sabato, Maggio 8

Minori non accompagnati, ecco la legge

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Il provvedimento definitivamente approvato in terza lettura («Modifiche al testo unico di cui al D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, e altre disposizioni concernenti misure di protezione dei msna») è composto da 27 articoli. All’Art. 3 troviamo, con una nuova logica protettiva di prevenzione generale, il divieto assoluto di respingimento alla frontiera, che per il msna non può essere disposto «in nessun caso». Ciò non è indifferente se pensiamo alla quotidianità di prassi illegittime e degradanti come quelle oggi perpetrate lungo la rotta balcanica, blindata da Stati come l’Ungheria o la Croazia (1.600 persone respinte in Serbia in soli due mesi) e teatro dei peggiori abusi da parte di pubblici poteri dipendanti da Stati dell’Unione.
Un aspetto emergente è la priorità accordata al diritto di avere una famiglia: il nucleo familiare sta al centro della ‘ratio’ normativa, che tende a evitare il collocamento nelle  ‘strutture di accoglienza‘.
L’Art. 6 della legge appena varata prevede, a seguito di una convenzione tra Ministeri (Lavoro e Politiche sociali, Giustizia e Affari esteri), ong e altri enti associativi, l’avvio di indagini concernenti la famiglia del minore, sul territorio nazionale ed europeo, ma anche in Paesi terzi. Ciò deve avvenire previo consenso informato del minore e «nel suo superiore interesse» , in seguito alla relazione trasmessa dall’esercente la potestà genitoriale. Terminate le indagini e informato tempestivamente il minore, il ricongiungimento avverrà solo con l’individuazione di famigliari rienuti idonei a prendersene cura. Per il Paese di origine, interesse e volontà del minore sono condizioni preliminari al ricorso al rimpatrio assistito, opportunamente finalizzato a non pregiudicare l’unità familiare quale parte dei diritti fondamentali della persona, senza distinzione tra cittadini e stranieri (Corte Costituzionale, Sentt. nn. 203/1997 e 379/2000).

Nei casi in cui non esistano familiari di riferimento, si risponderà attraverso una ri-attivazione dell’istituto dell’affidamento (Art.7), con la piena estensione ai msna del dettato della Legge n. 184/ 1983: alto grado di consapevolezza e formazione per gli affidatari costituirà, per gli enti locali, un obiettivo prioritario, mentre oggi l’affido familiare è ancora disposto (dai Servizi sociali o dall’Autorità giudiziaria) in rarissimi casi. Le ragioni non dipendono solo dall’eccessiva burocrazia : la maggior parte delle famiglie potenzialmente affidatarie è disposta ad accogliere minori che non superino i dieci anni di età.  Tra i criteri di idoneità previsti, troviamo una comprovata responsabilità del proprio ruolo in rapporto alle problematiche personali del soggetto (scarsa rispondenza e fenomeni di sfruttamento possono verificarsi anche entro la famiglia che accoglie) e l’essere coscienti del fatto che la misura è temporanea. In ogni caso, non potrà procedersi senza il consenso del minore, il cui «superiore interesse» era già stato specificamente affermato dalla legge di ratifica della Convenzione di New York dell’1989 sui diritti del fanciullo (L. n. 176/1991).

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