sabato, ottobre 20

Ministro Bonafede, se c’è, batta un colpo La quotidiana strage nelle carceri italiane

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Non è ben chiaro cosa faccia, cos’abbia fatto, che cosa intenda fare il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Parla poco (questo è un bene); non sgomita (questo è ottimo); è poco presenzialista (qui si rasenta la perfezione). Forse appartiene all’antica e molto ristretta cerchia di politici (di ora, ma di sempre), che preferiscono lasciar parlare i fatti, e quando parlano lo fanno per riferire quello che si è fatto, non quello che si vorrebbe fare. Forse. Perché del ministro Bonafede non dice quali sono le priorità della ‘sua’ agenda. Segue l’esempio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: tace; non sai cosa pensa (anche questo può essere positivo); ‘semplicemente’ non sai nulla. Ora senza certo abbandonarsi all’attivismo loquace dei ‘colleghi’ Matteo Salvini e Luigi Di Maio, non sarebbe male se il ministro della Giustizia qualche “colpo” lo battesse.

Per esempio, per quel che riguarda il ponte Morandi di Genova deve sicuramente aver saputo della presa di posizione del presidente Conte: non ci si può permettere di attendere i tempi lunghi della Giustizia, e infatti, in coerenza con questo convincimento, senza attendere l’esito dell’inchiesta, si è subito aperto un contenzioso con la società che gestisce quella parte di autostrada. Per non lasciare solo il presidente del Consiglio, il ministro Bonafede forse si sarebbe dovuto attivare per sapere se alla procura di Genova hanno bisogno di aiuto (e quale), perché l’inchiesta si concluda in tempi ragionevoli.

Settimane fa ha scandalizzato l’Italia la situazione del tribunale di Bari, che cade letteralmente a pezzi, e costretto magistrati e avvocati a lavorare sotto le tende della protezione civile. E’ cambiato qualcosa? Come vanno le cose a Bari? Il ministro dell’Interno Salvini è indagato dalla procura di Agrigento per i fatti relativi alla nave ‘Diciotti‘. Salvini si è detto stupito e indignato: nel paese dove migliaia di processi non si celebrano e vanno in prescrizione, la giustizia italiana perde tempo con lui? Se perde tempo lo vedremo. Quello che è acquisito che il ministro Salvini è a conoscenza del fatto che ogni giorno migliaia di processi vanno al macero. Dopo l’indignazione e lo stupore, ci si sarebbe attesi che il ministro dell’Interno (che è anche vice-presidente del Consiglio) ne avesse fatto, di questa sua doglianza, oggetto di consulto con il ministro Bonafede, per capire come contenere il fenomeno. Si sono visti, ne hanno parlato? Hanno concordato qualcosa? Lo facciano sapere, anche solo mandando un tweet…Al momento solo il Partito Radicale ha preso in parola quanto detto dal presidente Conte, al punto da farne un convegno, aperto a una relazione dell’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick.

Intanto, ecco alcune storie che dovrebbero confermare al ministro della Giustizia che la situazione carceri e dintorni ha raggiunto livelli ben oltre quelli di guardia.

La prima da Velletri. Era gravemente malato, 63 anni, cardiopatico, in sovrappeso, al punto che si poteva muovere solo con le sedie a rotelle. Doveva scontare una pena per rapina e ricettazione fino al 2024. E’ “evaso” prima. Il suo compagno di cella dopo aver tentato varie volte di chiamarlo senza ricevere risposta e non sentendolo più respirare dà l’allerta. Il personale del carcere interviene con prontezza. Niente da fare, il detenuto muore. Capita. Il fatto che non dovrebbe capitare è che una persona (non importa di quale reato si sia reso responsabile), invece di stare in ospedale, era in carcere.

Questo è il punto. Nello stesso carcere, nell’aprile scorso, è morto un detenuto di 77 anni, per infarto. Insomma, il problema è quello della salute all’interno del carcere, di istituzioni dove legalmente si vive dopo che lo Stato ti toglie la tua libertà. Togliendola, lo Stato si fa doppiamente garante dell’incolumità del “prigioniero”. Molto più che se fosse fuori. E invece…

L’associazione ‘Ristretti Orizzonti‘ stima che solo quest’anno (neppure concluso) 18 persone sono morte per malattia, 41 i suicidi; altri 13 sono morti per cause da accertare; 91 ne la causa. Un totale di 72 morti dall’inizio dell’anno. L’ultimo suicidio è avvenuto il 31 agosto: una nigeriana di 35 anni, arrestata per spaccio in carcere. Poche ore dopo si è impiccata. Poteva essere evitato il suicidio? Forse, chissà. Forse se ci fosse stata la visita medica o un minimo di prima assistenza piscologica, un servizio sanitario h24…

Nelle carceri italiane i detenuti disabili come quello morto a Velletri sono parecchie centinaia; l’anno scorso ne avevano censiti 628.

Paradigma dell’intera situazione il carcere di Parma: oltre 40 i detenuti che hanno gravi patologie, alcuni hanno più di 80 anni: cardiopatici, leucemici, diabetici, ciechi, ammalati di cancro, con gli arti amputati. Alcuni con una incompatibilità carceraria certificata. Sono tutti ristretti nelle celle della sezione AS3, quella di alta sicurezza dove la carcerazione pone sostanzialmente limitazioni nel partecipare al programma di riabilitazione.

Una di queste persone detenute è Giuseppe, ergastolano di 69 anni, 27 dei quali trascorsi in cella. Ha l’arto inferiore amputato, cardiopatico, affetto da ischemia, angioplastica, iperteso, diabetico, disfunzioni respiratorie… Salvatore di anni ne ha 85, da 25 in carcere; ‘colleziona’ un aneurisma, trombosi e cardiopatia. Maurizio, anche lui ergastolano, in carcere da 23 anni: invalido al 100 per cento con accompagnatore, una pregressa tubercolosi di grado severo, crisi depressive, attacchi di panico e claustrofobia. E’ un lungo elenco…

Tra gli oltre 58.000 detenuti sono moltissime le persone con patologie gravissime: tumori, patologie psichiatriche, cardiovascolari, respiratorie, disabilità gravi, leucemie, diabete, morbo di Huntington. Per la maggior parte gli istituti penitenziari non sono attrezzati per le cure necessarie ed anche negli istituti dove sono presenti centri clinici le cure sono per lo più inadeguate, e rischiano di determinare l’aggravamento delle patologie.

Ministro Bonafede, se c’è: batta un colpo…

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