sabato, Settembre 18

Modi e il significato del viaggio negli Usa

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Narendra-Modi

I recenti vertici tra il primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama certamente portano con sé dei potenziali cambiamenti nello scenario geopolitico del subcontinente asiatico ma condurranno solamente a “risultati limitati”, nonostante le notizie entusiasmanti diffuse dai media sui numerosi impegni assunti, come previsto da Rajrishi Singhal del Gateway House, il Consiglio indiano per le relazioni globali.

Secondo la dichiarazione congiunta pubblicata dal Ministero degli Affari Esteri del Governo indiano, i due leader «hanno decantato l’ampio partenariato globale e strategico tra gli Stati Uniti e l’India, che continuerà a generare una maggiore prosperità e sicurezza per i propri cittadini e per il mondo».

Come previsto, i temi principali oggetto di discussione sono stati: il terrorismo, le difficoltà riscontrate nell’attuazione dell’Accordo sulla Facilitazione degli Scambi (TFA), la cooperazione economica e l’ambiente.

Nonostante sia stata affrontata la questione dell’Accordo sulla Facilitazione degli Scambi (TFA), il vertice non ha portato a delle soluzioni. I leader si sono soltanto rivolti ai propri funzionari dicendo loro di ” consultarsi urgentemente con gli altri membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) sui passi successivi da intraprendere”, come è affermato nella dichiarazione congiunta, la quale aggiunge, inoltre, che “i leader si sono impegnati a lavorare tramite il Trade Policy Forum (Forum di politica commerciale) al fine di promuovere un ambiente imprenditoriale più attraente e incoraggiare le aziende a investire e a produrre in India e negli Stati Uniti.”

Riguardo all’energia e all’ambiente, entrambi i leader hanno riconosciuto l’importanza fondamentale dell’aumento dell’accesso energetico, della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e del miglioramento delle misure volte a fronteggiare i cambiamenti climatici. «Il presidente Obama e il Primo Ministro Modi hanno concordato un nuovo partenariato, strategico e rafforzato, sulla sicurezza energetica, l’energia pulita e i cambiamenti climatici. Hanno deciso di rafforzare ed espandere il partenariato di successo indo-statunitense per aumentare la produzione di energia pulita (PACE) tramite una serie di iniziative prioritarie»,  si afferma nella dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri del Governo indiano.

Ma la dichiarazione congiunta e la dichiarazione di intenti non si esprimono in merito alle sanzioni imposte all’India dall’amministrazione Obama per l’importazione di pannelli solari, nonostante il Ministero dell’energia del governo indiano avesse deciso di non imporre nessun dazio antidumping sull’importazione di pannelli solari andando contro gli interessi dell’industria nazionale. Questo silenzio manderebbe in frantumi l’aspettativa indiana di ottenere un investimento di 100 miliardi di dollari nel settore dell’energia rinnovabile nell’arco dei prossimi quattro anni. Tuttavia, entrambe le nazioni sono fiduciose rispetto alla loro cooperazione economica. «Abbiamo discusso soprattutto di economia e concordiamo sul fatto che, in entrambi i paesi, uno degli obiettivi principali è quello di migliorare l’istruzione e la formazione professionale in modo tale che i nostri giovani possano competere sul mercato mondiale»,  si afferma in un comunicato della Casa Bianca sui commenti fatti da Obama durante il vertice tra i due leader.

La questione del terrorismo e della cooperazione regionale ha rivestito un’importanza fondamentale nelle discussioni tra i due leader. Secondo il comunicato della Casa Bianca, i leader hanno a lungo discusso delle questioni di sicurezza e della situazione internazionale, le sfide in Medio Oriente, l’estremismo violento e la lotta contro lo Stato Islamico. Hanno discusso, inoltre, della positiva e pacifica transizione di potere in Afghanistan e della necessità di operare insieme per assicurare la stabilità in quei luoghi.

Ciò che sorprende, però, è che la questione ucraina, preoccupante per il resto del mondo, non sia stata affrontata nel corso dei vertici, nonostante il forte appello di Modi contro l’espansionismo, lanciato durante il suo viaggio in Giappone, il mese scorso!

«Il silenzio di Modi è deludente in quanto tale, ma lo è ancor di più per il fatto di essersi dimostrato furbo nella gestione delle relazioni internazionali. È andato in Asia orientale per costruire legami non solo con il Giappone, ma anche con l’avversario storico dell’India, la Cina. È apertamente filoamericano e ha dimostrato di saper mettere una contro l’altra le grandi potenze dell’economia mondiale per garantire degli investimenti significativi. Perché questa reticenza nei confronti dell’Ucraina?», si chiede Anish Goel, un membro anziano (Asia meridionale) della New America Foundation.

Questo perché forse l’India, e di conseguenza il governo Modi, non è pronta ad abbandonare la Russia, sua fedele alleata. Tuttavia, in questo contesto, anche se entrambi i leader hanno dichiarato un ripristino delle relazioni tra i due Stati che apporterà potenziali cambiamenti per il futuro, «aggirando un problema che richiede un’ampia attenzione mondiale in questi giorni, dichiarano inconsapevolmente che questo partenariato non è ancora pronto per il tipo di leadership mondiale che un siffatto accordo solitamente dimostrerebbe».

Ma il vertice si è principalmente concentrato sull’equilibrio di potere in Asia. Come dichiarato da Daniel Twining, della Politica estera, un asse Cina-India farebbe pendere l’equilibrio di potere contro gli Stati Uniti mettendone in discussione il futuro delle alleanze con nazioni quali il Giappone, e la capacità di essere leader a livello mondiale. Diversamente, un partenariato tra gli Stati uniti e l’India ostacolerebbe la Cina nello sfidare la leadership americana in Asia e nel mondo.

I leader hanno espresso preoccupazione in merito alle crescenti tensioni sulle dispute territoriali e marittime e hanno ribadito l’importanza di tutelare la sicurezza marittima e assicurare la libertà di navigazione e volo nell’intera regione, in particolare nel Mare Cinese Meridionale.

Le parti interessate sono state esortate a evitare l’uso, o la minaccia dell’uso, della forza nell’avanzare le proprie rivendicazioni bensì di perseguire una composizione delle loro controversie territoriali e marittime attraverso mezzi pacifici, in conformità con i principi riconosciuti a livello universale dalla legge internazionale e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, secondo quanto dichiarato dal Ministro degli Affari esteri indiano. Ciò significa che l’India è diventata, o è usata come, la nazione di fluttuazione per un equilibrio di potere nel continente asiatico. Se per gli Stati Uniti è strategico poter controllare la crescente influenza della Cina nel continente, anche l’India vuole diventarne una potenza!

Al vertice, quindi, è scaturito un impegno da parte dei leader di entrambe le nazioni di collaborare più da vicino con gli altri Stati dell‘Asia-Pacifico attraverso consultazioni, dialoghi ed esercizi congiunti, mentre si è sottolineata l’importanza del loro dialogo trilaterale con il Giappone e si è deciso di esplorare la questione in attesa di questo dialogo tra i Ministri degli Affari esteri. 

Dunque, il vertice ha soddisfatto gli interessi degli Stati Uniti più di quanto abbia offerto all’India. E, probabilmente, è questo il motivo che si cela dietro all’importanza attribuita alla visita dal governo statunitense e dai rappresentati politici.

 

Traduzione di Emanuela Turano

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