mercoledì, Aprile 14

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napolitanomessaggio

Le due buone notizie della settimana sono l’insediamento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’addio al vertice della CISL del suo Segretario, Raffaele Bonanni. Di Bonanni c’era poco da dire prima, sulla sua maschera di servitore di tutti i padroni, figuriamoci adesso. (Aspettando comunque rapidamente le carte che l’hanno costretto a lasciare).

La questione CSM è, operativamente e nell’immediato, ancora più importante di quella della Corte Costituzionale. Finalmente insediato alla presenza del suo Presidente (e Presidente in generale) Giorgio Napolitano, sarà ora interlocutore forte sul tema della Riforma (Controriforma?) della Giustizia, ormai quasi definitivamente prospettata dal Governo Renzusconi.

In particolare sta già dimostrando capacità di dialogo ed egemonia, Piergiorgio Morosini, proveniente da Parermo dove è stato Gup della trattativa Statomafia. Re Giorgio è piccato di suo dal dover essere ascoltato in proposito (ma comunque appassionatamente difeso da fior di garantisti a progetto come Paolo Liguori e Piero Sansonetti). Vedremo come si svilupperà il rapporto tra loro. Morosini era stato eletto a suo tempo Segretario Generale di Magistratura Democratica (praticamente il capo dei suoi arcinemici, secondo il pregiudicato di Arcore) proprio per tenerne assieme le turbolente anime. Missione compiuta rilanciando, cioè allargandone i confini, con il coinvolgimento dei cosiddetti Verdi, e la conseguente creazione di Area. Arriva ora con gran messe di voti al CSM, nonostante alcuni tra i più importanti e mediatici esponenti di MD avessero esplicitamente puntato su altri. Vedremo dunque, a brevissimo, e racconteremo passo passo, quel che succede nell’organo di Autogoverno dei Magistrati, a partire dai fondamentali lavori nelle Commissioni. Intanto momento cardine l’elezione, obbligatoriamente tra i laici  voluti dal parlamento, del Vicepresidente, e vero Presidente operativo.   

Parlando di “odore di vecchia massoneria” si riferiva anche (particolarmente) al settore Giustizia, l’editorialebomba del Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli di mercoledì 24? Con cui ha inaugurato il radicale restilyng, formato e grafica, del suo (sino a primavera) quotidiano. L’attacco sta provocando smottamenti di ora in ora. Di certo si può dire che il tentativo di stopparlo tirando in ballo contro di lui i poteri forti come mandanti è banale. Diciamo che De Bortoli gioca in proprio, ma ben nasando giudizi e perplessità di quel vasto mondo di cui l’azionariato della RCS è fortemente rappresentativo. Ed è, nelle sue mosse, ardito, non stordito. Vedremo a breve. In ogni caso, una volta stabilito quali siano e con chi veramente stiano i poteri forti (ognuno la rappresenta a modo suo), meglio forti che occulti o riciclati.

Il Presidente del Consiglio, a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha fatto la sua figura. A parole è bravissimo, così come nelle relazioni, nello sfruttare le sue carte, nell’imporre velocità. Non si sa bene per cosa, ma velocemente. Nel frattempo ha raffinato la nobile arte dell’insulto verso chi non condivide perinde ac cadaver le sue posizioni (cambi di rotta compresi). In questi giorni è toccato (spesso ritoccato) a quasi tutti, con particolare gusto per il sindacato. Per ora non risultano attacchi a Jorge Bergoglio, ma si attende fiduciosi, essendo il giovane favoloso ormai efficacemente definibile parafrasando il conterraneo Cecco Angiolieri: “Di tutti parlò mal, fuor di Francesco, scusandosi col dir ‘Non lo conosco’”.

Al netto del disprezzo renziano, il nodo della riforma del Lavoro mostra la camaleontica capacità di adattamento del Ministro del Lavoro. Pur, sino a pochi mesi, fa alla guida della Lega delle Cooperative, Poletti ormai avalla la qualunque. Anche coprendosi dietro imbarazzatimbarazzanti “Chiedete a Renzi”. Articolo 18 e Jobs Act al centro della resistenza della sinistra Democratica. Il Generalesantaanarenzi prevede di liquidare i bersanianfassiniani di Fort Alamo non lasciandone vivo nessuno. O concedendo qualche marginale polpettina che ne dimostri l’irrilevanza. 

Sulla Scuola, il Grande Orecchio creato dal Governo per ascoltare il Paese sulla Riforma ha credibilità pari a quella delle analoghe iniziative del Governo Monti. Intendiamoci: sarebbe iniziativa più che lodevole, su questo ed altri temi. Ma per avere reale efficacia, presupporrebbe una preparazione e gestione tali da rappresentare un evento nuovo ed unico, tale da segnare uno stile, quasi una rivoluzione. E secondo voi…

Insomma il tourbillon renziano vede i primi nodi venire al pettine. Stagion lieta è ancora codesta per lo spregiudicato di Pontassieve. Del diman non v’è certezza. Imminentissimo domani, ché qualche provvedimento fondamentale della sua annunciata rivoluzione dovrà pur cominciare a farlo approvare… 

 

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