martedì, Luglio 27

Modi, due anni dopo field_506ffbaa4a8d4

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New Delhi – Il governo Modi ha completato i suoi primi due anni di incarico. Il Primo Ministro è stato all’altezza delle aspettative? Se si guardano i social media, i club elitari di Delhi e si vanno a leggere i commenti dei principali intellettuali e opinionisti, allora Modi è stato una grossa delusione. Resta però il fatto che queste persone non hanno mai votato per Modi. Anzi, non avrebbero mai immaginato che Modi avrebbe potuto diventare il Primo Ministro indiano. La loro rumorosa disapprovazione sull’operato di Modi è, in effetti, in sintonia con la loro stridula campagna contro Modi durante la competizione elettorale. Per questo motivo considererei il loro disappunto con beneficio d’inventario.

D’altra parte, se si vanno a vedere i sondaggi d’opinione sull’argomento condotti dai principali media locali, la situazione sembra piuttosto confusa. Mentre un’indagine di ‘Times of India‘ riporta una popolarità di Modi pari a circa il 75% dopo il primo anno di governo, i valori sono diminuiti al termine del secondo anno da Primo Ministro. Secondo un sondaggio di India Today condotto nel febbraio del 2016, Modi è ancora il candidato preferito come primo ministro. Un’indagine di ‘Economic Times‘ condotta nell’aprile del 2016 dice che «il governo ha una valutazione positiva dell’86% per quanto riguarda i risultati economici, mentre il 62% dice che ha avuto risultati positivi nel campo della creazione di lavoro e il 58% si attende che il futuro sarà migliore. In altre parole, le persone ancora credono nello slogan elettorale ‘achhe din aaney wala hain’  (stanno arrivando buoni giorni)». Un’altra indagine condotta da ‘Times of India‘ (pubblicata il 26 maggio 2016) dice che «dopo due anni, il governo di Narendra Modi è giudicato dal 62 per cento degli indiani residenti in città come aver fatto un buono, o ottimo, lavoro».

Sia come sia, da quando Modi ha assunto l’incarico il 26 maggio 2014, i leader mondiali hanno cominciato a considerare l’India più seriamente. Le politiche di Modi nei confronti di Pakistan e Cina possono non essere state molto ispirate, ma almeno Modi è stato in grado di creare un’atmosfera ottimistica sul fatto che il mondo possa fare affari con l’India, una cosa che non si poteva dire durante gli ultimi anni del silenzioso governo di Manmohan Singh, paralizzato com’era dalle spinte e le pressioni, spesso in contrasto tra loro, all’interno del partito del Congresso. Modi ha evidenziato al meglio a suo vantaggio due fattori importanti che hanno un grande significato per gli obiettivi di politica estera dell’India. Ha sottolineato bene come un Paese come l’India, molto impegnato nel mantenimento dello status quo, non ha ambizioni territoriali e come l’India si stia ‘trasformando’ per emergere come una delle economie guida mondiali grazie a un’ampia forza lavoro ‘giovane’ (dividendo demografico), come sia una potenza nucleare responsabile con dimostrate competenze scientifiche e tecnologiche, oltre a essere una democrazia stabile. In secondo luogo, Modi è emerso come il beniamino di circa 25 milioni di indiani e ‘persone di origine indiana’ forti e dinamiche, emigrate oltreoceano, che si sono distinte all’estero, in particolare nelle principali nazioni industrializzate e più potenti militarmente, nei campi più diversi.

All’interno, Modi e i suoi ministri hanno ragione quando dicono che il dono più importante che hanno portato alla nazione dopo due anni di lavoro è quello di una amministrazione libera da truffe. Questo non è un risultato da poco,considerando il numero di truffe e casi di corruzione a cui si ritiene sia stato collegato il governo di Manmohan Singh. Tuttavia, Modi non si è segnalato come un audace riformatore. In effetti, ascoltandolo in questi giorni, si ha la chiara impressione che si sia concentrato sulle popolazioni povere delle campagne e sui contadini con piani di welfare del tutto simili a quelli di un primo ministro del partito del Congresso.  In tutti i suoi discorsi più recenti, Modi si è limitato a enfatizzare il fatto che il suo governo sia rivolto ai poveri della nazione e di come abbia dato vita a molti piani di assistenza sociale. Sicuramente in una nazione piena di poveri, nessun primo ministro può permettersi di non tenerne conto. Modi, però, aveva promesso che avrebbe creato una situazione dove la gente non sarebbe rimasta povera. Aveva parlato di dare potere ai poveri, e non di rimanere legato a una politica di stile Nehruviano che si limita a distribuire omaggi ai poveri in forma di un qualche tipo di sussidio invece di combattere le cause che rendono le persone povere.

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