lunedì, Agosto 2

Minoranza PD: cane che abbaia non morde Politica estera, rinnovo vertici Forze Armate e Servizi sono i veri problemi del Premier

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Cane che abbaia non morde, dicono a palazzo Chigi; e se morde, comunque è poco più che un fastidio. Così, con un sorriso e una scrollata di spalle, ecco liquidate le polemiche e le critiche che provengono dalla minoranza del Partito Democratico, quel magma che comprende quell’area neppure troppo omogenea che va da Massimo D’Alema a Pierluigi Bersani fino a Gianni Cuperlo. Eppure D’Alema senza girarci troppo intorno, evoca lo spettro possibile di una scissione; eppure Bersani si dice proprio arrabbiato, altro che la tipica bonomia emiliana che ti smonta con uno sberleffo, ti fulmina con una battuta; questa volta anche lui dice che la ‘ditta’ è davvero in pericolo … Là, dalle parti di palazzo Chigi, ti guardano strano; poi ti allungano un dispaccio di agenzia, con la dichiarazione di Roberto Speranza, ufficialmente incoronato leader dell’opposizione interna al PD. Cosa dice Speranza a chiusura della manifestazione di ‘Sinistra riformista’ a Perugia? «Noi non restiamo nel PD, noi siamo il PD»; e ancora: «Non c’è più PD se non c’è più questo pezzo di partito».

Chiaro? Chiarissimo. A patto, beninteso, di saper decrittare le liturgie della politica politicante in generale; e, nel caso specifico, di quelle che un tempo erano le ‘scuole’ democristiana e comunista, ormai fuse e riassumibili in: se dico ‘sì’ vuol dire ‘forse’; se dico ‘forse’ vuol dire ‘no’; e ‘no’ non si dice mai …

Proviamo, dunque, a mettere insieme le tessere di questo complesso mosaico. Comincia D’Alema: sferra il suo uppercut con alcune interviste. Accusa il gruppo dirigente del PD di arroganza, di esser scivolato in una pericolosa deriva; di aver tradito l’originario spirito dell’Ulivo, e alimentare una silenziosa scissione; teorizza, infine, la concreta possibilità di costruire un soggetto di sinistra fuori e al di là del PD. Matteo Renzi, figuriamoci se le manda giù. Parla di ‘un distillato d’odio’; definisce sleale ilfared’alemiano, che avrebbe l’obiettivo di far perdere le amministrative: «per colpire me, e favorire una scissione». Infine avverte: «I conti li faremo al Congresso, lì vedremo chi ha i voti. Fino ad allora, testa bassa e lavorare su risultati concreti».

Incassa, D’Alema? No, non è proprio il tipo; e infatti: «Ci sarà tempo, ci saranno luoghi, per rispondere. Ho espresso le mie preoccupazioni, ci sono state delle risposte. Ci sarà il tempo, un momento per replicare». Tuttavia, pur parlando di politica internazionale, D’Alema trova il modo trasparente per riferirsi alle vicende più ‘domestiche’. Per esempio quando sostiene che «in Iran c’è il principio del discernimento. Mi piacerebbe ci fosse anche in Italia… A me piacerebbe tantissimo far parte di un Consiglio del discernimento. Non ha nessun potere, ma verifica se le politiche producono o meno gli effetti desiderati. È importante. Pensate anche in Italia quante cose si potrebbero verificare…». Ecco: se si dice che occorre ‘discernimento’ si vuol sostanzialmente dire che nel PD di Renzi questo ‘discernimento’, manca; ed è un attacco diretto alla politica estera italiana osservare con finto candore che «è veramente grave come si sia lasciata imputridire la situazione in Libia con due anni e mezzo di inutili negoziati».

I prossimi giorni saranno caratterizzati da uno stillicidio di punzecchiature, recriminazioni, atti d’accusa. Fino, almeno, al 21 marzo, giorno della prossima direzione del PD: quel giorno Renzi cercherà di togliersi tutti le pietre che si sono accumulate nelle sue scarpe. Alla minoranza del Partito non sarà concesso nulla. Difenderà strenuamente la riforma costituzionale che in autunno sarà sottoposta a referendum confermativo; difenderà il nuovo sistema elettorale per la Camera dei Deputati … Farà un discorso molto chiaro: o questo PD, o chi non ci sta è libero di andarsene. La dichiarazione diffusa da Speranza fa capire che la minoranza del PD continuerà a subire, brontolando, l’offensiva di Renzi: can che abbia non morde.
A Perugia, assicura Speranza, «si sono poste le basi per costruire l’alternativa alla Segreteria renziana. Sono spaventato da una prospettiva neocentrista, le parole di D’Alema sono espressione di un disagio del nostro popolo». Renzi lascia che rispondano i due vice-segretari, Deborah Serracchiani e Lorenzo Guerini: «Non inseguiremo le polemiche di chi vorrebbe riportarci al tempo delle divisioni interne che hanno ucciso a morte i governi passati del centrosinistra. Quella parte della minoranza che polemizza sa dove trovarci, a lavorare in Parlamento, nelle città, in Europa, tra la gente per cambiare questo Paese, come stiamo facendo, insieme». Amen. Renzi, insomma, ancora una volta si fa forte della debolezza dei suoi avversari.

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