giovedì, Ottobre 21

Modi e l'industrializzazione field_506ffb1d3dbe2

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Nonostante il recente Rapporto di valutazione del Gruppo Intergovernativo di esperti sul Cambiamento Climatico IPCC abbia messo al corrente tutti sull’impatto catastrofico dell’aumento delle temperature sul clima globale, il governo indiano sotto Narendra Modi sta effettuando dei cambiamenti al fine di indebolire le leggi esistenti riguardo l’ambiente e l’acquisizione delle terre per promuovere l’industrializzazione ed assicurare una crescita economica.

Mani Shankar Aiyar, leader del Congress e membro del Parlamento nel Consiglio degli StatiRajya Sabha, camera alta del Parlamento indiano, ha affermato che il Ministro dell’Ambiente,Prakash Javadekar, ha «dissociato il disboscamento delle foreste dal disboscamento consentito dall’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica NBWL e ha dimezzato i limiti di disboscamento imposti da quest’ultimo da 10 km a 5 km lungo il perimetro delle riserve forestali, rendendo inoltre impotente l’Istituto rimpiazzando gli esperti di spicco e di conseguenza l’Organizzazione NonGovernativa NGO con dei ‘timbri di gomma’. Ha ammorbidito anche le procedure per le domande dell’Atto per la Tutela delle Foreste FCA proprio nelle aeree in cui quest’ultimo è più richiesto: le zone colpite dai Naxaliti; i progetti lineari nelle aree forestali; le aree eco-sensibili lungo il confine internazionale».

«Il governo Modi ha ulteriormente minacciato di affievolire fortemente lo storico Atto di Acquisizione delle Terre che avevano votato loro stessi circa un anno prima, e di emendare, in vista dell’affievolimento, una valanga di leggi per la protezione ambientale oscillando sulla gamma dell’Atto di Protezione Ambientale, dell’Atto di Protezione della Fauna Selvatica, dell’Atto di Tutela delle Foreste, e dell’Atto contro l’Inquinamento dell’Aria e dell’Acqua, preservando allo stesso tempo l’altamente discriminatoria legge coloniale che è la Madre di tutti gli Atti forestali, l’Atto Forestale Indiano del 1927», ha aggiunto Aiyar.

Il Ministero dell’Ambiente, delle Foreste e dei Cambiamenti Climatici MoEFCC, nel suo tentativo di attenuare le norme dell’Atto dei Diritti Forestali FRA del 2006, ha esonerato le proposte alla ricerca della diversificazione delle piantagioni categorizzate come foreste dopo il 13 dicembre 1930, e in cui non ci sono popolazioni tribali come da ultimo censimento. Il recente ordine ufficiale dà il potere alle autorità amministrative dei distretti di riordinare le proposte di diversificazione dei territori in questi casi.

Condannando i tentativi di autorizzare i capi dei distretti o altri ufficiali a decidere riguardo la manovra diversiva dei territori forestali, la Campagna per la Sopravvivenza con Dignità CSD, un’organizzazione non-governativa che lavora per la corretta realizzazione del FRA, sostiene che tutto ciò «equivale ad autorizzare proprio gli stessi ufficiali che sono stati responsabili del rifiuto dei diritti forestali fino a quel momento».

«La maggior parte delle foreste può perciò essere affidata alle corporazioni senza nessun fastidio perché molte piantagioni esistenti attualmente sono state trasformate tramite vari piani d’azione del dipartimento forestale venuti fuori dopo quest’ultima scadenza (1930) », afferma Soumitra Ghosh del Movimento dei Forum Forestali dell’India AIFFM.

L’ordine emanato dal MoEFCC il 28 ottobre 2014, scarta le specifiche disposizioni del FRA del 2006, che cerca un consenso previa informazione del Gram Sabha, un’istituzione indipendente di governo locale, prima di acquisire e ripulire i territori forestali a favore delle industrie o di altre attività non forestali.

«Il Ministero ha anche indebolito le clausole per la consultazione pubblica con le comunità interessate dalle attività minerarie e altri progetti di infrastrutture, e ha chiesto di smorzare le provviste richieste ‘con un consenso libero e informato’ dalle comunità indigene degli Adivasi», è riportato nel capitolo indiano di Amnesty International.

Nella sua forma originale, mentre riconosceva i diritti delle comunità indigene tribali e gli abitanti non tribali delle foreste in tutto il territorio, il FRA ha dato potere alle comunità di certificare che i loro diritti non siano stati violati con un progetto incombente.

«Questo nuovo ordine è una diretta violazione del FRA, disposizione emanata dal Ministero degli Affari Tribale così come la Corte Suprema ha ordinato nel caso di Vedanta l’anno scorso, nel 2013, che ha sostenuto l’autorità del Gram Sabha e i diritti statutari forniti con il FRA», sostiene Tushar Dash, un’attivista che lavora per la realizzazione del FRA.

Un ordine di questo tipo, mentre libera le aziende dall’ottenere il consenso dei consigli dei villaggi, porterà allo svuotamento rapido della copertura forestale indiana.

Così come molti progetti di infrastrutture guidati dalle aziende potrebbero seriamente intaccare i diritti delle comunità «di ripulire l’aria, l’acqua, la salute, la vivibilità e un ambiente più sano», le persone intaccate da questi progetti «dovrebbero avere una voce riguardo se e come andare avanti», ha affermato Aruna Chandrasekhar, Ricercatrice per gli Affari e i Diritti Umani di Amnesty International India, che crede inoltre che i recenti tentativi di togliere la parola a queste comunità nei processi decisionali sono «limitati e contro produttivi».

Chandrasekhar ha aggiunto che «alcune delle leggi emendate non sono all’altezza degli standard internazionali riguardo la consulta e il consenso, e potrebbero ulteriormente marginalizzare le comunità vulnerabili che raramente hanno una voce nelle decisioni prese riguardo le loro terre e risorse».

Riguardo la necessità delle consultazioni e del coinvolgimento delle comunità, l’Istituto Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile IISD, nella sua guida alla negoziazione dei Contratti di Investimento per le Coltivazioni e l’Acqua, dice «E’ diventato chiaro che la relazione tral’investitore e la comunità locale è di massima importanza per le opportunità di successo o fallimento a lungo termine del progetto».

«Le consultazioni devono includere tutte le persone toccate, anche quelle che non possono risiedere permanentemente nell’area, come ad esempio i pastori o i coltivatori itineranti, e quelle a cui potrebbero non essere riconosciuti i propri diritti legali sul territorio, ma che possono avere diritti consueti o rivendicazioni tradizionali del territorio», ha asserito la guida dell’IISD.

In vista della resistenza popolare alla maggior parte dei progetti industriali e minerari da una parte all’altra del paese per i problemi relativi alle terre, all’ambiente e all’acqua, si può solo sperare che i cambiamenti portati dal governo e dal suo Ministero dell’Ambiente possano risultare conflitti sul campo perché «In India, la perdita della copertura forestale non è solo un problema ambientale ma un problema riguardante la vivibilità e la sicurezza dei cibi delle comunità dipendenti dalle foreste», dice Ranjan Panda, un’attivista ambientale e coordinatore delle Iniziative riguardanti l’Acqua di Odisha.

Tenendo conto che questi cambiamenti possono portare a delle complicazioni legali, il Ministero degli Affari Tribale ha messo in allerta il MoEFCC reiterando che «qualsiasi azione o processo discordante dai dovuti procedimenti stabiliti dall’Atto non potrebbe essere legalmente sostenibile e sarebbe come essere messi al tappeto dalla Corte legislativa».

Il Ministero Tribale ha avvisato inoltre che, come il dipartimento centrale, ha il potere di richiedere informazioni su qualsiasi rimostranza contro la violazione del FRA e infrazione dei diritti del popolo sotto la legge mentre chiarisce che «Nessun ente del governo è stato investito di poteri per esonerare, in parte o totalmente, le richieste dell’Atto».

Nel suo decimo convegno biennale recentemente tenuto a Pune, l’Alleanza Nazionale dei Movimenti Popolari NAPM è riuscita a mobilitare una massiva ‘Convergenza di Movimenti Popolari’ per il 2 dicembre al fine di protestare la mossa del governo NDA di emendare l’Atto sui Diritti dei Giusti Compensi, dei Nuovi insediamenti e la Riabilitazione e la Trasparenza nell’Acquisizione nel 2013, l’Atto di Garanzia dell’Impiego Nazionale Rurale, l’Atto del Diritto di Informazione, leggi sul lavoro e via dicendo.

Attivisti, accademici e membri di organizzazioni che lavorano per l’ambiente, i diritti umani e i diritti delle popolazioni indigene, hanno espresso la loro preoccupazione riguardo lo smorzamento delle leggi ambientali e hanno disapprovato gli ordini emendati dal Ministero dell’Ambiente. Inoltre hanno chiesto, scrivendo delle lettere al Primo Ministro e al Ministro dell’Ambiente e delle Foreste, che lo spirito e la parola del FRA siano sostenute dal governo NDA come dimostrazione del proprio impegno nei confronti dello sviluppo sostenibile e generalizzato e dell’autorità a favore del popolo.

L’ordine di smorzamento delle leggi ambientali è un chiaro indice che il governo Modi è in minima parte concentrato sui problemi ambientali.

«E’ chiaro che il governo considera le leggi ambientali, attuate in questo momento, come un ostacolo, e spera di accelerare il processo di sviluppo a costo di protezione ambientale e crescita sostenibile», afferma Armin Rosencranz, coautore della Legge e Politica Ambientale in India.

Dal momento in cui le politiche di realizzazione dello sviluppo dei fini del governo Modi sono state chiare, gli attivisti, come Shankar Gopalakrishnan del CSD, possono solo sperare che il Ministero prenda decisioni rapide per assicurare che la diversificazione dei territori forestali abbia luogo in accordo con la legge, senza incrementare l’illegalità e la corruzione e senza violare i diritti delle persone più povere del nostro paese.

 

Traduzione a cura di Sara Merlino.

 

 

 

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