domenica, Maggio 9

Minibond: soldi alle imprese

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Minibond: strumento finanziario per le piccole e medie imprese del Meridione. Il panorama finanziario aumenta le occasioni desinate alle imprese di ricorrere a prestiti mediante i cosiddetti minibond. Il denaro è il volano economico poiché consente di aumentare gli investimenti e l’innovazione, senza tralasciare la creazione di strategiche opportunità economiche. La possibilità di avere i minibond vuole essere uno stimolo alle imprese per essere più vicini a quelle realtà produttive italiane che, con coraggio e passione, continuano a lavorare nel Paese e nel Mezzogiorno.

La diffusione degli strumenti di finanza innovativa può essere un’ottima soluzione per evitare le difficoltà con gli Istituti di credito italiani. Le imprese hanno bisogno di denaro per investire e per organizzare al meglio la produzione. Nelle aree storicamente più svantaggiate, come quelle meridionali, il difficile rapporto con le banche risulta più accentuato rispetto al resto del Paese. E’ urgente offrire una chiara risposta al mondo economico delle piccole e medie imprese, poiché è fondamentale aiutare gli imprenditori che vogliono scommettere sull’Italia. Si parla molto della delocalizzazione delle imprese ma è più importante aiutare chi vuole investire nella Penisola, creando opportunità di lavoro e garantendo una maggiore ricchezza al Paese.

Con Angelo Bruscino, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confapi, cerchiamo di comprendere l’importanza dei minibond e delle diverse criticità delle imprese, costrette a ricorrere a questi strumenti finanziari per assicurare quella giusta liquidità monetaria da destinare alle iniziative imprenditoriali.

Cosa rappresentano i minibond per le piccole e medie imprese?

Sono una grande opportunità innovativa per accedere al credito, ma soprattutto per permettere alle aziende di strutturarsi e di migliorare il proprio approccio al mercato.

I settori maggiormente coinvolti a usare questi strumenti finanziari?

Non c’è alcuna preclusione poiché qualsiasi settore vi può accedere, l’importante è curare bene il progetto che si intende presentare agli investitori. A questo punto entrano in gioco la vision e la capacità di raccontare il futuro che si sta costruendo con la propria impresa.

Quale aiuto concreto possono arrecare all’economia del Meridione?

Il minibond crea una sicura opportunità di credito che resta oggi difficile a certe latitudini della Penisola, ma positivamente “costringe” anche le aziende a dotarsi di un apparato strutturato per affrontare la tematica ed uscire dal solito binomio richiesta/banca.

Come incidono sull’economia delle imprese? Possono incidere sul bilancio oppure riescono a essere un volano per le loro attività?

Questi strumenti finanziari incidono come un normale mutuo o chirografario, sono a medio termine quindi creano respiro contabile e soprattutto rappresentano una grande opportunità per scoprire nuove forme di credito di mercato.

Esistono delle particolari criticità derivanti dai minibond?

Nessuna in particolare se non la buona tenuta contabile e un progetto credibile da finanziare. Oltre alla necessità di essere costituiti in Srl o SpA e avere un fatturato minimo di 2 milioni di euro.

Le agevolazioni per i manager quando scelgono i minibond?

Più che agevolazione parlerei di professionalizzazione e di competenze che si acquisiscono nel percorso per arrivare al minibond, quindi acquisizione di maggiori skill che valgono parecchio sul mercato.

Chi può sottoscrivere questi strumenti finanziari?

Soltanto investitori istituzionali e soggetti qualificati.

Le aree meridionali sono quelle storicamente più svantaggiate. Perché le banche non intervengono adeguatamente con i loro mezzi finanziari per aiutare le imprese?

Perché sono ormai geneticamente costruite e pensate solo a latitudini settentrionali e si sa che dove batte il cuore affluisce più sangue, in questo caso denaro. Il Meridione presenta obiettivamente sia criticità particolari, sia straordinarie opportunità di sviluppo in prospettiva perché non saturo. Per realizzare questo obiettivo serve coraggio, cervello e un cuore bancario che batta anche al Sud.

I minibond in quale asset possono essere strategici per l’economia di un’impresa?

Negli investimenti in linee produttive, nella creazione e strutturazione di progetti, anche innovativi, insomma in tutto ciò che genera sviluppo e futuro. Sono poco efficaci come strumento se si pensa di sfruttarli per coprire i costi.

Il credit crunch in che modo può essere superato dalle imprese? I minibond sono una adeguata risposta oppure possono essere esaminate altre soluzioni?

Il credit crunch si supera con imprese che imparino a parlare bene il linguaggio delle banche, sviluppando al loro interno personale qualificato nella stesura di bilanci. Questa preparazione professionale è fondamentale per dialogare con chi fa credito alle imprese, ma anche con banche che siano capaci di ritornare a fare sul serio il loro mestiere, quello di investire nell’economia reale sostenendo la fabbrica che produce beni e servizi. I minibond sono utili se considerati nell’insieme di un sistema che lavora ed investe nel futuro, ma da soli non possono cambiare il peso sulla bilancia.

La crescita delle imprese è determinata dagli investimenti. L’Italia è un Paese dove cresce la quantità del risparmio nelle banche, diminuendo drasticamente il contante che potrebbe essere destinato alle imprese. Come è possibile cambiare questa situazione non certamente produttiva?

Ricordando a tutti che nel Paese ognuno ha il proprio compito: noi imprenditori dobbiamo creare opportunità di lavoro e benessere condiviso, sostenibile e ripetuto nel tempo, ma le banche devono tornare a investire nelle imprese di questo Paese perché con le solitudini non si va molto lontano. C’è da osservare che potrebbe, in questo contesto, ampliare anche l’offerta di garanzie e di investimenti nelle piccole e medie imprese della Cassa Depositi e Prestiti come l’ampliamento delle potenzialità dei confidi regionali; quello che serve è una drastica inversione culturale del Paese che deve credere in se stesso e nei suoi attori principali. L’Italia non è un soggetto a rischio ma, al pari della Germania e della Francia, è un grande Paese. Anzi. E’ bene ricordare che in alcuni settori come quello bancario risulta sicuramente meno fragile, quindi alle dichiarazioni e agli intenti si unisca il fare. Nel 2015 qualcosa è obiettivamente cambiato, grazie soprattutto alla strategica azione della Banca Centrale Europea di Mario Draghi. Ora, però, è giunto il momento di declinare i buoni propositi nazionali in vere e proprie azioni, e forse una timida ripresa potrebbe diventare un anno di reale svolta.

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