martedì, Settembre 21

Minori, stranieri e abbandonati field_506ffb1d3dbe2

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Arrivano in tanti, in genere via mare, ed è necessario un intervento tempestivo, per portarli nei centri di accoglienza italiani, spesso inadeguati. Il pericolo, infatti, è dietro l’angolo, perché, per la criminalità organizzata, sono “bocconcini” prelibati, da sfruttare e reclutare al più presto. Pochi sono i rischi e tantissimi i vantaggi: prostituzione, traffico di essere umani, lavoro illegale. In più, alle volte, ci si accorge della loro presenza solo quando commettono un reato.

Ci sono vari esempi ormai consolidati, come le minorenni nigeriane che, quando fuggono, devono necessariamente raccontare la stessa storia, in quanto, i trafficanti nigeriani, le sfruttano per alimentare la prostituzione sulle strade delle nostre principali città. Ci sono gli egiziani minorenni che si prostituiscono, basta andare a fare un giro a Roma Termini, alcuni di loro sono impiegati negli autolavaggi, altri nel centro agroalimentare romano. Non c’è un’accoglienza fatta come si deve e questi sono i risultati. Si parla di loro solo quando hanno commesso reato, alcuni sono costretti a commetterlo, come gli egiziani, mandati dalla famiglia che investe su di loro e sul loro lavoro”, conferma Cavaliere.

L’intervento, spesso, non può essere tempestivo, anche perché c’è da accertare la loro età. Tra i tanti metodi, il più usato è l’Rx del polso, un esame non sufficientemente sicuro e preciso. Seguire modelli come quello della Svezia, che, nel dubbio, si fida della dichiarazione dello straniero, salvo poi verificare nel sistema Eurodac se ci siano segnalazioni sul soggetto, potrebbe essere un passo avanti per accelerare, nell’immediato, l’ingresso di questi minori, che, ricordiamo, arrivano da lunghe traversate e da traumi non proprio leggeri. A proposito di traumi, l’ultimo rapporto del Refugee Council, ha parlato di gravissime turbe psichiche causate nei giovani migranti a causa della loro detenzione amministrativa. Arrivati in Europa per inseguire un sogno, provati da esperienze indicibili, vengono rinchiusi al posto di essere aiutati. Normale e quasi fisiologico un contraccolpo psicologico molto pericoloso.

Purtroppo l’Italia è in buona compagnia, si reagisce sdegnati sull’onda del clamore per i fatti di cronaca, si propone qualcosa di buono e poi tutto cade nel dimenticatoio: “Anche se oggi c’è una maggiore attenzione dei media sul fenomeno, si continua a vivere sulla sensazione, come nel caso di Aylan che tanto ci ha colpito perché abbiamo visto le foto strazianti. Dopo quel fatto l’Europa non è intervenuta, ha detto a questi migranti o provate ad arrivare via mare o non arrivate. Dopo tre giorni dalla tragica morte del bambino, sono morte altre due bambine piccole, ma, il fatto, già non faceva più sensazione”. Gli interventi a tutela dei minori sono necessari, siano essi stranieri o no. La migrazione sempre più massiccia, l’aumento dei casi di pedopornografia, la prostituzione e lo sfruttamento lavorativo, sono tanti i problemi che coinvolgono una categoria che dovrebbe essere collocata al vertice del sistema di garanzie di uno Stato.

L’Italia affronta il problema migratorio come emergenza, ma questa dovrebbe durare qualche giorno, invece l’immigrazione è un fenomeno strutturale, c’è da sempre. L’immigrato ti mette davanti alla realtà delle cose, sei tu che scarichi le tue paure su di lui, perché lui ti sta facendo vedere come sei ”, continua Cavaliere. La criminalità, la fuga massiccia e la mancanza di integrazione, si parla di questo quando si affronta il tema dei minori stranieri non accompagnati: “Se fai stare questi ragazzi nell’immobilismo più assoluto che vuoi che facciano tutto il giorno? Non c’è un programma sulla lingua né di sviluppo. Vengono a contatto con gli adulti e c’è promiscuità tra uomini e donne, spesso sono divisi solo da un piano di scale o da una porta”, afferma Cavaliere, che, attraverso il suo blog, vuole portare a conoscenza un fenomeno di cui poco si parla.

Tante le storie raccolte nel corso degli anni, raccontate nelle sue pagine, il mare come sfida da affrontare e superare, a costo della vita, il deserto come luogo ancora più pericoloso, che può mietere vittime, forse in misura addirittura maggiore. Si va dal ragazzo scappato dalla guerra in Afghanistan insieme a 5 persone, con un canotto (che in genere ne contiene 2) verso l’isola di Lesbo, alle 50 minorenni ragazze arrivate la scorsa settimana sulle nostre coste e a rischio violenze e stupri, perché il fenomeno non è, ovviamente, solo al maschile. Attraversano fiumi pieni di coccodrilli su una zattera, come due sorelle piene di coraggio che, magari, con un morso del predatore, non avrebbero potuto raccontare la loro incredibile storia.

Succede che qualcuno non ce la fa, come due ragazzi di quel canotto, che non avevano mai visto l’acqua, che non sapevano nuotare ma che volevano a tutti i costi “salvarsi” grazie all’Europa. Molti di loro vedono i propri compagni morire ma tutti arrivano fieri, con la dignità di chi ce l’ha fatta, comunque, anche se ha dovuto pagare un prezzo alto, anche se la scalata è appena cominciata, perché le maglie della burocrazia possono essere peggio del mare in tempesta.

Cavaliere propone ogni giorno, dal suo blog, iniziative per fare qualcosa di concreto e ritiene ci sia un’unica persona che possa cercare di risolvere il problema: “Ho proposto un corridoio umanitario che viene direttamente dal Papa, unica persona su cui si può fare affidamento, dobbiamo far finire queste morti”.

Dobbiamo, per dimostrare che non siamo Stati civili solo sulla carta…

 

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