sabato, Maggio 8

Miti e violenza rivoluzionaria nel ‘68 di Angelo Ventura Uno dei protagonisti degli anni di piombo

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Come è noto -sotto il profilo storiografico- già nei ‘Quaderni Rossi‘ era chiaramente prefigurata la democrazia operaia, era cioè prefigurata la possibilità di costruire un autogoverno realmente democratico dissolvendo il riformismo dei partiti e dei sindacati attraverso una lotta rivoluzionaria senza quartiere che si sarebbe servita, nelle aspettative di Mario Tronti, della cultura come uno strumento di sovversione, che si sarebbe servita della conoscenza come uno strumento di lotta. Indipendentemente dall’esperienza dei ‘Quaderni Rossi‘, nel contesto degli anni 60, la riscoperta dell’antifascismo e la sua mitizzazione, la saldatura -con finalità rivoluzionaria- tra studenti e masse operaie costituirono alcuni dei temi portanti che avrebbero poi gettato le basi del movimento del ’68 e degli anni ’70. Nello specifico -già negli anni 60- emerse con forza la necessità di dissolvere il sistema capitalistico (quello che le Brigate Rosse avrebbero chiamato SIM) attraverso la lotta rivoluzionaria al di là delle mistificazioni storiografiche operate da alcuni dei principali protagonisti degli anni 60 e 70,mistificazioni volte a tracciare una demarcazione netta tra gli anni 60-letti come caratterizzati occasionalmente come violenti- e l’ampio uso della lotta armata negli anni 70.

Angelo Ventrone sottolinea come la visione apocalittica nei confronti della tecnica interpretata come uno strumento nefasto, come uno strumento che avrebbe trasformato l’essere umano in una docile e ubbidiente macchina al servizio del sistema del capitalismo.

Ventrone, poi, sottolinea l’assenza -all’interno dei programmi della estrema sinistra come dei gruppi terroristici- di una alternativa realisticamente perseguibile rispetto al sistema capitalistico che si intendeva abbattere. E’, infatti, difficile non osservare -rileva non senza ironia l’Autore- come fosse assente nei principali documenti dei gruppi della sinistra extra-parlamentare un programma minimo alternativo in grado di rappresentare un’alternativa concreta al sistema capitalistico. D’altronde, uno dei modelli che si volle prendere in considerazione e astrattamente quanto forzatamente calare nella realtà storica degli anni 60, fu quello teorizzato da Lenin in ‘Stato e Rivoluzione‘.

Altra tematica che emerge con forza dal saggio di Ventrone, fu il processo di mitizzazione al quale fu sottoposta la classe operaia che non fu certo interpretata nella sua reale complessità. Infatti -ancora una volta- il riferimento alla realtà concreta venne meno e si sostituì ad essa un discorso autoreferenziale determinato dal fanatismo ideologico che impedì ai principali protagonisti della sinistra extraparlamentare di osservare con disincanto e lucidità la realtà storica.

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