quelli di Mandi allora c’è qualcosa di sbagliato nel sistema di distribuzione. Se sotto Modi il cavolfiore si vende a 100 Rupie al chilo, pomodori e cipolle a 70 e 40, nessuna montagna di spiegazioni da parte del governo potrà convincere la gente comune. Infatti, i prezzi della cipolla sono aumentati enormemente quando il ministro del governo Modi ha orgogliosamente annunciato che il governo non avrebbe permesso ai prezzi della cipolla di superare le 40 Rupie al kg. Prima di questo annuncio, le si trovava facilmente a 20 Rupie. E la cosa più scioccante è che quest’anno c’è stato un buon raccolto; e nel Maharashtra (la provincia indiana numero uno nella produzione di cipolle) gli agricoltori stanno vendendo le cipolle in condizioni di grave stress, nella mancanza di strutture dove immagazzinarle!

Il secondo problema è la distanza crescente tra i ministri di Modi e gli attivisti-sostenitori dei partiti politici. Dopo aver assunto l’incarico, i Ministri vivono dentro “fortezze isolate” e hanno chiuso le porte a tutti quelli che per anni hanno lavorato ininterrottamente per portare alla vittoria il loro partito. Il solo argomento in risposta è che i ministri lo starebbero facendo perché non vogliono incontrare attivisti e sostenitori, già che questi non fanno altro che cercare favori da parte del governo.

Anche se questo non è esattamente e sempre il caso, e anche se a volte i sostenitori vogliono solo trasmettere le loro suggestioni ai ministri, ciò nondimeno resta il fatto che in ogni democrazia storicamente determinata (questo include gli Stati Uniti e la Gran Bretagna), il clientelismo politico è un affare illegittimo. Nessun leader dovrebbe pensare di potersi godere i frutti di una vittoria elettorale per volontà di Dio, o che i sostenitori e contributori del partito dovrebbero lottare instancabilmente per la causa senza aspettarsi nulla in cambio. Un politico di successo è colui o colei che sostiene la fedeltà dei suoi sostenitori e non è né parrocchiale né settario, e promuove il maggiore interesse nazionale nello svolgimento del suo compito. Il governo Vajpayee (guidato per BJP negli anni 1998-2004) aveva dimenticato questa lezione di base, il che è stato evidente nella performance disastrosa delle elezioni del 2004. Ricordiamo gli inarrestabili attivisti del BJP che comunque distribuivano dolci dopo la sconfitta del partito, in quello stesso anno; Tale erano il BJP e il governo Vajpayee nel 2004!

Ora veniamo alla ragione più grave per cui il governo Modi ha perso parte della sua immagine e del suo smalto. Se non affrontato in modo accurato, avrà ripercussioni di lungo termine. Come ho sempre detto, più che il BJP, è stato Modi a vincere le ultime elezioni generali. Modi ha condotto la sua campagna elettorale in stile presidenziale. Basandosi sul proprio record di popolarità a Gujarat come primo ministro, ha promesso di portare cambiamenti effettivi nel sistema politico indiano e nell’economia del Paese. E quando si parla di politica ed economia indiane degli ultimi anni, si sa che sono state fortemente modellate in quello che viene chiamato il modello Nehru, un quadro che nessun famoso leader del BJP aveva mai contestato. Tanto che si dice che dopo Jawaharlal Nehru stesso, non ci poteva essere altro primo ministro che avrebbe agito come lui, se non Atal Behari Vajpayee! In realtà, sotto Vajpayee come presidente e fondatore del BJP moderno, quel partito -nel 1980- ha inserito la parola “socialismo” nel suo statuto. Il “socialismo gandhiano” di Vajpayee, come sostengono i dirigenti attuali, può essere considerato nel solco di un “umanesimo integrale” come quello di Deendayal Upadhaya, ma a mio parere non è così. Sono diversi tra loro come il gesso e il formaggio.

In sostanza, Nehru ebbe l’intuizione di guidare un governo forte e centralizzato contro l’impoverimento e l’arretratezza, attraverso il socialismo e la pianificazione. Nehru era in realtà il padre del concetto di populismo competitivo, e apparteneva alla classe dei politici che vedono lo scopo dell’economia come generare denaro da spendere. In ambito politico, Nehru parlava di uguaglianza in termini astratti, e perciò sembrava che merito e competenza fossero parolacce e le cosiddette azioni positive realizzate attraverso i privilegi di casta sono diventate normali. La “scienza” di Nehru ha portato alla trascuratezza e alla perdita definitiva delle conoscenze tradizionali e dei valori, alla perdita dell’etica di comportamenti che celebrino il valore intrinseco e la sacralità del mondo naturale. Il laicismo di Nehru ha significato riforme per promuovere l’induismo e le minoranze. La visione del mondo di Nehru era idealistica, ma priva di realismo e questo ha portato al totale abbandono delle azioni di salvaguardia.

Non sto sminuendo Nehru e i suoi grandi contributi al Paese. Il mio punto di vista è però che se siamo in democrazia, la visione di Nehru non può essere l’unica visione, né la panacea per la miriade dei mali indiani. Tutto sommato, l’India che segue ancora le idee di Nehru è il Paese dove risiedono un terzo dei poveri del mondo. E questo nonostante il fatto che, al momento dell’indipendenza, l’economia indiana fosse molto più avanzata dell’economia cinese e dell’economia coreana. Ma questi due Paesi, oggi, ci hanno superati di molte miglia. L’India forgiata da Nehru è molto più corrotta oggi di quanto fosse nel 1947. Socialmente è molto più frammentata di quanto non fosse nel 1947. Violenza, criminalità, stupri, sodomia, incesti e ubriachezza sono aumentati, nei ghetti, sotto l’India di Nehru. Il mantra nehruviano in tutti questi anni è stato: mantenere le persone in povertà, o aggravare tale povertà, estendere ulteriormente l’interferenza dello stato nella sfera privata, infine dividere ancora una società indiana già frammentaria.

Modi aveva promesso di portare l’India fuori da questo stampo nehruviano e di proporre un diverso modello di governance. Gli elettori hanno risposto al suo appello per cercare di applicare il modello Modi per cinque anni. E le persone avevano riposto fiducia in lui, non nel BJP: perché il partito soffre di tutti i mali associati con il modello-Nehru. Come qualsiasi altro partito dirigente del Paese, il BJP è fortemente populista. Nonostante il fatto che i prezzi di elettricità e di acqua nella capitale nazionale siano i più bassi del paese, il BJP chiede alle persone di non pagare le bollette. Ma nel Gujarat Modi la pensava diversamente. Aveva staccato l’alimentazione elettrica agli inadempienti, garantendo però quello che sembrava impossibile: erogazione di elettricità trifase, per 24 ore al giorno, senza interruzioni. Il punto è che, come il Congresso, il BJP punta sul “sussidio raj”, che costa migliaia di miliardi, trilioni di Rupie, allo stato. Come il Congresso, il BJP ritiene di glorificare il concetto di Daridra Narayan (“Dio è povero”), dando in elemosine ai poveri poche rupie o dispensando qualche chilogrammo di cereali qua e là. Il BJP non sostiene la necessità di creare un sistema che si sviluppi a tutto tondo in modo che nessuno resti povero e mendicante. Il BJP, come altri, non si dedica alla concessione di potere ai poveri; come gli altri, anche BJP vuole che i poveri restino poveri per sempre.

Il modello di Modi nel Gujarat è stato un cambiamento rinnovatore. Questo modello ha facilitato la generazione di più ricchezza. Ha accolto positivamente il capitalismo e la competenza, non è rimasto prigioniero di interessi acquisiti e decisi a evitare la concorrenza per restare poveri e sfruttati. Ha incoraggiato l’imprenditorialità e rispettato coloro che stavano contribuendo al PIL nazionale.

Ma il BJP è un partito di casta, come qualsiasi altro. Arrivato il momento delle elezioni, i candidati vengono selezionati secondo il fattore casta. Ma nelle ultime elezioni, il popolo indiano, la generazione più giovane in un Paese di rapida urbanizzazione, e la classe media emergente in politica, volevano distaccarsi da fattori regionali, religiosi, di casta e di comunità. Avevano apprezzato il modello di Modi nel Gujarat, dove lui, nonostante le pressioni del partito, si era tenuto al di fuori da una tendenza generale e perniciosa. Nutrono ancora grandi speranze che Modi cambierà il sistema dei privilegi nell’istruzione superiore e specialistica e dei privilegi nelle promozioni professionali.

Modi sarà all’altezza di tutte le aspettative? Il recente budget del suo governo è stato deludente, a dir poco. Contiene le stesse idee di Nehru, e si presenta come un budget del Congresso. Poco per volta, i punti fermi del mondo ossequioso dell’establishmentdi Delhi (mondo accademico, media, burocrazia), simbolo monumentale del nehruvianesimo, hanno recuperato non solo sul terremoto elettorale del maggio 2014, ma sono anche riusciti a ottenere favori da parte del governo Modi. Non c’è nessun problema se Modi ha cominciato a voler indossare gli abiti “bandhgala” di Nehru  -un fatto personale, una sua scelta- ma deluderà la stragrande maggioranza dei suoi sostenitori se alla fine il fascino del nehruvianesimo dovesse arrivare a conquistarlo del tutto.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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