giovedì, Maggio 13

Misericordia, il nome di Dio per Francesco Dell’immagine che Francesco ha dell’uomo e della Chiesa abbiamo chiesto un'opinione ad Andrea Tornielli

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Il Pontefice ammette che se non si è in grado di parlare dei propri sbagli con il fratello, non si è neanche capaci di parlarne con Dio e così si finisce per confessarsi allo specchio. Qui il Papa ci suggerisce l’immagine catastrofica di Narciso, chino sullo specchio d’acqua, mentre affiora il dramma del monologo. Dialogando con il Papa è emersa l’idea della compassione come valore sociale fondamentale?

Il perdono ha una valenza che va ben oltre la vita delle singole persone, delle famiglie, fino ad arrivare all’intera società e alla vita delle nazioni. Bisogna ricordare che all’indomani degli attacchi alle torri gemelle, quando tutto il mondo è piombato nel terrore di quel presunto scontro di civiltà, Giovanni Paolo II scrisse nel discorso per la Giornata Mondiale della Pace, che non esiste giustizia senza pace e non c’è giustizia senza perdono. Il perdono ha delle conseguenze sociali e politiche, anche a livello internazionale, importantissime.

Torna nel suo libro l’idea di Chiesa come ospedale da campo, dove si curano innanzitutto le ferite più gravi: in questi termini si può parlare di una vera e propria svolta antropologica innescata da Papa Francesco, che più dei suoi predecessori ha fatto emergere chiara l’urgenza di una nuova umanità, più relazionale, come fosse ormai un’esigenza legata alla pura sopravvivenza?

Credo proprio di sì, anche se questa dinamica è sempre appartenuto al DNA del cristianesimo: non dimentichiamo mai che il cristianesimo è un avvenimento storico. È l’incarnazione di Dio che irrompe nella storia ed è un fatto che si è sempre diffuso da persona a persona, attraverso la testimonianza. Colpisce sempre che il Papa ripeta spesso le parole che San Francesco rivolge ai suoi fratelli: “Andate e testimoniate il Vangelo, se serve anche con la parola”. Prima di tutto, quindi, è la propria esistenza a testimoniare il Vangelo. È nella relazione, è nell’incontro che il cristianesimo prende vita. Questo è senza dubbio un dato fondamentale.

Leggendo il suo libro colpisce l’idea che Papa Francesco esprime sull’uomo di oggi: smarrire il limite, non avere coscienza del peccato, non può non tradursi in un’assenza di Dio nella storia. Sostanzialmente è a questa miseria che Francesco invita ad aprire il cuore?

Francesco invita ad aprire il cuore a tutte le miserie; esiste anche la sofferenza legata alla povertà spirituale, a quella disperazione di chi è incapace di trovare la propria strada. Anche questa è una povertà reale a tutti gli effetti. A volte esiste anche una connessione tra bisogni spirituali e quelli di natura materiale.

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