venerdì, Agosto 12

Missili ipersonici: più ‘business as usual’ che ‘momento Sputnik’ “L'idea di un ‘momento Sputnik’ è esagerata. I missili ipersonici non costituiscono una minaccia maggiore di quella degli ICBM esistenti finora”. L’intervista al Professor Cristopher Bluth (University of Bradford)

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‘Momento Sputnik’: così il 28 ottobre 2021 il Generale Mark Milley, Capo di Stato Maggiore della Difesa americana, ha confermato e definito  l’informazione pubblicata il 17 dello stesso mese dal ‘Financial Times’ riguardante il test effettuato il 13 agosto dalla Cina di un missile ipersonico che – lanciato nello spazio da un razzo classico Chang Zheng (lunga marcia) 2C – ha fatto il giro del mondo (40 mila km) per diverse volte alla velocità del suono, con una traiettoria cangiante, oltre che capace di trasportare una testata nucleare. Il Chang Zheng 2C in questione è a 2 stadi, lungo 43,72m in grado di portare un carico utile di 4 t su orbite vicine. Più in generale, i Chang Zheng (lunga marcia) sono una famiglia di razzi cinesi utilizzati dagli anni ’70 per lanci spaziali, di cui sono state realizzate molte varianti.

La China Academy of Launch Vehicle Technology (CALVT), che sovrintende ai lanci, aveva riferito sul sito ufficiale del 77° lancio di un razzo Chang Zheng 2C il 27 luglio; il 24 agosto ha poi annunciato di aver effettuato il 79° volo, ma non c’è stato alcun cenno di un 78° lancio, il che ha suscitato speculazioni tra gli osservatori del suo programma spaziale su un’attività segreta. La CALVT non ha risposto alle richieste di commento. Il Ministero degli esteri cinese ha  smentito la natura militare del lancio: “Questo era un test di routine per verificare la tecnologia di riutilizzabilità dei normali veicoli spaziali  (RSV), ha detto Zhao Lijian, un portavoce, senza spiegare perché la Cina non avesse subito annunciato il test e la sua natura, ma anzi criticando la non accuratezza dell’articolo del FT. Sebbene – stando a quanto riportato dal quotidiano britannico – il test non abbia centrato l’obiettivo per ben 32 chilometri, lo spaesamento USA è dato dal fatto che Pechino si sta dimostrando sempre più capace di padroneggiare questa tecnologia nonostante, neanche due anni fa, il primo tentativo fosse stato disastroso. E, ancor peggio, che le agenzie di intelligence americane non si siano accorte di nulla (?).

Una sensazione identica fu avvertita in Occidente nel 1957, quando l’Unione Sovietica lanciò il primo oggetto in orbita nello spazio, ovvero il satellite Sputnik. Un episodio cruciale nella storia del ‘900 e della Guerra Fredda in quanto mise gli Stati Uniti di fronte al ritardo rispetto al rivale, costringendoli a dar vita al DARPA, l’agenzia federale incaricata di gestire l’innovazione, e alla NASA, l’agenzia spaziale statunitense.
Va detto che sono più di 70 anni che proseguono le ricerche sul volo ipersonico che, da manuale, è riferito a quei veicoli che viaggiano con velocità compresa fra i 5.000 e 25.000 kilometri all’ora (fra 5 e 25 Mach). Tra Mach 1 e Mach 5, invece, il regime si definisce supersonico. A fare da apripista fu Chuck Yeager che, per primo, nel 1947, superò in volo continuato la barriera del suono, ossia la velocità di Mach 1, a bordo del velivolo Bell X-1, primo della storica serie X (‘eXperimental’). Altrettanto importante fu l’X-15, aereo-razzo dotato di equipaggio progettato per studiare regimi di volo più alti di Mach 5, che, nel 1963, toccò la velocità di Mach 6,70. Col passare del tempo, l’obiettivo del Mach 10 si è sempre più avvicinato, rivoluzionando gli armamenti, ma, al contempo, le questioni chiave della stabilità e della deterrenza strategiche.
L’assetto estremamente aerodinamico è una caratteristica fondamentale per i velivoli ipersonici in quanto solo così possono dar vita a quelle onde d’urto necessari a planare per centinaia di chilometri. Al momento, sono allo studio due tipologie di velivoli: la prima è quella dei velivoli di scivolamento ipersonici (Hypersonic glide vehicles o HGV), anche noti come come boost-glide vehicles, che vengono portati fuori dall’atmosfera, con un missile balistico (booster) che in quota tra i 40 e i 100 km di altitudine si separa dal vettore che, a sua volta, viene indirizzato su una traiettoria semi-orizzontale che penetra rapidamente l’atmosfera, per poi planare per migliaia di chilometri verso l’obiettivo senza utilizzare alcun sistema di propulsione.
La seconda tipologia è quella dei missili da crociera ipersonici (Hypersonic cruise missiles o HCM) che, sono molto simili ai normali missili da crociera, ma a differenza di questi e come gli HGV, raggiungono la velocità supersonica con dei razzi, che poi cedono il passo ad un sistema di propulsione scramjet (statoreattori [ramjet]a combustione supersonica) che consente al missile di sostenere la velocità ipersonica, ma che non è altro che un upgrade del ramjet, con la sola capacità in più di conservare il flusso dell’aria interno al motore sempre a velocità supersonica, consentendo operazioni a velocità estremamente elevate. col solo effetto dell’energia cinetica accumulata durante il volo. 
Sia gli HGV sia i MaRV (Maneuvering Re-entry Vehicle) possono compiere ampie manovre di volo, ma i MaRV, che percorrono una traiettoria balistica, possono modificare la propria direzione solo in fase terminale, il che li rende vulnerabili ai sistemi di difesa a medio-lungo raggio. I vettori ipersonici – siano essi di scivolamento o missili da crociera – presentano la peculiarità di grande manovrabilità in tutto l’arco del volo.
Proprio la capacità di percorrere percorsi di volo molto più irregolari è la novità di questi vettori, non la velocità ipersonica che, di per sè, già caratterizza i missili balistici possono raggiungere nella fase di rientro una velocità fino a Mach 25. Questi ultimi, tuttavia, hanno un arco di volo prevedibile che necessita di un tempo breve, una volta rientrati nell’atmosfera, per determinarne traiettoria e obiettivo di impatto, anche a migliaia di chilometri. Niente a che vedere con i velivoli ipersonici che, di fatto, abbattono la logica alla base dei moderni sistemi di difesa antimissile, di cui viene messa in discussione l’efficacia.
Ed è questa la duplice rivoluzione, al contempo potenzialmente tattica e strategica, sebbene niente escluda che un missile ipersonico possa essere intercettato ed, eventualmente, neutralizzato. Tattica perché si accresce la precisione dell’attacco contro i bersagli critici (i time-sensitive targets) mentre crolla, di fatto, il tempo di reazione dei sistemi di difesa anti-aerea di tipo A2/AD (anti-access/area denial) che verrebbero ‘bucati’ in quanto mancanti di strumenti adeguati di rilevazione istantanea, comunicazione gerarchica, oltre che di adeguati mezzi di risposta.
Gli apparati di Comando e Controllo verrebbero ben presto messi fuori gioco dato che la contrazione del ciclo decisionale – spesso definito ciclo OODA (Observe, Orient, Decide, Act) viene imposta dalla tecnologia ipersonica perché l’obiettivo è raggiunto in tempi più rapidi, riducendo il tempo di reazione, ma, allo stesso tempo, aumentando esponenzialmente la probabilità di errori umani e riducendo drasticamente la possibilità che l’intercettore riesca a neutralizzare il missile nemico.
L’Ambasciatore americano per il disarmo Robert Wood ha affermato che «la tecnologia ipersonica è qualcosa di cui ci siamo preoccupati, verificando le sue potenziali applicazioni militari, e ci siamo trattenuti dal perseguirle, ci eravamo trattenuti dal perseguire applicazioni militari per questa tecnologia. Ma abbiamo visto Cina e Russia perseguire molto attivamente l’uso e la militarizzazione di questa tecnologia, quindi dobbiamo solo rispondere a tono […] Ma semplicemente non sappiamo come possiamo difenderci da quella tecnologia. Né se lo sa la Cina, o la Russia».

 Già l’ex sottosegretario alla Difesa per la Ricerca e l’Ingegneria, Michael Griffin, nel 2018 ha stupito i membri del Congresso americano, dichiarando esplicitamente che gli Stati Uniti in quel momento non erano in possesso di alcun sistema in grado di difendere il territorio americano da un attacco delle armi ipersoniche dei suoi nemici. In pochi anni si è passati da 800 milioni di dollari, a 3,8 miliardi di dollari di spesa.

Ad inizio ottobre 2021, il quinto battaglione del 3° reggimento di artiglieria campale dell’US Army ha ricevuto il prototipo della prima batteria di missili superficie-superficie ipersonici. La consegna dei lanciatori e di tutto l’equipaggiamento accessorio consente agli uomini di questo reparto di iniziare l’addestramento per poter impiegare, quando sarà dichiarata operativa, la prima arma ipersonica statunitense. Gli artiglieri del 3° reggimento potranno quindi prepararsi opportunamente al primo lancio ufficiale del missile, previsto per il 2022. Secondo il Tenente Generale Neil Thurgood, Direttore dei progetti per Ipersonico, Armi ad Energia Diretta e Spazio, la prima batteria ipersonica americana potrebbe iniziare ad essere operativa già nel 2023. Si chiama Dark Eagle il Long Range Hypersonic Weapon, il missile che verràimpiegato dalla batteria – rientra nella categoria delle armi ipersoniche. Il Dark Eagle è ritenuto in grado di colpire obiettivi ad una gittata superiore ai 2.700 chilometri e di raggiungere una velocità superiore a Mach 5 senza perdere la capacità di compiere virate anche molto decise.

Al contempo, gli Stati Uniti hanno avviato diversi programmi volti ad equipaggiare le forze armate americane di sistemi d’arma  ipersonici. A partire dal 2003, nel contesto del programma Conventional Propt Global Strike (CPGS) dell’amministrazione di George W. Bush per lo sviluppo di sistemi in grado di colpire con armi convenzionali obiettivi in qualunque punto della terra con lanci dal territorio americano, gli Stati Uniti hanno sviluppato e testato due sistemi ipersonici: l’Hypersonic Technology Vehicle-2 (HTV-2) dell’aeronautica e l’Advanced Hypersonic Weapon (AHW) dell’esercito.

Nell’anno 2011, secondo quanto riferito, gli Stati Uniti avevano lanciato la loro prima arma ipersonica avanzata (AHW); un veicolo planante che ha colpito con successo il bersaglio a una distanza di 3700 chilometri. In un altro traguardo importante, gli Stati Uniti hanno anche sviluppato il Falcon Hypersonic Technology Vehicle, in grado di raggiungere una velocità di Mach 20. Oltre a ciò, è in fase di sviluppo anche il missile Hypersonic Air-Breathing Weapon Concept (HAWC), con una velocità di Mach 5. L’arma è entrata sotto i riflettori quando di recente, il 10 giugno, è stata accidentalmente sganciata da un bombardiere strategico statunitense durante una traccia. Il programma di armi ipersoniche degli Stati Uniti include anche lo sviluppo del veicolo Tactical Boost Glide (TBG), che si ritiene sia in risposta al veicolo di planata ipersonica Avangard della Russia, e rispettivamente ai progetti di imbarcazioni senza pilota HyRAX.

È, però, solamente a partire dal 2018, l’anno in cui il presidente Putin rivelò le sue “armi straordinarie”, che il Pentagono ha cominciato ad investire risorse adeguate, accelerando notevolmente lo sviluppo di questa tecnologia. E proprio da quell’anno, la National Defense Strategy ha inserito per la prima volta l’ipersonico nelle categorie di armi da implementare: ci sono stati quindi i programmi condotti dall’US Navy – programma Conventional Prompt Strike (CPS), che nel 2021 ha ricevuto 767 milioni di dollari – e dall’US Army – programma Long Range Hypersonic Weapon (LRHW), che nel 2021 ha ricevuto 832 milioni di dollari. Entrambi i programmi, che oggi beneficiano della fetta maggiore dei fondi messi a disposizione del Pentagono, impiegano il Common Hypersonic Glide Body, quello su cui si fonda il funzionamento del Dark Eagle e che dovrà equipaggiare, in futuro, anche i primi missili ipersonici delle unità di superficie e sottomarine della US Navy – la grande differenza sta nel modo in cui i sistemi d’arma dell’esercito e della marina lanciano il missile. Mentre l’esercito intende schierare la prima batteria operativa nel 2023, la marina attende il 2025 per equipaggiare i DDH classe Zumwalt e addirittura il 2028 per poter installare il missile sui sottomarini classe Virginia.

Washington ha chiarito fin da subito che, a differenza di quanto fatto da Cina e Russia, i vettori americani saranno tutti convenzionali, quindi non armabili con testate nucleari. “La Russia è il leader mondiale nei missili ipersonici e, nel momento in cui gli altri paesi raggiungeranno, è probabile che abbia sviluppato una tecnologia per contrastare queste nuove armi”, ha affermato il Presidente russo, Vladimir Putin in un commento andato in onda pochi giorni fa nell’ambito di un film documentario intitolato ‘Russia. Nuova storia’. La Russia avrebbe schierato la sua prima arma ipersonical’Avangard – che può raggiungere Mach 20 – già nel dicembre 2019 e avrebbe da poco equipaggiato i suoi caccia con il missile Kinzhal, un’arma in grado di manovrare a velocità superiori a quasi Mach 10 e capace di portare una testata nucleare. Mosca starebbe anche lavorando a un missile da crociera ipersonico, Zircon, lanciabile da unità navali e in grado di viaggiare a velocità superiori a Mach 8. Allo studio anche il missile ‘Sarmat’ in grado di attaccare gli USA da Sud.

Secondo alcuni resoconti dei media internazionali, anche il Giappone intende anche sviluppare le sue armi ipersoniche, tra cui il missile da crociera ipersonico (HCM) e il proiettile a scorrimento iperveloce (HGV) che dovrebbero essere operativi alla fine degli anni 2020. Più di recente, il 12 giugno 2020, anche l’India ha condotto il suo primo test sul campo nell’ambito di un progetto indigeno per sviluppare un missile da crociera scramjet ipersonico senza pilota, ovvero l’Hypersonic Technology Demonstrator Vehicle (HSTDV). Secondo quanto riferito, l’India sta anche sviluppando un altro missile da crociera ipersonico BrahMos-II in collaborazione con la Russia, anch’esso finalizzato a raggiungere la velocità ipersonica di Mach 7. Secondo le stime, l’India ha ancora molta strada da fare per rendere operativo il suo missile ipersonico BrahMos-II. Tuttavia, le capacità ipersoniche dell’India porterebbero probabilmente nuove sfide alla sicurezza regionale. Incoraggeranno ulteriormente l’India a ricorrere a un primo attacco contro il Pakistan. Fornirebbe inoltre all’India un vantaggio decisivo rispetto alle capacità nucleari del Pakistan. Allo stesso modo, il Pakistan non sarà in grado di dissuadere l’India dall’uso di armi ipersoniche in caso di conflitto futuro, tenendo conto dell’entusiasmo dell’India di sviluppare armi ipersoniche. Anche Corea del Nord, Francia e Regno Unito stanno implementando il loro programma ipersonico.

Quanto alla Cina, ha testato diverse volte e con risultati alquanto positivi il missile balistico DF-17 (capace di raggiungere Mach 10) a cui sarebbe collegato un HGV, il DF-ZF, e il missile balistico intercontinentale DF-41, anch’esso ritenuto in grado di “staccare” un HGV capace di montare una testata nucleare. Inoltre, secondo alcuni rumors, la Cina sta sviluppando un missile CH-AS-X-13 lanciato dall’aria, progettato per raggiungere una velocità di Mach 10 con un’autonomia fino a 1500 chilometri.

Nel caso del test cinese di agosto, secondo alcuni analisti statunitensi, la Cina avrebbe in realtà testato un sistema di attacco nucleare in cui il veicolo con l’arma viene inizialmente collocato su un’orbita bassa per poi planare a velocità ipersonica verso il suo obiettivo. Si tratterebbe, quindi, di un ritorno alla tecnologia di Bombardamento Orbitale Frazionario (Fractional Orbital Bombardament System, FOBS) sviluppata, a partire dagli anni ‘60, dall’URSS, preoccupata per i sistemi di difesa anti-missile balistici (ABM) implementati dagli Stati Uniti come il Safeguard realizzato nel 1969, basato radar e coppie di missili armati con armi nucleari destinati ad intercettare i missili balistici intercontinentali (ICBM) sovietici in arrivo. L’amministrazione Johnson aveva avvertito un’enorme pressione politica per rispondere con il proprio sistema di difesa missilistico. Ma il presidente Lyndon B. Johnson e i suoi collaboratori temevano anche che un sistema di difesa missilistico statunitense avrebbe intensificato la corsa agli armamenti con l’Unione Sovietica. Quindi si sono imbattuti in quella che immaginavano fosse un’idea intelligente: rendere il sistema abbastanza piccolo da non allarmare Mosca e inquadrarlo pubblicamente come una risposta allo sviluppo cinese di missili balistici intercontinentali. Nel settembre 1967, l’allora segretario alla Difesa Robert McNamara annunciò il sistema anti-missili balistici (ABM) con un lungo discorso sul motivo per cui le difese missilistiche erano destabilizzanti, seguito da una timida spiegazione che gli Stati Uniti avevano ancora bisogno di quello che chiamò un “sistema cinese” limitato con implementazione ABM orientata.”

Il timore di Mosca era che sistemi di difesa anti-balistici potessero spingere Washington ad un primo colpo disarmante a tal punto l’avversario da non permettere una sua efficace reazione. Nell’ottica sovietica, allora, non sarebbe bastato rinforzare la difesa ABM, ma occorreva puntare su altro, il bombardamento orbitale da satellite. Tale sistema invia in orbita, mediante un razzo, una testata nucleare dotata di un piccolo motore a razzo, che consente di farla decelerare e di farla rientrare nell’atmosfera e dirigersi contro il bersaglio. Ma non avrebbe compiuto un’orbita completa: questo sarebbe stato l’escamotage dell’URSS per non violare il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 che proibisce la messa in orbita di armi nucleari. A differenza di un ICBM che deve compiere una traiettoria più ampia, un FOBS può raggiungere l’orbita ad una quota inferiore, abbattendo il tempo di volo e, grazie alla forte manovrabilità, confondere l’avversario sull’obiettivo, ma, altresì, potrebbe percorrere un’orbita più lunga colpendo gli USA da Sud, eludendo i radar schierati a Nord. Ma non mancano gli svantaggi: il rientro in atmosfera, che deve avvenire tramite un razzo già montato sulla testata (limitando il carico), è meno accurato di quello degli ICBM; a fronte di voli più lunghi, c’è bisogno di maggiore energia cinetica, ma anche di maggiore protezione termica.

Va detto che, tra i vari progetti messi in campo, l’URSS scelse il sistema R-36O FOBS, una versione che prevedeva l’impiego orbitale del missile balistico intercontinentale R-36 (codice NATO SS-9 Scarp). Dal 1968 fino al gennaio 1983 l’URSS schierò in silo presso il cosmodromo kazako di Baikonur 18 missili R-36O FOBS, dotati di una testata di grande potenza (fra 1 e 6 Mton). Ma già nel 1979, considerati gli svantaggi di questa tecnologia e il ritiro USA del sistema ABM Safeguard convinsero Mosca ad accettare la proibizione dei sistemi FOBS prevista dal trattato SALT II (mai entrato in vigore) e a cancellare il proprio programma.

A differenza dei FOBS sovietici, quelli cinesi prevedono anche un veicolo planante ipersonico o HGV, potenzialmente in grado di eludere i sistemi di difesa e poi colpire l’obiettivo. Ma non si può escludere che la Cina stia sviluppando un veicolo spaziale riutilizzabile, come quello lanciato il 4 settembre 2020 con un Chang Zheng 2F. Occorre ribadire che Pechino Cina già dispone di ICBM in grado di colpire gli USA dal 1981 (DF-5A) e missili a lunga gittata lanciati da sommergibili (SLBM) dal 2016 (JL-2), sta rimpiazzando i vecchi ICBM mobili DF-31A con i più manovrabili DF-31AG e schierando il nuovo DF-41 dotato di MIRV; dal 2017 impiega sistemi plananti ipersonici DF-ZF su missili a medio raggio Dongfeng 17.

Cosa potrebbe cambiare, allora, dal punto di vista strategico? Secondo alcuni analisti, non sarebbe da escludere il rischio proliferazione  riguarderebbe la graduale acquisizione di armi ipersoniche da parte di una serie di Stati, che ancora non hanno il know how necessario. Il vero problema riguarderebbe la stabilità strategica globale tradizionale che ne sarebbe minacciata. Anche nella condizione di equilibrio basata sul principio della distruzione mutua assicurata (MAD) che solitamente disincentiva il conflitto, l’ambiguità sulla traiettoria e sull’obiettivo di un lancio favorirebbe l’aumento di un rischio escalation, che i contratti tempi di reazione e la pressione sui centri decisionali, unitamente all’appartenenza di queste armi alla categoria dual-capable weapons accelerebbero.

È possibile che anche il concetto di deterrenza – basato sugli attuali missili balistici intercontinentali (ICBM) e i rispettivi sistemi di difesa – ne subisca le conseguenze, specie per i Paesi che dispongono di ‘arsenali ipersonici’. Il che, anche se non si traducesse in politiche di lancio di contrattacco al primo allarme (launch-on-warning), si tradurrebbe comunque nel maggior rischio di rapide escalation, anche incidentali.

In quest’ottica, la difesa sarebbe importante quanto l’attacco. A partire dal 1985, gli Stati Uniti hanno ripreso le ricerche sui sistemi ABM, soprattutto dopo la denuncia del trattato ABM da parte di George W. Bush nel 2002; nel corso di questi venti anni sono stati investiti oltre 200 miliardi di dollari e si prevedono 20,4 miliardi per il bilancio 2022. Attualmente, sono schierati sistemi di difesa da missili di corta e media gittata Patriot e THAAD, ma anche sistemi anti-missile a media gittata e ICBM (nella loro fase intermedia) dislocati a terra (ground-based midcourse defense GMD), con 44 intercettatori (su 64 previsti) da basi in Alaska e California, sia lanciabili da incrociatori e cacciatorpediniere Aegis (48 navi, da portare a 59 entro il 2024); sistemi Aegis Ashore sono installati in Polonia e Romania e in studio per Guam.

Pochi giorni fa, peraltro, l’Agenzia di Difesa Missilistica USA ha terminato l’installazione di array radar e ha concluso la costruzione militare per il radar di discriminazione a lungo raggio (LRDR) presso la Clear Space Force Station, in Alaska. Tale radar sarà integrato nel sistema Ground-Based Midcourse Defense (GMD) e nel sistema Command and Control, Battle Management and Communications (C2BMC) durante il 2022 in preparazione per l’accettazione operativa formale da parte della US Space Force nel 2023. In una dichiarazione, la MDA ha reso noto che una volta “pienamente operativo, LRDR fornirà una capacità senza precedenti di cercare e tracciare simultaneamente più piccoli oggetti, comprese tutte le classi di missili balistici, a distanze molto lunghe, in condizioni di funzionamento continuo. La sua capacità di discriminazione gli consentirà di identificare oggetti letali, come le testate nemiche, e di differenziarli dai richiami non letali”.

“Oggi segna una pietra miliare estremamente importante per la difesa della patria degli Stati Uniti” – ha affermato il John Hill nella nota – “Il radar per la discriminazione a lungo raggio ha terminato la costruzione e ora possiamo iniziare la fase di test che porterà al pieno utilizzo operativo di questo sistema vitale. LRDR consentirà al Northern Command di difendere meglio gli Stati Uniti dalle minacce dei missili balistici e ipersonici”. “Siamo nel bel mezzo di quei test a terra ora ed è piuttosto complesso. Quando pensi alle nuove capacità che un radar di discriminazione a lungo raggio porta nel sistema di difesa missilistico globale, tutti gli aggiornamenti che stiamo facendo con il sistema GMD, gli aggiornamenti che stiamo facendo per comandare e controllare, ordiniamo di iniziare da lì. Quella campagna di test a terra è in corso ora e porterà a un test di sviluppo, seguito da un test operativo e quello che faremo è far volare un modello di minaccia rappresentativo attraverso la LRDR”, ha affermato Hill, che ha rivelato che un aggiornamento del software potrebbe fornire a LRDR la capacità di rilevamento e tracciamento di armi ipersoniche.

Il GMD è progettato per proteggere gli Stati Uniti continentali da potenziali minacce di missili balistici intercontinentali provenienti dalla Corea del Nord e dall’Iran e quindi controlla con satelliti e radar traiettorie tipiche anche di possibili ICBM cinesi miranti agli USA; le navi Aegis possono ovviamente operare nel Pacifico per operazioni anti-missile cinese. Il timore americano è proprio questo: essendo le difese degli Stati Uniti  concentrano sulla Corea del Nord perché la forza ICBM cinese è considerata troppo “grande e tecnicamente sofisticata” per un’effettiva possibilità di difesa, cosa fare?

L’LRDR fabbricato da Lockheed Martin aiuterà a conservare il numero di intercettori del sistema di difesa a terra a terra (GMD) utilizzati per gli impegni di minaccia e sarà anche in grado di affrontare i missili ipersonici in configurazioni future, secondo la dichiarazione.

Ma basta questo agli USA per difendersi dalla minaccia ipersonica? Michael Griffin ha espresso disappunto a riguardo, dichiarandosi convinto che gli Stati Uniti non potranno disporre di una difesa efficace contro le armi ipersoniche almeno fino alla metà degli anni 20’. Ma il programma più promettente sembra essere quello sviluppato dalla Missile Defense Agency (MDA). Per difendersi dalla minaccia rappresentata dagli HGV, l’MDA ha proposto il Regional Hypersonic Missile Defense System, sfrutta le capacità offerte dalle unità navali americane equipaggiate col sistema di combattimento Aegis, due intercettori – lo standard missile 6, probabilmente nella sua versione Block IB, e il Glide Phase Interceptor (GPI), un missile ancora in fase di sviluppo capace di intercettare gli HGV nella fase finale del volo, quella di planata – e una serie vasta e diversificata di sensori terrestri e spaziali. L’intercettore in questione sarà sviluppato per adattarsi ai cacciatorpediniere con dotazione Aegis per la difesa da missili balistici, in dotazione alla Marina USA. Si prevede che sarà lanciato dal suo sistema di lancio verticale e integrato con il sistema d’arma “Baseline 9 Aegis” modificato, che permette di rilevare, tracciare, controllare e ingaggiare le minacce ipersoniche. La nave Aegis, che vanta appunto un armamento “launch-on-remote”, è in grado di vedere le armi ipersoniche nel campo di battaglia, sviluppata per ingaggiare minacce che viaggiano a circa 70 chilometri di altitudine, come i missili ipersonici nella loro fase di planata.

I GPI dovrebbero sparare da sistemi di lancio verticali integrati nella nave utilizzando i sistemi di armi Aegis, tuttavia i dettagli di targeting potrebbero provenire da sensori spaziali come HBTSS che gli sviluppatori di Northrop Grumman descrivono come una “costellazione integrata”.

La MDA ha ora assegnato il compito di progettare il sistema GPI a tre aziende Raytheon, Lockheed e Northrop Grumman con l’intento di rafforzare quella che i funzionari dell’agenzia descrivono come una “difesa a più livelli”. Non è la prima volta che questi tre colossi della difesa si accostano alle armi ipersoniche: in particolare, Lockheed Martin e Raytheon stanno sviluppando dei missili ipersonici scramjet per il programma Hawc (hypersonic air-breathing weapon concept), condotto dall’Air force e dalla Darpa. Lockheed Martin, oltre a lavorare all’arma ipersonica a risposta rapida Agm-183a dell’Aeronautica, sta integrando i sistemi del missile ipersonico d’attacco della Marina e per l’arma ipersonica a lungo raggio dell’Esercito. Di entrambi questi armamenti, Northrop Grumman ha fornito i motori.

“La velocità del GPI, la capacità di resistere al calore estremo e la manovrabilità lo renderanno il primo missile progettato per ingaggiare questa minaccia avanzata”, ha dichiarato Tay Fitzgerald, vicepresidente della difesa missilistica strategica di Raytheon. La prima fase iniziale di sviluppo “si concentrerà sulla riduzione del rischio tecnico, sul rapido sviluppo della tecnologia e sulla dimostrazione della capacità di intercettare una minaccia ipersonica”, ha spiegato in una nota Raytheon. “Una fase di riduzione del rischio per esplorare i concetti dell’industria e massimizzare i benefici di un ambiente competitivo per dimostrare il più efficace e affidabile intercettore Glide phase per la difesa ipersonica regionale, il più presto possibile”, ha dichiarato il contrammiraglio Tom Druggan, dirigente del programma Sea-based weapon systems della MDA. “Il concetto GPI si inserisce nell’architettura di difesa missilistica della MDA per fornire al combattente e ai suoi alleati una difesa a più livelli affidabile contro le minacce missilistiche ipersoniche regionali provenienti da nazioni canaglia”, ha affermato una dichiarazione della MDA.

Il punto è che “dobbiamo vedere qualcosa prima che arrivi, quindi mi piacerebbe una capacità che ci permetta di vedere queste minacce a livello globale in qualsiasi momento” – ha affermato il generale dell’aeronautica John Hyten, vicepresidente dei capi di stato maggiore congiunti, al simposio sulla difesa spaziale e missilistica del 2021 – “Possiamo costruire un’architettura spaziale in grado di rilevare diverse minacce come ipersonici, missili da crociera e identificare quali sono queste minacce”. Ecco perché  gennaio di quest’anno, MDA ha assegnato a Northrop Grumman e L3Harris un contratto da 276 milioni di dollari per la realizzazione di una nuova costellazione di satelliti, denominata Hypersonic and Ballistic Tracking Space Sensor (HBTSS), capace di individuare gli HGV appena lanciati, quando sono ancora collegati al booster che li porta nella bassa e media orbita terrestre. I dati forniti dalla rete HBTSS, elaborati e integrati con quelli raccolti da tutti gli altri sensori, terrestri e navali, verrebbero poi inviati alle unità navali, le quali potrebbero in questo modo lanciare il missile intercettore senza utilizzare le loro apparecchiature radar di bordo.

“HBTSS è sulla strada per il lancio di due satelliti interoperabili costruiti da due partner industriali separati”, ha detto ai giornalisti il ​​viceammiraglio della Marina Jon Hill, direttore della MDA all’inizio di quest’anno, secondo una trascrizione del Pentagono. “Quindi l’idea è di mantenere la concorrenza in anticipo, data la complessità della missione. È l’unico programma all’interno del portafoglio spaziale che fornisce dati sulla qualità del controllo del fuoco fino a un sistema d’arma come Glide Phase Interceptor”. L’agenzia si concentrerà dunque prima sulla fornitura di una capacità alla Marina. Poi, “se questo ha successo, possiamo spostarlo alla batteria terrestre per proteggere altre cose contro quella sorta di minaccia ipersonica”, ha detto il viceammiraglio Jon Hill, direttore della Mda.

“Quando guardi un sistema come questo in cui abbiamo una costellazione di molte dozzine di satelliti in futuro, vuoi ottenere un modello delle prestazioni di quella costellazione integrata. E quindi avere la capacità di ingegneria digitale e gli strumenti di modellazione e simulazione ci consente di modellare le prestazioni di quelle architetture complesse e arrivare a ottimizzare il sistema in un modo ora che non saremmo stati tradizionalmente in grado di fare con i metodi legacy “, Mike Ciffone, direttore, Strategy, Capture & Operations, OPIR & Geospatial Systems, Northrop Grumman, ha detto ai giornalisti al Simposio SMD.

Il generale Glen VanHerck, comandante del US Northern Command e del US Canadian North American Aerospace Defense Command (NORAD), si è espresso con parole molto preoccupanti a riguardo, sottolineando come il test effettuato dalla Cina abbia posto “una sfida significativa alle capacità di cui dispone il NORAD di fornire un preavviso di attacco alle forze militari americane” deputate alla difesa del territorio. Le capacità di attacco di precisione delle forze armate statunitensi dipendono principalmente dalla tecnologia satellitare. I satelliti a infrarossi forniscono anche informazioni cruciali per i sistemi di allarme rapido che tracciano e identificano le testate nucleari. Negli ultimi anni, l’attenzione principale degli Stati Uniti è stata spostata sulla protezione di questi beni. Secondo una nuova proposta pubblicata il 6 dicembre, l’Agenzia per lo sviluppo spaziale prevede di acquistare 28 satelliti per una costellazione nota come Tracking Layer Tranche 1, che dovrebbe aiutare nel rilevamento, nell’identificazione e nel tracciamento di armi ipersoniche e altre minacce missilistiche avanzate. SDA prevede di aggiudicare contratti a più fornitori per costruire una costellazione di un massimo di 28 satelliti suddivisi in quattro piani orbitali a un’altitudine di circa 1.200 chilometri sopra la Terra. Il lancio di questi 28 veicoli spaziali dovrebbe iniziare alla fine del 2024. Aumenterebbe il numero di satelliti per il rilevamento di missili nella Tracking Layer Tranche 0, un lotto di otto satelliti attualmente in costruzione da L3Harris e SpaceX per il lancio nel 2023. Lo strato di tracciamento verrebbe utilizzato come una rete mondiale di occhi per stabilire uno scudo di difesa contro i missili balistici e ipersonici provenienti da Russia e Cina. I dati acquisiti dai satelliti di tracciamento missilistico verrebbero trasferiti tramite collegamenti ottici al Transport Layer, una costellazione di satelliti per comunicazioni che SDA sta anche sviluppando. Se viene rilevata una minaccia missilistica, i dati sulla posizione e sulla traiettoria possono essere trasmessi in modo sicuro nello spazio e trasferiti ai centri di comando militari.

Il Transport Layer, che è la spina dorsale della National Defense Space Architecture (NDSA), è responsabile degli obiettivi terrestri e marini, mentre il Tracking Layer, la costellazione di ricognizione persistente di nuova generazione (Next-Gen OPIR) di Lockheed Martin e Northrop Grumman [NOC] – è stabilire un targeting efficace di missili avanzati. Altri contratti di Transaction Authority, o OTA, verranno utilizzati per acquisire i satelliti Tracking Layer Tranche 1. Lo stesso meccanismo di contrattazione viene utilizzato dall’agenzia per l’acquisto dei satelliti Transport Layer. Le OTA consentono alle agenzie governative un maggiore margine di manovra nella determinazione delle regole per le proposte degli appaltatori e non sono soggette alle stesse sfide dei tradizionali riconoscimenti del regolamento federale sulle acquisizioni. I grandi appaltatori della difesa sono tenuti a collaborare con società commerciali e piccole imprese nell’ambito di accordi OTA, o saranno responsabili di un terzo del costo del progetto.

Per le comunicazioni spazio-spazio, spazio-aereo e spazio-terra, i satelliti Tracking Layer dovrebbero avere sensori a infrarossi e almeno tre collegamenti ottici inter-satellitari. Le aziende hanno tempo fino al 7 gennaio per presentare proposte sulla bozza di sollecitazione. Il finanziamento del progetto, tuttavia, deve ancora essere assegnato e SDA prevede di presentare una proposta di finanziamento nell’anno fiscale 2023. Oltre all’acquisizione satellitare, SDA sta collaborando con la Missile Defense Agency (MDA) su tecnologie di sensori a infrarossi per il rilevamento di missili in orbita terrestre bassa. Il rilevamento di veicoli a planata ipersonica a bassa quota richiede la capacità di riconoscere oggetti nell’orbita terrestre bassa (LEO). Una navicella spaziale Northrop Grumman lanciata ad agosto nella Stazione Spaziale Internazionale, a bordo della Cygnus NG-16, è un sensore di imaging a infrarossi che raccoglierà dati sull’ambiente dell’orbita terrestre bassa. La raccolta di immagini attraverso il sensore continuerà fino al 13 dicembre. Le immagini verranno utilizzate da SDA e MDA per creare un database di fondali di disturbo a infrarossi a bassa orbita terrestre, che verranno utilizzati nello sviluppo e nella valutazione del rilevamento e del tracciamento dei missili con gli algoritmi.

Se c’è un modo per fermare gli attacchi missilistici ipersonici, allora probabilmente farà molto affidamento sulla condivisione dei dati, sull’elaborazione dei dati ad alta velocità e sull’intelligenza artificiale con cui stabilire un tracciamento continuo. Il Dipartimento della Difesa, l’Agenzia per la difesa missilistica e l’industria della difesa stanno lavorando su più programmi con cui stabilire un percorso continuo: molto si è puntato sullo sviluppo di una nuova tecnologia del sensore spaziale di tracciamento balistico ipersonico che stabilirebbe una traccia continua di missili ipersonici in rapido movimento da “oltre la linea di vista” collegando in rete piccoli satelliti tra loro. “Un metodo per farlo è potenzialmente elaborare alcuni di quei dati in tempo reale in un database di armi e trasferire quei dati dal sistema satellitare all’arma”, Mike Ciffone, direttore di Strategia, Cattura e Operazioni di Northrop Grumman, Overhead Persistent Infrared & Geospatial Systems, ha riferito in occasione del Simposio sui missili e la difesa spaziale ad agosto. L’elaborazione del computer sta diventando più veloce e sempre più dipendente dall’intelligenza artificiale. La sua adozione potrebbe consentire di analizzare, organizzare, valutare e semplificare istantaneamente i dati dei sensori in ingresso, trovare informazioni chiave e inviarle ai comandanti militari a velocità esponenzialmente superiori a quanto era possibile in precedenza. Alla fine, i dati critici, come la traiettoria di volo prevista, il tempo di atterraggio, la posizione, la velocità e l’altitudine possono essere calcolati da algoritmi informatici avanzati.

“C’è una corsa agli armamenti, non necessariamente per l’aumento dei numeri, ma per una maggiore qualità”, ha detto a Reuters il segretario dell’Aeronautica militare Frank Kendall durante un’intervista nei suoi uffici del Pentagono. “È una corsa agli armamenti che va avanti da un po’ di tempo. I cinesi sono stati molto aggressivi”. Ciò non toglie che la ricerca di un sistema antimissile efficace al 100% è un’illusione che, peraltro, oltre ad assorbire grandi quantità di denaro, alimenta un clima di sfiducia. Ecco perché il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha messo in guardia i leader della sicurezza nazionale e i dirigenti del settore dall’eccessivo clamore sui recenti test cinesi sulle armi, ma ha anche chiesto legami più profondi tra il Pentagono e le grandi e piccole società tecnologiche per contrastare la Cina. Il capo del Pentagono si è detto convinto che il recente lancio ipersonico della Cina e i suoi guadagni in armi nucleari, cyber e spazio dovrebbero essere accolti “con fiducia e risolutezza, non panico e pessimismo”. “Siamo lucidi sulla sfida che la Cina presenta, ma la Cina non è alta 10 piedi” – ha dichiarato in seguito Austin in un dibattuto con Bret Baier di Fox News – “Questa è l’America. Abbiamo la più grande industria, i più grandi innovatori al mondo e faremo ciò che è necessario per creare le capacità che ci aiutino a mantenere il vantaggio competitivo in futuro”. Eppure altri esponenti dei vertici militari americani quale il capo del comando Indo-Pacifico, l’ammiraglio John Aquilino ha affermato che l’attività della Cina nel Pacifico è stata il più grande accumulo militare che il mondo avesse visto dalla seconda guerra mondiale. Il vice capo delle operazioni della Space Force, il generale David Thompson, ha affermato che la Cina potrebbe superare le capacità militari degli Stati Uniti entro il 2030. “Stanno costruendo, schierando e aggiornando le loro capacità spaziali al doppio della nostra velocità” – ha messo in chiaro Thompson – “Significa che molto presto, se non iniziamo ad accelerare il nostro sviluppo e le nostre capacità, ci supereranno e il 2030 è il punto in cui ciò potrebbe verificarsi se non ci adeguiamo. Dobbiamo essere chiari sulla sfida della Cina e su cosa dobbiamo fare per affrontarla”.

La ricerca e lo sviluppo di armi ipersoniche sono in corso in Cina da decenni. La combinazione di tecnologia HGV e FOBS merita certamente attenzione perché può colpire colpire con una gittata quasi illimitata da qualsiasi direzione una volta in orbita, annullando di fatto i tradizionali sistemi di allarme rapido ed eludendo le difese missilistiche. Questo potrebbe innescare una costosa corsa agli armamenti tra potenze, come accadde dopo il 1957, ma non è detto che il possesso di armi così letali, seppur ancora in fase embrionale, non favorisca, piuttosto che minarlo, un equilibrio strategico basato sulla reciproca dissuasione. Ma di per sé, non ci sarebbe uno scatto rispetto ai missili balistici intercontinentali.

Tuttavia, al momento, l’unico effetto che i test ipersonici cinesi hanno avuto – ha evidenziato il Segretario alla Difesa Lloyd Austin – è l’aumento disagio nella regione indo-pacifica: Siamo preoccupati per le capacità militari che la [Repubblica popolare cinese] continua a perseguire, e il perseguimento di tali capacità aumenta la tensione nella regione”. Austin è uno dei tanti alti funzionari della difesa degli Stati Uniti che hanno iniziato a parlare più apertamente del lancio di luglio e del suo significato tra le altre capacità militari cinesi emergenti. “Hanno missili che possono raggiungere le basi statunitensi in Giappone e Guam, esponendo i nostri aerei e le nostre piste agli attacchi” – ha detto mercoledì il segretario dell’esercito Christine Wormuth – “Non solo la Cina dispone di armi di precisione avanzate, le possiede in quantità grandi e crescenti. E proprio di recente, la Cina ha condotto un test missilistico che ha inviato un missile in giro per il mondo, facendo cadere un veicolo ipersonico che è planato fino in Cina, dove poi ha colpito un bersaglio di prova.” Lunedì, il vice capo delle operazioni della Space Force, il tenente generale Chance Saltzman, ha affermato che il missile ipersonico cinese ha raggiunto un’orbita frazionata, dimostrando che “può rimanere in orbita finché l’utente lo determina e quindi lo de-orbita come parte di la traiettoria di volo”. Il lancio “sottolinea semplicemente il motivo per cui consideriamo la [Repubblica popolare cinese] la nostra sfida di ritmo”, ha affermato Austin. “Continueremo a mantenere le capacità per difendere e scoraggiare una serie di potenziali minacce dalla RPC”.

Per chiarire meglio i termini della questione fin qui tratteggiata, abbiamo posto alcune domande a Christoph Bluth, Docente di Relazioni Internazionali e Sicurezza presso la Facoltà di Management, Law and Social Sciences dell’University of Bradford, che recentemente ha scritto che “il significato strategico della tecnologia delle armi ipersoniche è stato esagerato. I missili ipersonici non costituiscono un ‘punto di svolta’ nelle capacità militari offensive”, ma “costituiscono un segnale allarmante sulla crescente competizione di armi tra le tre potenze” ed “è più probabile che la vera corsa agli armamenti riguardi i sistemi d’arma convenzionali regionali”.

 

Un articolo del Financial Times dello scorso 16 ottobre segnalava che il 13 agosto la Cina ha effettuato il lancio di un razzo Chang Zheng (lunga marcia) 2C che ha rilasciato un veicolo che ha fatto il giro del mondo (40 mila km) prima di scendere verso il suo obiettivo, mancandolo. La Cina ha negato tutto mentre il Generale Mark Milley, Presidente dei Capi di Stato Maggiore USA, ha confermato e, a fronte della combinazione di una minaccia missilistica spaziale di sovietica memoria (ovvero il Fractional orbital bombardment system – Fobs) e dell’innovazione in campo ipersonico, ha parlato di un ‘momento Sputnik’. Lei è d’accordo? Gli USA sono realmente indietro o, come scrivi, si tratta di un allarme ‘esagerato’?

La tecnologia precisa coinvolta non è compresa e non ci sono informazioni sufficienti per esprimere un giudizio sull’evento. L’idea di un ‘momento Sputnik’ è estremamente esagerata. I missili ipersonici non costituiscono una minaccia maggiore di quella degli ICBM esistenti finora.

Secondo il Vice Capo di Stato Maggiore, John Hayten, ci vorranno anni prima che gli USA raggiungano Cina e Russia. Cosa hanno fatto, finora, gli USA in tema di missili ipersonici? E perché sono così in ritardo?

Gli Stati Uniti hanno sviluppato armi ipersoniche per scopi tattici. Non dimentichiamo che gli ICBM che Russia, Stati Uniti e Cina hanno schierato qualche tempo fa sono molto, molto più veloci di questi nuovi ‘missili ipersonici’. Non c’è difesa contro di loro che funzioni su una scala significativa.

Cosa sappiamo del programma di missili ipersonici cinese? È d’accordo con chi sostiene che la Cina stia riprendendo il modello del “sistema di bombardamento orbitale frazionario” (FOBS) sviluppato negli anni ‘60 dai sovietici?

La risposta è che non abbiamo ancora abbastanza informazioni al riguardo e la tecnologia e la capacità di questi sistemi non sono ancora state comprese.

E cosa sappiamo di quello russo?

La motivazione alla base del programma missilistico ipersonico della Russia è quella di fornire alle loro testate nella fase finale, quando raggiungono i loro obiettivi, una maggiore capacità di evitare le difese missilistiche. Hanno messo un veicolo planante ipersonico su uno dei loro modelli ICBM esistenti. Ma dal momento che nessuno ha difese missilistiche che possano effettivamente degradare le capacità offensive della Russia, il punto è discutibile da un punto di vista tecnico. L’effetto è più politico che militare.

I Paesi europei sembrano ancora più indietro sui missili ipersonici e, quindi, più vulnerabili. È vero? 

Gli europei non hanno missili a lungo raggio ad eccezione di Gran Bretagna e Francia, e quei missili sono altamente efficaci nelle loro capacità offensive con testate nucleari e non richiedono veicoli ipersonici. Potrebbero sorgere vulnerabilità per l’Europa se la Russia decidesse di schierare missili da teatro a lungo raggio con testate nucleari. Finora non è stato così e fino a poco tempo fa era vietato dal Trattato INF. La reintroduzione del Trattato INF potrebbe risolvere questo problema, se dovesse sorgere, e la Russia in realtà lo vuole.

Per rassicurare l’Europa, gli Stati Uniti dovrebbero pensare a degli ‘euromissili’ ipersonici?

L’alternativa sarebbe un ridispiegamento degli americani INF in Europa, ma non devono essere ipersonici per essere molto efficaci se hanno testate nucleari. Anche i missili britannici e francesi da soli sono un deterrente molto efficace. La vulnerabilità non è creata dai missili, ma dal tipo di guerra ibrida che vediamo contro l’Ucraina.

Secondo un rapporto del Congressional Research Service di quest’anno, gli USA non hanno capacità di difesa da armi ipersoniche. Il Vice Capo di Stato Maggiore, John Hayten, è convinto che i missili ipersonici danno alla Cina la possibilità di sferrare un primo colpo a sorpresa agli USA. Allora perché, secondo Lei, “i missili ipersonici non costituiscono una svolta nelle capacità militari offensive”?

La Cina e in particolare la Russia hanno già capacità ICBM tradizionali più che sufficienti per un primo attacco per il quale non c’è difesa, quindi tutta questa faccenda è un falso problema. Ancora una volta: gli ICBM viaggiano molte volte più velocemente dei cosiddetti veicoli plananti ipersonici.

Robert Wood, inviato USA per il disarmo, ha affermato che “non sappiamo come difenderci da quella tecnologia. Nè la Cina né la Russia lo sanno. Questo tipo di tecnologia è preoccupante perché non l’abbiamo mai dovuta affrontare”. La difesa USA è ABM, progettata per minacce dal Nord e quindi schierata in Alaska e California. Quali sono i punti deboli della difesa USA contro le minacce ipersoniche? E come bisognerebbe ripensarla?

L’ABM americano può difendersi solo contro un numero molto piccolo di bersagli, quindi non fa davvero alcuna differenza. Un attacco su larga scala da parte di missili balistici intercontinentali tradizionali è più che sufficiente per sopraffarlo, la nuova tecnologia non fa letteralmente alcuna differenza.

La Missile Defense Agency (MDA) ha assegnato a Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon Missiles and Defense lo sviluppo di un intercettore, il Glade Phasw Interceptor (GPI). In cosa consiste? Sarebbe efficace?

No, la difesa missilistica è un sogno irrealizzabile.

Come gli Stati Uniti, e tutti i Paesi, possono migliorare la deterrenza?

La deterrenza funziona a livello strategico, non è a rischio. È al livello non nucleare inferiore di un conflitto su piccola scala che ci sono problemi.

Con i missili ipersonici, la stabilità strategica, basata sulla dissuasione favorita dallo schema della Mutua Distruzione Assicurata (MAD) che riduce l’incentivo al conflitto, viene minata o rafforzata?

Non fa differenza. Il Presidente degli Stati Uniti ha la capacità di distruggere letteralmente l’intera Cina entro mezz’ora dall’ordine e uccidere l’intera popolazione. I leader cinesi lo sanno. Ovviamente è una cosa mostruosa che non dovrebbe mai accadere, ma la capacità è reale.

Aumentano i rischi di proliferazione nucleare?

Alcune persone pensano di sì, sono dubbioso.

Come nel 1957, l’attuale ‘momento Sputnik’ rischia di innescare una corsa agli armamenti ipersonici?

Un po’ di competizione tecnologica, sì. Non proprio una corsa agli armamenti totale.

Lei scrive che “è più probabile una corsa agli armamenti convenzionali regionali”. Perché?

La vulnerabilità dei gruppi navali statunitensi ai missili balistici armati convenzionalmente terrestri in Cina.

I missili ipersonici causano una contrazione dell’OODA (Observe, Orient, Decide, Act), ovvero dei tempi di reazione per la catena di comando. Come si potrebbe affrontare questo problema? 

Non proprio. Il tempo di volo di un missile dalla Cina o dalla Russia agli Stati Uniti è di circa 30 minuti, nulla lo cambia.

Aumenta il rischio di incidenti o di escalation incidentali dati dall’intreccio tra l’ambiguità della testata e l’ambiguità del bersaglio?

Non proprio, lo scopo delle armi nucleari è la deterrenza.

I missili ipersonici possono far rapidamente passare un conflitto da regionale a globale e da convenzionale a nucleare?

No, queste non sono questioni tecniche, ma le decisioni politiche e l’escalation coinvolgeranno molti elementi diversi del conflitto armato

Essendo i missili ipersonici armi dual use (convenzionali e nucleari), sarebbe necessario un nuovo Trattato per regolarli?

Sarebbe utile avere un trattato ovviamente, soprattutto perché il trattato INF è stato rescisso e non esiste un trattato che coinvolga la Cina, ma tutti i missili balistici oi missili da crociera possono trasportare testate convenzionali o nucleari, quindi questa non è una novità.

Se, come Lei sostiene, l’allarme per il test ipersonico cinese è esagerato, è lo spazio il vero campo di competizione, la vera minaccia? E lo spazio (i satelliti?) può aiutare anche nella deterrenza delle armi ipersoniche?

Tutti i missili a lungo raggio che colpiscono bersagli a distanze intercontinentali viaggiano a velocità ipersoniche. Per quanto riguarda i sistemi spaziali, una delle loro funzioni chiave è l’allerta precoce. Gli Stati Uniti, la Russia e sempre più la Cina ricevono avvisi di lanci di missili via satellite molto tempo prima che appaiano sugli schermi radar. I sistemi anti-satellite progettati per distruggere i satelliti nemici potrebbero influenzare la stabilità della deterrenza. Se un Paese è cieco in termini di osservazione spaziale, ciò potrebbe renderlo molto più vulnerabile. Ma potrebbe anche incoraggiare un primo attacco se un Paese è incerto se l’altra parte si stia preparando o meno ad attaccare.

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