mercoledì, Ottobre 20

Modi a Teheran: nuovo asse India-Iran? field_506ffb1d3dbe2

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La firma di importanti accordi ha segnato la visita in Iran del Primo Ministro indiano, Narendra Modi, il 22 e il 23 maggio scorsi. Durante la trasferta iraniana, Modi ha incontrato il Presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rouhani, e la Guida Suprema del Paese, Ayatollah Khamenei, oltre a numerosi alti funzionari. Modi e Rouhani si erano incontrati l’ultima volta lo scorso anno a Ufa (Federazione Russa), durante il vertice della SCO (Shanghai Cooperation Organization-Organizzazione di Shanghai per la cooperazione). Nonostante la prossimità geografica, l’ultima volta di un Primo Ministro Indiano in visita bilaterale in Iran fu 15 anni fa, quando ad atterrare a Teheran fu Atal Behari Vaypayee, anch’egli esponente del BJP (Bharatiya Janata Party– Partito del Popolo Indiano), il partito dell’attuale Premier.

Quest’incontro segna un importante avvicinamento tra i due Paesi, le cui reciproche relazioni si sono raffreddate negli ultimi anni, e ciò nonostante secolari legami linguistici e culturali: basti pensare, ad esempio, che l’India ospita la seconda comunità sciita al mondo dopo l’Iran, e l’influenza di quest’ultimo sui 45 milioni di Sciiti indiani non è trascurabile.In questo allontanamento tra Teheran e Delhi ha giocato un ruolo determinante il supporto dell’India a una risoluzione dell’ IAEA (International Atomic Energy Agency- Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) la quale, nel 2009, condannò il programma nucleare della Repubblica Islamica: «Fu una doccia fredda per gli Iraniani», commenta per la BBC un osservatore economico dell’Asia Meridionale, Fatemeh Aman, «Capirono che l’India non avrebbe preso le difese dell’Iran in nessuna disputa, e che non avrebbe certamente sacrificato per Teheran le proprie relazioni con gli Stati Uniti e l’Occidente».

Altro punto cardine delle relazioni indo-iraniane che negli ultimi tempi ha perso parte della sua rilevanza è il settore delle importazioni di greggio. Come riportato da ‘The Diplomat’, nel 2008-2009 Delhi importava il 16,5% del proprio fabbisogno in greggio da Teheran, mentre nel primo quadrimestre del 2016 la quota è scesa al 7,4%, con l’Iraq e l’Arabia Saudita a guadagnare terreno con 22% e 18% rispettivamente. E la situazione, per l’istante, non sembra destinata a mutare significativamente: benché le massicce importazioni indiane di petrolio (80% del fabbisogno) e la volontà iraniana di rientrare impetuosamente nel mercato mondiale degli idrocarburi appaiano convergenti, il suddetto settore non gioca un ruolo di primo piano tra gli accordi partoriti dalla due giorni iraniana di Modi.

Una dichiarazione congiunta indo-iraniana delinea le principali aree interessate dagli accordi. Si va dagli scambi culturali alla collaborazione nella lotta al terrorismo, dalle biotecnologie all’industria aerospaziale, dalle risorse energetiche alle infrastrutture. Proprio quest’ultimo è il settore su cui scommettono maggiormente India e Iran.
L’accordo più significativo del pacchetto, infatti, riguarda il porto iraniano di Chabahar, vicino al confine pakistano, nello sviluppo del quale Delhi investirà 500 milioni di dollari. «L’accordo bilaterale per sviluppare il porto di Chabahar e le infrastrutture a esso annesse costituisce, insieme alla disponibilità indiana per circa 500 milioni di dollari, una pietra miliare e un impegno notevole che stimolerà la crescita economica nella regione», ha dichiarato Modi nel corso di una conferenza stampa congiunta con Rouhani, il quale ha ugualmente sottolineato l’importanza dell’impresa: «In considerazione delle linee di credito indiane che interessano il porto di Chabahar, quest’ultimo si trasformerà in un simbolo di cooperazione tra due grandi Paesi, l’Iran e l’India». Nelle intenzioni di Delhi, il porto di Chabahar diventerà un hub regionale, con impianti metallurgici e raffinerie, e servirà anche al trasporto verso l’India del gas proveniente dall’Asia Centrale.

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