sabato, Settembre 25

Minori in povertà e ‘Punti luce’ Intervista a Raffaela Milano sull’iniziativa di Save the Children per l’infanzia indigente

0

Bambini-Save-the-Children-4

Lunedì 12 maggio alle ore 10:00 è stata presentata nella Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio a Roma la conferenza stampa di lancio della campagna di Save the Children ‘Illuminiamo il Futuro’: tre settimane di sensibilizzazione e raccolta fondi per porre l’attenzione sulla crescente povertà educativa fra i minori, strettamente correlata a quella economica, che sta privando i bambini e gli adolescenti, nei quartieri svantaggiati di molte città italiane, di tutte le opportunità di crescita formativa e culturale. Durante la conferenza stampa è stato presentato il dossier ‘La Lampada di Aladino – L’Indice di Save the Children per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia’, ed è stato anche illustrato il programma nazionale che l’organizzazione ha avviato per contrastare le povertà educative e a sostegno dei bisogni educativi dei minori in molte città italiane.

Hanno partecipato, tra gli altri: Claudio Tesauro e Valerio Neri rispettivamente presidente e direttore generale di Save the Children Italia, Raffaela Milano direttrice dei Programmi Italia-Europa della stessa organizzazione, Franca Biondelli sottosegretario al Lavoro e Politiche Sociali, Paolo Masini assessore alle Politiche delle Periferie del Comune di Roma, Enrico Giovannini professore all’Università di Roma Tor Vergata, Marco Rossi Doria esperto Istruzione ed Integrazione Sociale. Sono state inoltre presenti le associazioni e le aziende partner della campagna, oltre ad alcuni dei testimonial di ‘Illuminiamo il Futuro’ quali Cesare Bocci, Simona Cavallari, Vinicio Marchioni.

In Italia un milione di bambini vive in povertà assoluta, senza la possibilità di costruirsi un domani. Da più di 10 anni Save the Children sviluppa programmi volti a migliorare le loro condizioni e a contrastare la povertà minorile. Dal 2012 questa organizzazione promuove una campagna di sensibilizzazione in aiuto dei bambini a rischio povertà nel nostro Paese, coinvolgendo singoli cittadini, imprese, enti locali, il mondo della cultura e dell’informazione per promuovere cambiamenti sostanziali a livello sociale, culturale, politico e giuridico. Quest’anno con ‘Illuminiamo il futuro’ è stata lanciata un’importante campagna per sostenere l’educazione e dare opportunità educative e ludiche ai bambini che vivono in condizioni di povertà, creando, con la collaborazione di organizzazioni già presenti nel territorio, e in zone che hanno poche opportunità e risorse educative i ‘Punti luce’, centri in cui bambini e adolescenti dai 6 ai 16 anni possono studiare, giocare ed avere accesso ad attività sportive ed educative a loro in altro modo precluse. Tale sostegno potrà servire, oltre che come punto di riferimento educativo, anche per l’acquisto di libri, per le spese scolastiche, per il pagamento di un corso di musica o sportivo, per poter partecipare ad un campo estivo, o per altre attività a scopo educativo.

Sono 27 milioni i bambini a rischio povertà ed esclusione sociale in Europa, e questo numero è cresciuto di mezzo milione solo dal 2011 al 2012. Si tratta di una fetta di popolazione al di sotto dei 18 anni estesa a tutte le nazioni, anche quelle egualitarie e con forte welfare. In Italia la percentuale dei minori a rischio povertà o esclusione raggiunge il 33,8%. In tutti i paesi europei la crisi ha colpito maggiormente i bambini, esposti più degli adulti a povertà ed esclusione, e condizionati da due aspetti determinanti: il lavoro dei genitori e i servizi di welfare. L’Europa ha dovuto perciò prendere atto dei gravi danni prodotti sulle condizioni di vita e di crescita dell’infanzia, anche se in misura diversa tra paese e paese, e mettere tra le sue priorità la lotta alla povertà minorile. Anche gli effetti provocati dalle difficoltà lavorative dei genitori sono tra le cause del rischio povertà fra i minori e di esclusione sociale rispetto ai bambini figli di genitori con intensa attività lavorativa.

Meno della metà dei paesi europei, e l’Italia non è tra questi, ha ottenuto sul fronte del welfare servizi dell’infanzia disponibili per almeno un terzo della popolazione sotto i tre anni di età nel 2010, come stabilito dagli obiettivi condivisi per la parità di accesso a tali servizi e per spezzare il circolo della povertà.

Le condizioni abitative inadeguate, o economicamente insostenibili, sono uno degli aspetti più rivelanti della povertà e dell’esclusione sociale, i genitori non riescono più a dare ai loro figli la possibilità di partecipare alle attività culturali, formative e ricreative con i loro coetanei, con una conseguente perdita di stimoli culturali. Il livello di istruzione delle famiglie gioca un ruolo determinante sulle condizioni di povertà dei minori: la percentuale diminori a rischio povertà ed esclusione riguarda i figli di genitori con bassa istruzione ed è del 61% nei paesi europei, mentre per quelli in cui la formazione è alta scende al 0,5%. Questo dato potrebbe aumentare, visto che il 13% degli adolescenti, nati da genitori con scarsa educazione, abbandona la scuola dopo quella secondaria di primo grado e non partecipa più ad alcun percorso formativo od educativo. La diseguaglianza è causa e conseguenza della povertà.

Nel suo ‘Rapporto europeo sulla povertà ed esclusione sociale minorile’ Save the Children auspica una redistribuzione efficace degli investimenti per il sostegno alle famiglie, con misure come l’edilizia popolare, accesso all’impiego e al congedo parentale, salario minimo, indennità di disoccupazione, deduzioni fiscali e accesso universale ai servizi e all’educazione per l’infanzia, con un sostegno per i più vulnerabili.

Abbiamo intervistato sull’argomento Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Quali sono i fattori che incidono sulla povertà minorile o sull’esclusione sociale?

I fattori fondamentali per la povertà minorile sono la povertà economica e la condizione sociale delle famiglie dei bambini. Se andiamo a vedere chi sono i bambini in povertà in Italia oggi, osserviamo che sono prevalentemente quelli che vivono in famiglie numerose, oppure in nuclei monogenitoriali, cioè composti da un solo genitore, oppure di origine straniera o che hanno genitori giovani che non sono riusciti ad entrare nel mondo del lavoro. Oltre al fattore economico, c’è un fattore territoriale, nel senso che andando a vedere geograficamente dove sono collocati questi bambini, vediamo che si trovano soprattutto nelle regioni meridionali. Il territorio incide moltissimo anche sulle condizioni di povertà, perché se un bambino ha una famiglia povera, ma ha la possibilità di avere un asilo nido, una scuola a tempo pieno, la mensa a scuola, ha l’opportunità di vivere un’infanzia sicuramente diversa di chi, a parità di reddito, non ha questo tipo di servizi e di occasioni disponibili. In qualche modo è una doppia povertà quella che pesa sui bambini: quella delle proprie famiglie di origine e quella del contesto dei servizi dove si trovano a vivere.

Quanto incide la crisi economico-finanziaria, iniziata nel 2008 e ancora attuale, sulla povertà minorile?

Ha inciso in una maniera impressionante, perché dai dati dell’ISTAT relativi al 2013 comprendiamo che il numero dei minori in povertà assoluta, parliamo quindi di quella condizione in cui non c’è l’essenziale per vivere la vita quotidiana, ha raggiunto e superato un milione di persone. Nel corso di un anno questo numero è cresciuto di 300 mila unità. C’è stata dunque un’escalation nel numero dei bambini in povertà in Italia e in un confronto europeo il nostro è uno dei paesi in cui la crisi ha colpito maggiormente i bambini, rispetto alle altre fasce di età, quindi il mondo dei minori è quello ad avere avuto la maggiore sofferenza legata alla crisi economica.

Cosa si propone di fare la campagna ‘Illuminiamo il Futuro’?

Noi vogliamo affrontare uno degli aspetti della povertà minorile, che a nostro avviso è particolarmente grave, cioè quella educativa, per cui un bambino nelle condizioni di cui abbiamo parlato ha difficoltà ad accedere a tutte quelle opportunità indispensabili anche per il suo futuro. Parliamo della scuola, perché per molti di essi povertà significa anche lasciare prematuramente lo studio; ma anche della possibilità di vivere in un contesto educativo, quindi fare sport, musica, scoprire dei talenti, avere la possibilità di pensare al proprio futuro in modo aperto, anche potendo investire sulle proprie capacità.

Che cosa facciamo con ‘Illuminiamo il Futuro’? Abbiamo voluto proporre per l’Italia un piano di interventi comunitario, attivando dei ‘Punti luce’ nelle zone più disagiate di Italia, che garantiscano queste opportunità educative ai bambini che vivono in condizioni di povertà. Tali opportunità significano: possibilità di amare la lettura, quindi incominciare a leggere libri; navigare su internet, fare sport, apprendere il piacere della musica, del teatro o dell’arte, quindi arricchirsi dal punto di vista educativo e culturale per affrontare il proprio futuro in modo consapevole, senza dover rinunciare ai propri sogni.

Accanto a questi ‘Punti luce’, è previsto anche un intervento individuale, cioè garantire ai bambini e alle famiglie che vivono le maggiori difficoltà, delle doti educative ritagliate sui bisogni del singolo bambino, quindi un sostegno che può essere legato a beni necessari (come quelli per andare a scuola), o ad opportunità, come la possibilità di fare un campo estivo, o di iscriversi ad un corso di musica, senza dovervi rinunciare. È un programma che sosteniamo con l’aiuto di tutti, tanto che per questa campagna abbiamo anche lanciato un numero solidale (il 45509) con cui i cittadini possono sostenere questo impegno, proprio per fare in modo che i bambini in povertà non vedano tagliate le proprie opportunità, non restino indietro rispetto ai coetanei, non debbano rinunciare magari alle loro passioni, ai talenti che ogni bambino ha ed esprime.

Perché avete scelto proprio questa problematica su cui impostare la vostra campagna?

Perché abbiamo visto che è un aspetto abbastanza poco trattato della povertà. Ci sono in Italia, fortunatamente, interventi e iniziative, seppur non sufficienti, che guardano ai bisogni più materiali, come avere un pasto ad una mensa, o dei vestiti. Talvolta, però, sottovalutiamo i danni enormi che il fatto di dover rinunciare ai propri consumi educativi comporta nella crescita di un bambino. Sono danni nell’immediato, perché quel bambino resta indietro a scuola, perde la fiducia in se stesso, pensa di non essere più capace di fare nulla e rinuncia, proprio in partenza, alle proprie aspirazioni; ma sono danni anche in prospettiva, perché sappiamo che la povertà educativa porta a quella economica. Un domani questi bambini che vivono dovendo rinunciare a priori, sin da piccoli, alla crescita educativa, sono anche destinati, purtroppo in alcuni casi, a vivere da adulti in condizioni di povertà: è un po’ un circolo vizioso che si autoalimenta. Abbiamo pensato che lavorare sulla povertà educativa significa fare emergere questi spaccati della povertà in Italia e cercare di far convergere tutti gli sforzi attorno a questo problema. È chiaro che non pensiamo da soli di poterlo risolvere, però per esempio perché non riprendere ad investire fortemente sulla scuola? Questa non è una spesa, è un investimento! Basta avere una scuola a tempo pieno, la possibilità di un accesso gratuito scontato ad una serie di opportunità, penso a quelle culturali che il nostro Paese offre, per cambiare il contesto di vita di un bambino che vive in una famiglia che sta attraversando un momento difficile. Oggi come oggi, il fatto che vi siano bambini che rinunciano a poter avere il pasto a mensa (e magari mangiano un panino in classe), oppure non possono andare alla gita scolastica insieme ai coetanei, o non possono comprare i libri di testo e magari usano quelli prestati dai compagni, o devono rinunciare allo sport, o alle altre attività extrascolastiche, danneggia enormemente il futuro di quegli individui. Abbiamo pensato che questo fosse uno degli aspetti più importanti e sui quali lavorare.

Come saranno strutturati, organizzati e dove si troveranno i ‘Punti luce’?

Sono dei centri che sorgeranno in zone con poche opportunità e poche risorse educative. Noi abbiamo avviati i primi cinque: a Bari nel quartiere Libertà, a Genova Sestri, a Gioiosa Ionica nella Locride, a Catania, a Palermo, altri sono dei cantieri aperti e li stiamo attivando a Torino, a Roma, e così via. Sono centri dove i bambini trovano la possibilità di avere un sostegno allo studio, quindi di fare un’attività di accompagnamento per non rimanere indietro nelle attività, oppure dei laboratori musicali, teatrali, di fotografia (per esempio a Genova), oppure attività legate al movimento, quindi anche all’educazione del proprio corpo, all’attività motoria, al gioco libero e al rapporto con gli altri. I genitori trovano supporto anche per il loro ruolo, con iniziative di educazione alla genitorialità, il supporto di un legale che possa aiutare per chi vive problematiche di quel genere o amministrative, di un pediatra, di un nutrizionista, con la possibilità di essere accompagnati anche da figure esperte nelle decisioni che riguardano il rapporto con i propri bambini. Tutto questo in modo del tutto gratuito e senza alcuna spesa per le famiglie, con un coordinamento garantito da figure professionali, come educatori. Noi lavoriamo moltissimo con gruppi locali, quindi tutti i centri sono animati da realtà già presenti e ben radicate nel territorio e con una rete di volontari. è molto importante l’idea che tramite questi ‘Punti luce’ si possa fare comunità educante, cioè coinvolgere tutte le risorse presenti, non come un singolo centro operativo, ma come una rete di realtà che possa risvegliare i quartieri più difficili per renderli a misura di bambino.

Come incide il livello di istruzione delle famiglie di origine sulle condizioni di povertà dei minori?

Incide in maniera fortissima e pesantissima, ce lo dicono tutti gli studi, sia sul livello economico (le famiglie con basso livello di istruzione hanno anche più bassi redditi), sia nella mancanza di mobilità sociale, ossia se i due genitori non hanno la laurea o il diploma, c’è più probabilità che i figli non raggiungano a loro volta questo traguardo. La scuola, oggi come oggi, in Italia non ha funzione di riequilibrio rispetto alle posizioni di partenza: per cui un bambino che nasce da genitori laureati ha molte probabilità in più di completare gli studi, rispetto a quello che vive in una famiglia dove i genitori non sono laureati.

Quali sono le risorse, oltre la raccolta fondi, che prevedete di mettere a disposizione per cercare di arginare il problema?

Per ora, oltre alla raccolta fondi, nella quale speriamo di trovare l’impegno di tanti cittadini anche con un piccolo contributo, abbiamo anche l’impegno dei privati, come le aziende che hanno deciso di sostenere questo progetto e che ci aiutano a finanziarlo, anche nel lungo periodo. È un progetto che parte ora, ma che durerà negli anni. Per il momento tutto si muove con fondi privati, non ci sono al momento risorse pubbliche, però devo dire abbiamo attivato delle buone collaborazioni con alcuni enti locali per avere invece spazi da poter riqualificare e far diventare ‘Punti luce’ sul territorio. A livello di risorse economiche in senso stretto, per il momento la campagna è sostenuta tutta da risorse private e donatori.

Un ente locale con cui abbiamo attivato queste collaborazioni è il Comune di Roma, in particolare l’Assessorato alle Periferie, che ha deciso di mettere a disposizione per la realizzazione del progetto un nuovo centro polivalente a Torremaura, particolarmente bello e da completare, nel senso che faremo dei lavori per renderlo funzionale totalmente. È un centro nuovo, ben attrezzato che diventerà, noi lo speriamo, un polo d’eccellenza per i bambini e gli adolescenti di quel quadrante della città.

Altra esperienza positiva è quella di Torino, dove stiamo lavorando con la Circoscrizione e il Comune per recuperare uno spazio, oggi totalmente abbandonato e devastato, che si trova in mezzo ad un bel parco nel quartiere delle Vallette. Anche a Catania abbiamo un ‘Punto luce’ all’interno di uno spazio appartenente all’Amministrazione Comunale. C’è questa volontà di sinergia: in un momento di crisi così forte cercare di far convergere su un progetto gli sforzi dei Comuni, anch’essi in una fase di difficoltà, che è propria delle organizzazioni no profit e delle aziende.

Cosa fa l’Unione Europea di fronte a questo problema della povertà?

L’Unione Europea ha dato delle indicazioni importanti. Lo scorso anno c’è stata una direttiva dell’Unione Europea dedicata proprio alla ‘child poverty’, la povertà minorile, con delle indicazioni di metodo su come affrontarla e sul fatto che essa ha delle caratteristiche specifiche rispetto a quella degli adulti e necessita di interventi specifici. Per quanto riguarda il lato pratico, cioè la messa a disposizione di risorse, noi dobbiamo dirci purtroppo amaramente che moltissime sono le risorse europee non spese: parliamo, per esempio, di circa 400 milioni di euro che l’Europa ha messo a disposizione per un servizio fondamentale come quello degli asili nido nelle regioni del sud, dove la percentuale di questi è bassissima, eppure a distanza di anni queste risorse sono quasi tutte non spese. Vi è in effetti il grosso problema di riuscire a spendere i contributi dell’Unione Europea.

C’è però la nuova programmazione europea che parte dal 2014 fino al 2020, nella quale noi, come organizzazione anche a livello europeo, ci siamo mossi proprio perché la povertà minorile venga considerata in modo particolare e diventi una questione non soltanto italiana, sebbene sia avvertita molto nel nostro Paese, ma anche di altri paesi che sono nella stessa situazione. Si cerca di fare in modo che una parte delle risorse consistenti che l’Europa mette sui temi dell’inclusione e sullo stato sociale, venga destinata in modo diretto proprio all’infanzia, anche per le spese educative, quelle di cui parlavamo. Altra cosa molto importante che noi proponiamo nella nostra campagna è che le spese per l’infanzia siano considerate appunto investimenti: una sorta di ‘golden rule’, per cui esse non debbano essere più computate come spese di indebitamento, ma, al pari delle reti informatiche e delle infrastrutture, avere delle reti sociali (parlo ad esempio degli asili nido) ed essere considerate portatrici di crescita, fuori dal calcolo del debito.

Cosa fanno i singoli Stati per fronteggiare questo problema?

Noi abbiamo fatto un rapporto sulla povertà minorile in Europa e le strategie in qualche caso ci sono, in qualche altro divergono. In queste politiche non c’è un intervento europeo standard. Molto importante è dirci quale era il punto di partenza nei vari paesi prima dell’arrivo della crisi. In Italia, anche prima del 2008, scontavamo il fatto di avere una rete di servizi per l’infanzia assolutamente carente, e penso proprio alla prima infanzia, con strutture come gli asili nido, che è fondamentale per consentire poi lo sviluppo e la crescita dei bambini. In altri paesi questa rete di infrastrutture esisteva, continua ad esserci e ovviamente hanno retto meglio anche l’impatto della crisi che ha colpito tutti. Ci sono paesi in cui gli aiuti alle famiglie sono ingenti, mi riferisco ad esempio alla Francia, mentre altre nazioni hanno situazioni anche più difficili delle nostre, con tassi di povertà minorile drammatici, come ad esempio la Grecia: è un panorama molto diversificato, anche perché sono molto dissimili i modelli di welfare in cui questi servizi si collocano.

Quali sono le politiche nazionali ed europee per fronteggiare il problema della povertà?

A livello nazionale, mi riferisco alla povertà minorile, è stata sperimentata questa nuova ‘Social Card’, attualmente solo nelle prime dodici città italiane, come contributo non solo economico dato alle famiglie con bambini che vivono in condizioni di povertà molto gravi, ma anche come una presa in carico della famiglia, sostenendola per un reinserimento lavorativo dei genitori,. Questa ‘Social Card’ ha avuto una fase di avvio molto lenta e complicata. Noi stessi, insieme a Caritas, abbiamo fatto un monitoraggio per vederne gli effetti e abbiamo riscontrato delle lacune forti nella sua realizzazione.

In questo periodo sono partiti i primi contributi, è una strada che potrebbe essere seguita ed estesa, ma attualmente nulla, in quanto si occupa solo di alcune famiglie che sono in alcune grandi città. Avrebbe un senso estenderla in maniera più ampia. Al di là di questo, ad oggi non c’è un piano nazionale, come noi chiediamo, di lotta alla povertà minorile in Italia, ma solo interventi che i vari enti locali magari mettono in campo come azioni ‘spot’, che non hanno continuità e sulle quali la famiglia non può contare. Quello che noi chiediamo è proprio il varo di un piano nazionale di contrasto alla povertà minorile.

Dal punto di vista europeo, per quello che le dicevo, c’è la nuova programmazione dei fondi europei che sta lavorando su questo, con vari filoni di intervento. Noi cerchiamo di far sì che il programma della ‘child poverty’ diventi uno dei temi forti di questa programmazione. Abbiamo chiesto, per fare un esempio, che nel fondo di aiuti agli indigenti, quello che tradizionalmente l’Europa dedica agli aiuti alimentari per le persone più bisognose e senza fissa dimora, vengano inseriti anche i bisogni educativi dei bambini e che questo fondo possa essere utilizzato anche per coprire i loro costi educativi. Questa è una negoziazione ancora in corso. Altri interventi forti dell’Europa riguardano gli asili nido, quindi le strutture per la prima infanzia e la lotta alla dispersione scolastica: anche in questo caso dobbiamo fare i conti con un ‘gap’ tra fondi stanziati a livello europeo e l’effettiva capacità di spesa da parte delle regioni italiane, su cui purtroppo non abbiamo dato buona prova. Il primo problema è riuscire a spendere i soldi, una volta stanziati dall’Unione Europea.

La vostra organizzazione ha presentato il programma nazionale di intervento a sostegno dei bisogni educativi di bambini e adolescenti: in cosa consiste?

In sostanza è quello che le ho già detto. Si tratta del programma ‘Illuminiamo il futuro’, che si prefigge un lavoro sul campo attraverso i ‘Punti luce’ mediante le possibilità educative e con la prospettiva di creare una rete anche di soggetti, coinvolgendo molti partner nazionali (come l’Ordine degli Assistenti Sociali, la Società di Pediatria, associazioni come Libera, come l’Unione Italiana Sport per tutti, il Centro Sportivo Italiano, le associazioni di docenti, Lega Ambiente, Panda Avventure e tante altre realtà che si occupano di infanzia da tanti punti diversi, coalizzate per la realizzazione di questo programma) e attraverso una campagna tesa non solo a raccogliere fondi necessari, ma anche a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni su questi temi, ossia sulla necessità di garantire ai bambini più poveri una possibilità educativa di qualità, che significa scuole aperte anche il pomeriggio, la possibilità di avere una mensa scolastica, di avere almeno un supporto alle proprie aspirazioni e interessi, di fare sport, musica, o teatro. E relativamente ai bambini, non vedersi precluse queste possibilità a causa della mancanza di reddito dei propri genitori.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->