venerdì, Maggio 14

Ministero della ‘Solitudine’: perché serve anche nel resto d’Europa Ne parliamo con Domenico Secondulfo, professore ordinario di sociologia generale presso l'Università di Verona

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Di solitudine si può anche morire. I fattori possono essere molteplici, come la crescente precarietà del mondo del lavoro, il progressivo invecchiamento della popolazione italiana ed europea, i nuclei famigliari sempre più ridotti, politiche sociali che mancano e l’avanzamento sfrenato della tecnologia tout-court. Inoltre, secondo uno studio del Dipartimento di Psicologia dell’University of Utah, l’eccesso di solitudine produce un rischio di mortalità precoce simile a quello dell’obesità, e se il tempo passato da soli diventa eccessivo il tasso di rischio aumenta fino al 50%. La ricerca prende in considerazione 3,4 milioni di individui tra Europa, Asia, Stati Uniti e Australia, e collega, inoltre, la mortalità infantile causata dalla solitudine, mostrando una significativa analogia tra i due aspetti.

In Europa, il fenomeno della solitudine e dell’abbandono sociale è un problema in continua ascesa. Solo in Regno Unito, secondo la RedCross UK, si contano 9 milioni di persone che vivono ‘isolate’, quindi senza interazioni sociali, e 2 milioni di cittadini over75 che abitano da soli, con almeno 200mila anziani che trascorrono settimane, o mesi, senza incontrare né familiari o conoscenti. Inoltre, il problema dell’abbandono è una questione particolarmente sentita per l’opinione pubblica britannica, seppur sollevata recentemente dalla deputata laborista Jo Cox, assassinata lo scorso anno da un fanatico di estrema destra. L’88% della popolazione, infatti, ritiene che la solitudine sia un problema serio e da non sottovalutare, mentre il 51% considera l’abbandono come una questione di salute pubblica, al pari delle malattie mentali.

Per porre un freno a questi dati, pochi giorni fa, il Governo di Theresa May ha introdotto un nuovo Ministero. Il neo Ministero della ‘Solitudine’ appunto, assegnato alla parlamentare conservatrice Tracey Crouch, avrà lo specifico compito di indirizzare parte degli investimenti statali verso l’assistenza e la collaborazione di imprese, associazioni di beneficenza e istituiti di statistica e verso lo sviluppo di una strategia contro l’isolamento sociale per creare un indicatore di misura contro la solitudine delle persone. Il Governo ha inoltre annunciato maggiori finanziamenti per gruppi e comunità che ogni giorno lavorano al fine di creare e instaurare legami tra le comunità locali.

Se in Regno Unito la solitudine viene messa al pari dei disturbi mentali, lo stesso discorso non vale però per l’Italia, sebbene anche qui la percentuale delle persone ‘sole’ è una delle più alte in Europa. Secondo i dati dell’Istituto Europeo di Statistica il 13,2% degli italiani ha serie difficoltà nell’approccio sociale e, nella maggior parte dei casi, non ha una persona alla quale chiedere aiuto, mentre l’11,9% di chi vive in Italia non ha può contare su di un supporto amico o assistenziale.

La parte più colpita riguarda il Nord Italia”, afferma Domenico Secondulfo, professore ordinario di Sociologia Generale presso l’Università di Verona, “ed è legato alla modificazione delle famiglie e ai cambiamenti degli stili di vita dei cittadini. Il senso di solitudine si collega sia alla classe sociale, al tipo di lavoro, al grado di istruzione sia all’età, e nelle zone dove l’età media è più alta si alza il tasso di persone ce si sentono sole, e nelle regioni del Nord questo aspetto si è enfatizzato a causa di una società più individuale dove i legami famigliari sono meno forti che altrove”.

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