venerdì, Settembre 24

‘ Misère ’, ovvero il gioco a perdere nella partita dell’Italia (e del Governo) L’anno ‘horribilis’ del nostro Paese

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Fino alla fine del secolo scorso, prima del trionfo dei giochi elettronici, l’italiano giocava a carte (oggi si ‘gioca’ al Governo). Nei bar, nei caffè, nei circoli, nelle case private: si praticava il bridge nei ceti più alti, il poker nelle varie versioni per i più arditi, la canasta che aveva soppiantato il pinnacolo, e una miriade di altri giochi i cui nomi spesso stravaganti come ‘Macao’, ‘Cocincina’, ‘Zecchinetta’ figuravano nella tabella degli intrattenimenti proibiti perché palesemente d’azzardo. Tutti gli esercizi pubblici erano obbligati ad esporla in evidenza. Fra i tanti giochi ce n’era uno denominato ‘Misère’, o anche ‘A non prendere’ o ‘A perdere’, in cui vinceva chi riusciva a non fare neanche una presa.

Viene spontaneo il ricordo di quel gioco ormai desueto rileggendo le vicende di questo anno che può ben dirsi ‘horribilis’ (come la Regina Elisabetta II ebbe a definire pubblicamente l’anno della morte di Diana con tutto l’osceno can-can che ne seguì). Abbiamo assistito ad una elezione nazionale che ha strapremiato una congerie, e siamo benevoli a definirla tale, di forze eteroclite ma tutte ricollocabili, secondo uno schieramento convenzionale ma oggi senza più senso, nel centro-destra’. Unico grande collante dello pseudo-cartello, un disprezzo quando non un odio smisurato verso lo Stato, la Pubblica amministrazione, le imposte e tasse, l’Unione Europea, gli immigrati, gli scippatori, i cassonetti stracolmi ecc. ecc.. Una Grande Rivolta populista, demagogica, qualunquista, travolgente perché mirante solo a distruggere senza proporre alcunché. Quando poi si è trattato di ‘proporre’ si è visto chiaramente che cosa ne sia uscito fuori: il nulla, il vuoto, la confusione dei termini, la irresponsabilità degli approcci a qualsiasi pur giusto problema che affligga la nostra società, e in verità non solo la nostra.

E qui è cominciato il gioco di ‘Misère’. Con un certo orrore i vincitori hanno visto che per volontà del popolo sovrano avrebbero dovuto ‘governare’ il loro enfatico ‘cambiamento’ tanto promesso. Ed hanno concordemente, quasi per regia occulta, cominciato a non ‘prendere’, a ‘passare la mano’, a restare vergini senza ‘fare punti’. Prima cacciando nel gelo dell’ignominia il povero, per dire, Silvio Berlusconi, poi litigando sulla primogenitura, sul diritto a sedere a Palazzo Chigi ma non per titoli o per competenze, soltanto per puntigli, gelosie, invidie, malcelati disprezzi. Strani compagni di letto, ci hanno ricordato quei viaggiatori costretti a dividere un giaciglio matrimoniale in una locanda strapiena che si rigirano, si rubano la coperta, si stendono urtandosi a vicenda, insomma una notte infernale. Peccato che, per abusare di una frase ad effetto e come tale divenuta vuota, la loro sia diventata ‘la notte della Repubblica’. Hanno rifiutato tutte le ‘prese’, niente punti, ma al contrario del vecchio gioco di carte hanno perso, non vinto. L’ultimo goffo tentativo, fatto anche questo per far fallire l’ultima ipotesi di Governo, è stato cercare di introdurre nella cittadella del potere quel cavallo di Troia montato dal prode Paolo Savona e contenente nelle sue viscere il ‘Piano B’ per uscire ‘segretamente’ dall’Euro. Segreto di Pulcinella, come patetica era l’idea di uscirne il venerdì sera a Mercati chiusi, come se poi il lunedì non avessero aperto, come se non fosse conseguenzialmente inevitabile svegliarsi poi con il tonfo della Borsa, il crollo della nostra credibilità internazionale e la immediata esigibilità del nostro considerevole Debito estero. Ma anche in questo caso si pensava che sarebbe bastato chiudere gli occhi ed ecco che per magia il debito sarebbe scomparso con un tratto di penna. Certo il costo di un’inflazione istantanea al 18% sarebbe stato un po’ alto, soprattutto per i tanti pensionati affidatisi incautamente ai ‘ribelli’ del centrodestra: avrebbero visto sparire nel nulla o quasi le loro pensioni nel giro di pochi anni. Loro, i vincitori per nostra fortuna oggi apparentemente perdenti, sarebbero rimasti a sedere su un mucchio di banconote ancora umide di stampa e dello stesso valore di quelle usate nel gioco di ‘Monopoli’, e che non a caso si chiamano in inglese funny money, cioè moneta buffa, ridicola, senza valore.

Chi scrive si trovò a dover cambiare delle lire in dollari nell’aeroporto J.F.Kennedy di New York all’apice della crisi economica italiana alla fine degli anni ’70. Non ci riuscì perché il cambiavalute privato, Banche non ce n’erano, si rifiutò di farlo e mi disse con cortesia che non riconosceva alcun valore a questo funny money. Disse proprio così ed io, allevato alla scuola del libro ‘Cuore’, ci rimasi male. E anche, cosa molto più grave, senza dollari. L’ignoranza è il peggiore dei mali. Ora chi va cianciando di mettere in stato d’accusa questo e quell’altro ignora che un Capo dello Stato rappresenta i supremi interessi della Nazione e per difenderli può ‘prevaricare’ qualsiasi altro potere. E’ un suo dovere preciso e se non riesce ad ottenere un Governo dalle truppe sparse e raccogliticce che lo visitano al Quirinale non è certo colpa sua. Sarebbe stato da mettere in ‘Stato d’accusa’ se avesse consentito a un Governo di preparare un salto del buio così tremendo e gravido di tante conseguenze. Allora sì che avrebbe attentato ad una Costituzione fortemente europeista, interrompendo quel processo di graduale anche se imperfetta integrazione che ci ha garantito settanta anni di pace, uno sviluppo impensabile dopo la Seconda Guerra mondiale, una ricchezza che abbiamo sciaguratamente sperperato perché siamo italiani. Quelli che come diceva un comico per fortuna non entrato in politica «Sempre canta, chitarra, mandolino» e poi centurioni, ciceroni, ladri di turisti e arrivo del Giro d’Italia abbreviato per le troppe buche che avrebbero dovuto affrontare i ciclisti. Non ci resta che piangere, coccodrilli o no. Ma altro che nero della notte, questo assomiglia più al buio dell’abisso dove scese il Titanic.

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