mercoledì, Settembre 22

Ministro degli Esteri alla prova

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L’India ha un nuovo Ministro degli Esteri, S Jaishankar. Personalmente, sono felice della scelta del Governo Modi, perché il nuovo capo dell’IFS, Indian Foreign Service (Servizio indiano degli Esteri), proviene dalla stessa Università in cui ho studiato io. Molti suoi amici, gli studenti dell’ultimo anno con cui interagisco spesso, hanno molta fiducia nel suo spessore intellettuale e nella sua integrità personale. Inoltre, ho avuto la grande fortuna di conoscere e lavorare con suo padre, K Subrahmanyam, che probabilmente è ‘il Guru’ delle teorie strategiche indiane. Non è un segreto che l’ex Primo Ministro Manmohan Singh voleva nominare Jaishankar Ministro degli Esteri, tuttavia ha ceduto alla pressione della Presidente del partito del Congresso, Sonia Gandhi, assegnando la carica a Sujatha Singh, che ora ha richiesto le ‘dimissioni anticipate’ dall’IFS.

Com’era prevedibile, il partito del Congresso, che al momento è il principale partito di opposizione del Paese, ha criticato la decisione del Governo. Secondo me, la nomina di Jaishankar dovrebbe essere vista da due angolazioni: una procedurale e una sostanziale. Da un punto di vista procedurale, il Governo attuale ha tutto il diritto di scegliere i propri funzionari principali. Bisogna notare a tal proposito che il Governo di Manmohan Singh, guidato dal Congresso, a luglio 2004 ha nominato Shyam Saran Ministro degli Esteri, sostituendo più di una decina di funzionari da due gruppi di alti funzionari. A settembre 2006, il Governo Singh ha nominato anche Shiv Shankar Menon Ministro degli Esteri, saltando 16 alti funzionari, molti dei quali hanno dato le dimissioni in forma di protesta.

In effetti, Sujatha Singh non è la prima al servizio del Governo a essere stata turbata dopo le ultime elezioni generali che hanno portato alla formazione del nuovo Governo guidato da Narendra Modi, che ha cambiato il Ministro delle Finanze e il capo del Gruppo di protezione speciale (SPG), che si occupa della sicurezza del Primo Ministro attuale e di chi ha rivestito la carica in passato.  Modi ha già interrotto il mandato del capo dell’Organizzazione per la ricerca e lo sviluppo della difesa (DRDO). Infatti, c’è molta fondatezza nelle critiche sul modo in cui questi alti funzionari, soprattutto il capo della DRDO, sono stati trattati perché non avevano il minimo sospetto dei cambiamenti che li stavano investendo. Sicuramente era possibile affrontarli con garbo; avrebbero potuto prenderli da parte e spiegare loro gentilmente che il Governo, sebbene apprezzasse il loro contributo, aveva altri piani sulle posizioni che ricoprivano. Sono fondate anche le critiche sulla benevolenza del Governo Modi nei confronti del Segretario di Gabinetto (capo dei servizi civili indiani), Ajit Kumar Seth, il cui mandato è stato prolungato inizialmente di un anno dal Governo Mannmohan Singh, poi di due sessioni da sei mesi ciascuna dal Governo Modi (normalmente avrebbe dovuto finire il mandato nel 2013).

Tuttavia, in quell’occasione la faccenda è stata risolta con garbo, secondo quanto riportato dal Ministro degli Affari esteri Sushma Swaraj (capo del ministro degli esteri). Sujatha Singh afferma che le era stato comunicato in anticipo che sarebbe stata sostituita da Jaishankar subito dopo la visita in India del Presidente degli Stati Uniti Obama. In circostanze normali, Jaishankar avrebbe terminato il suo mandato il 31 gennaio. La nomina di Ministro degli Esteri doveva essere ufficializzata prima di quella data per prolungare la sua carica di altri due anni. Bisogna notare che le convenzioni/regole sono state fatte affinché i capi dei tre servizi armati, Segretario del Gabinetto, Ministro della Difesa, Ministro degli Esteri, più il Ministro delle Finanze e il Ministro degli Interni, una volta nominati durante il periodo di servizio (prima di compiere i 60 anni d’età) abbiano un mandato minimo di due anni.

Quello di Sujatha Singh è stato il primo caso in cui a un funzionario con un mandato di due anni viene chiesto di dimettersi in anticipo. Ovviamente non è chiaro se questo mandato sia relativo a una carica particolare o a tutto il servizio. In altre parole, il Governo avrebbe potuto assegnare a Singh un altro incarico diplomatico fino alla pensione prolungata? Tuttavia, questa domanda non ha senso ora che è stata dimessa formalmente dal servizio. Infatti, ora Singh afferma che subito dopo la decisione di sostituirla aveva richiesto di ritirarsi dopo i 38 anni di servizio. Inoltre, ora il Governo ha emesso delle relazioni, secondo le quali la clausola del mandato fisso può essere applicata solo finché il funzionario è in carica. Quando il funzionario raggiunge l’età di pensionamento, ovvero 60 anni, è come se stipulasse un contratto con il Governo, in cui entrambe le parti possono recedere quando vogliono. Sebbene non siamo sicuri dell’autenticità di queste relazioni, sembra che Sujatha Singh abbia compiuto 60 anni lo scorso anno e abbia stipulato il contratto da quel momento.

Ora, lasciatemi illustrare il punto di vista più importante della nomina di Jaishankar, quello sostanziale. Che cosa comporta questa nomina? Non mi concentrerò sulle modalità in cui gestirà la politica estera del Governo Modi nelle aree di priorità, come il commercio estero, gli investimenti all’estero, la sicurezza energetica, i cambiamenti climatici, la regione asiatica del Pacifico e i rapporti con Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone, l’Australia e la Russia. Credo che Jaishankar, come capo dell’IFS, abbia lo stesso incarico, se non più impegnativo, di coordinare i servizi diplomatici indiani. È innegabile che, a parte l’importanza che la diplomazia tradizionale riveste di continuo, occupandosi degli interessi politici e della sicurezza del Paese, la diplomazia politica, ambientale, pubblica, le responsabilità sempre maggiori dell’ufficio esteri di fronte al Parlamento e i media hanno pari importanza nell’era della globalizzazione.

Ci sono delle questioni fondamentali che il nuovo Ministro degli Esteri deve affrontare con chiarezza. Primo, considerato il ruolo sempre maggiore che l’India riveste a livello mondiale, è incomprensibile come l’IFS, il cui numero di assunzioni annuali ammonta a una media di soli 8-15 funzionari, con una squadra di circa 600 funzionari, gestisca all’incirca 162 missioni e cariche all’estero più le varie cariche nel Ministero degli Affari esteri in India. Il problema è aggravato dal fatto che, diversamente da altri Paesi simili, non ci sono misure per l’entrata in servizio dai gruppi di riflessione, dall’accademia e dai media. Gli incarichi lavorativi nel Ministero degli Affari esteri continuano a basarsi sulle divisioni territoriali (ogni divisione si occupa di un gruppo di Paesi che appartengono a un’area specifica), mentre i Paesi avanzati stanno preferendo un approccio tematico (per questioni).

Secondo, molti funzionari dell’IFS sono confusi sui ruoli che devono effettivamente svolgere e sono molto indignati dal fatto che altri Ministri, soprattutto quelli che si occupano del commercio, dell’ambiente e dell’energia, sconfinino nei campi di loro competenza cercando di intraprendere delle iniziative esterne indipendenti. Inoltre, abbiamo il fenomeno crescente di molti Stati, soprattutto nelle zone di confine, che concepiscono politiche che comportano delle gravi conseguenze per le politiche concepite dal Governo nazionale. Anche all’interno del Governo nazionale, il Ministero degli Affari esteri sta perdendo il suo splendore, in quanto il potere sta passando lentamente nelle mani del Primo Ministro, incluso quello del Consigliere di sicurezza nazionale (NSA), che deve rispondere principalmente al Primo Ministro. Negli anni, il Consigliere di sicurezza nazionale è diventato lo zar della burocrazia della politica estera indiana. Le mie interazioni personali con gli alti funzionali del Ministero degli Affari esteri e con gli ex Ministri degli esteri mostrano che, durante il Governo di Manmohan Singh, la base del processo decisionale della politica estera indiana si è ristretta al massimo: tutto viene controllato dal Consigliere di sicurezza nazionale e dal Primo Ministro. Considerato il piano di Modi di concentrare tutti i poteri nelle sue mani, sarà dura per Jaishankar assicurare che l’IFS, o in questo caso tutto il Ministero degli Esteri, ricopra un ruolo di preminenza o importanza nelle questioni estere che riguardano il Paese.

Terzo, c’è stato un grande problema che ha visto il Ministro degli Esteri sottoposto a un test di fiducia dai suoi colleghi durante la carica. Bisogna notare che il Ministro degli Esteri non è l’unico funzionario con rango di Ministro all’interno del Ministero. Senza dubbio è il ‘primo fra i suoi pari’, tuttavia nel Ministero degli Affari esteri ci sono altri tre Ministri, oltre a circa 30 ambasciatori in diversi Paesi che hanno il rango di ministri. Hanno tutti lo stesso rango e l’autorizzazione all’accesso diretto al Ministero degli Affari esteri, per questo si dice ci sia spesso tensione fra loro. Tanto più che, cito il libro scritto da un veterano diplomatico, Kishan S Rana, intitolato ‘Asian Diplomacy’ (‘Diplomazia asiatica’), dagli anni Settanta, con alcune rare eccezioni, i Ministri degli Esteri hanno concentrato l’autorità di sorveglianza nelle loro mani, privando gli altri Ministri del lavoro.

Al di là delle divisioni territoriali, il Ministro degli Esteri è responsabile dei rapporti con i Paesi principali: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Russia, Giappone, Cina, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Nepal e Bhutan. Ciò significa, in pratica, che almeno sette Ministri della divisione territoriale collaborano direttamente con lui/lei, mentre lavorano con altri Ministri per gli altri Paesi nelle loro divisioni. Tutte le conferenze multilaterali sono di competenza del Ministero degli Esteri. Inoltre, è responsabile dei rapporti con i media, della diplomazia pubblica, dei programmi di assistenza (aggiunta recente), del lavoro consolare e della coordinazione dei Ministri. Un altro incarico che è sempre spettato al Ministro degli Esteri è la nomina dei nuovi ambasciatori del Ministero degli Affari esteri.

In breve, mentre il Ministro degli Esteri ha parecchio lavoro, altri Ministri hanno responsabilità minori e ovviamente ne sono amareggiati. Di conseguenza, ne ha risentito l’intera supervisione del Ministero degli Affari esteri, scrive Rana. «Il Ministero degli Affari esteri non ha imparato dalle sue controparti straniere che è impossibile far gestire una rete diplomatica così ampia a una sola persona, soprattutto se il ruolo di consigliere politico non viene delegato in parte».

Jaishankar farà qualcosa per migliorare la qualità del dialogo interno e della collegialità del processo decisionale all’interno del Ministero, soprattutto in un momento in cui, come ho detto prima, l’IFS sta lottando per mantenere la sua importanza? La sua reputazione è sotto esame.

 

traduzione di Francesca Fiorenza

 

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