lunedì, Giugno 27

Missioni militari all’estero: un’eccellenza tutta italiana Capacità di ‘mediazione’, empatia con la popolazione sono i tratti che costruiscono la forza tricolore nei diversi teatri. Ne parliamo con il Generale Luciano Piacentini

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Oggi in parlamento si vota il decreto missioni. Quali sono le novità con le quali l’esercito italiano affronterà queste nuove sfide, in particolare in Libia, Tunisia e Niger? E quali delle nostre eccellenze in termini di competenze saranno più preziose su questi teatri?

Per quanto riguarda questi tre Paesi, Libia, Tunisia e Niger, diciamo che si trovano in tre pozioni differenti, anche se in qualche modo c’è un filo conduttore che si chiama terrorismo di matrice jihadista, presente sia in Libia che in Niger e anche in Tunisia a fronte delle ultime vicende che ci sono state. In Niger in particolare la Francia fa da padrona. Noi abbiamo sostanzialmente due eccellenze la dove andiamo: una è data sicuramente dai servizi di informazione senza i quali non andiamo da nessuna parte perché se manca l’informazione manca la sicurezza e quindi viene a mancare il fondamento che fa si che le nostre unità vadano fuori. Questo è il punto fondamentale che deve funzionare nel modo migliore. Per quanto riguarda le forze armate in particolare, le nostre eccellenze le possiamo ricondurre alle forze speciali perché sono quelle che in termini specifici sono le uniche predisposte per il contro terrorismo. Il termini specifici sono il nono reggimento col moschin dell’esercito, il comsubin della marina e il G.I.S (Gruppo di intervento speciale) dei carabinieri. Non so se in Niger proporranno le forze speciali, ma penso di si, perché per poter andare occorrono quelle, in termini di contrasto al terrorismo. Può anche darsi che le nostre unità vadano in Niger, e nonostante in terrorismo non si occupino in un primo momento di tale attività. Le eccellenze sono le forze speciali, quelle che possono contrastare il terrorismo, sempre che al nostro Paese e nell’ambito dell’approvazione delle missioni in Parlamento venga assegnato alle nostre Forze Armate il compito di contrastare il terrorismo.

Come gli altri Paesi guardano alla Difesa italiana che si muove all’estero?

Per quello che mi riguarda noi siamo molto rispettati per due motivi. Primo perché la nostra presenza all’estero non è discontinua, ma in qualunque teatro o in buona parte di questi noi siamo presenti in maniera continuata. Le unità che emergono per l’integrazione sul territorio del teatro dove vanno, e quindi per l’integrazione anche con la popolazione locale, ai fini di acquisirne il consenso, sono quelle italiane. Diventiamo per molti versi anche un punto di riferimento per gli altri, perché gli altri Paesi non hanno questa nostra facilità. Non è una nostra esclusiva, ma è una caratteristica peculiare che ci aiuta a risolvere parecchi problemi. In sostanza, non è sempre necessario fare i conflitti, ma molto è devoluto a quella che si chiama ‘mediazione’ tra le parti, e questo è un compito che noi svolgiamo bene con le nostre unità, logicamente partendo dai servizi, perché senza di quelli non potremmo andare da nessuna parte.

A livello internazionale che peso ha la Difesa italiana con le sue varie missioni all’estero?

A livello internazionale il nostro peso c’è ed è tutto, non c’è ombra di dubbio, perché i nostri ragazzi ogni volta che vanno fuori sono più che rispettati e più che apprezzati. Anche perché, tra l’altro, andando in teatro un contributo di sangue purtroppo l’abbiamo dato, in termini di morti e di feriti. Guardano l’Italia come un Paese che ha un peso rilevante, perché quando siamo nei vari teatri rappresentiamo un punto di riferimento un pò per tutti proprio per questa facilità di relazionarci e di integrarci sul territorio, di avere questi rapporti e saper esercitare la mediazione. È chiaro che vorrebbero a livello internazionale, in ambito NATO e fra le sovrastrutture delle quali facciamo parte, che noi dessimo alla difesa un maggior impulso di natura economica per l’acquisizione di mezzi, materiali, armi e così via.

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