lunedì, Ottobre 18

Minori, stranieri e abbandonati field_506ffb1d3dbe2

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Minori, stranieri, non accompagnati, una definizione forse antipatica, alquanto scorbutica, una categoria conosciuta da pochi ma nutrita abbastanza da poterne e doverne parlare di più.

Per minore straniero non accompagnato, «si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo politico, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano» (art.1, co. 2 D.P.CM. n. 535/99). Oltre ai minori completamente soli, dunque, rientrano in tale definizione anche i minori che vivono con adulti diversi dai genitori, che non ne siano tutori o affidatari in base a un provvedimento formale, in quanto questi sono comunque privi di rappresentanza legale in base alla legge italiana.

Normalmente hanno un’età compresa tra i 14 e i 17 ma ora si è abbassata di molto, anche dai 13. Non hanno una voce, rimangono sempre ai margini, non sono di fatto ascoltati. Molti si dichiarano maggiorenni perché non vogliono andare nei centri di accoglienza, inoltre c’è un esagerato numero di ragazzi che fuggono”. Leonardo Cavaliere è uno che queste problematiche le conosce bene e con il suo blog affronta una realtà spesso taciuta. I dati, aggiornati al 30 Settembre 2015 e forniti dal Ministero delle Politiche Sociali parlano chiaro: sono 9.699 i minori stranieri non accompagnati o almeno quelli segnalati, perché di molti altri non se ne sa nulla5.588 i ragazzi irreperibili, numeri allarmanti, che devono far riflettere.

Invisibili, privi di documenti, senza accompagnatori, tuttavia, nel loro volto, si legge una grande dignità. Sono eroi del nostro tempo, che hanno attraversato il mare in tempesta e giorni difficili per coronare il loro grande sogno europeo. “Sono i più piccoli tra i piccoli, persone fragili che scappano da guerre e persecuzioni, hanno attraversato deserto e mare, sono stati imprigionati, spesso in Libia. Sono stranieri e quindi considerati come reietti e in più non hanno nessuno, hanno viaggiato soli. Sono gli ultimi degli ultimi, accomunati da una definizione infelice. Sono eroi, avventurosi, attraversano il deserto, a piedi, con i furgoni o rapiti, in mezzo ai serpenti. Alla domanda che cosa vuoi fare nel tuo futuro rispondo quasi tutti che vogliono studiare”, dice Cavaliere, con trasporto, perché con questi ragazzi ha avuto a che fare, perché ha letto nei loro occhi sofferenze ed emozioni.

La normativa, a livello nazionale, ancora non c’è, non ci sono i soldi e probabilmente, secondo Cavaliere, neanche la volontà di affrontare un problema trascurato. Una proposta di legge, invece, c’è, ed è ferma dal 4 Ottobre 2013, l’indomani della strage di Lampedusa dove persero la vita in mare più di 360 persone, firmata dall’Onorevole Sandra ZampaFavorire l’accoglienza in famiglia di questi minori attraverso l’affidamento, sull’esperienza positiva di alcuni Paesi Europei, questo sarebbe l’obiettivo della nuova normativa: “Anche se ci sono esempi all’avanguardia in Italia, a livello europeo c’è più efficienza. L’Olanda spinge sempre più sull’affidamento familiare con un tutore e un accompagnamento per ogni minore, così come Svezia e Germania. L’aspetto che non deve mai mancare è il considerare il minore come essere umano, non lo si deve considerare come mezzo per fare soldi. La proposta in discussione in Parlamento formula una nuova definizione di minore, ricomprendendo anche i richiedenti asilo, prevede nuove misure di accoglienza e un rafforzamento di diritti e tutele”, afferma Cavaliere. Evidente l’importanza di accelerare, quanto prima, l’iter di approvazione di questa normativa, sottoscritta, all’epoca, sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Al momento, per i minori stranieri non accompagnati, si applica la legge italiana in materia di assistenza e protezione di minori, che prevede il collocamento in luogo sicuro del minore che si trovi in stato di abbandono, la competenza degli Enti Locali per l’accoglienza e l’affidamento del minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo a una famiglia o a una comunità. Infine possibile anche l’apertura della tutela per il minore i cui genitori non possano esercitare la potestà. Ogni minore straniero non accompagnato deve inoltre essere segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, al Comitato per i minori stranieri e al Giudice Tutelare, per l’apertura della tutela.

Minori, appunto e poco importa che siano stranieri e non accompagnati, anche per la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 176/91. Le disposizioni in essa contenute, infatti, impongono che le decisioni riguardanti il minore, debbano essere subordinate alla considerazione del ‘superiore interesse del minore‘ e del principio di ‘non discriminazione‘. La Convenzione riconosce poi, a tutti i minori, svariati diritti come quello alla salute, all’istruzione, alla protezione ecc.

Tutele dunque riconosciute anche in Italia, come l’accesso alle cure essenziali e urgenti per malattie o infortunio, il diritto di andare a scuola, di lavorare, di ottenere il permesso di soggiorno possedendo una serie di requisiti e la possibilità di richiedere asilo per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche. Inoltre, i minori stranieri, non possono espulsi se non per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato. Possibile, nei loro confronti, l’applicazione della procedura del rimpatrio assistito, provvedimento adottato dal Comitato per i minori stranieri, solo se, in seguito a un’indagine nel paese d’origine del minore, si ritenga che ciò sia opportuno nel suo interesse e al fine di garantirne il diritto all’unità familiare.

Gli arrivi, nel frattempo, aumentano, il problema rimane e non sembra potersi attenuare nemmeno alla luce del nuovo decreto legislativo 33/2013, entrato in vigore il 30 Settembre 2015, che ha stabilito che i minori non accompagnati devono essere accolti nei centri di prima accoglienza per un tempo necessario, comunque per non più di 60 giorni. Un periodo che difficilmente si rispetta, come confermato anche dallo stesso Cavaliere.

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