domenica, Ottobre 24

Minerali preziosi e sostenibili field_506ffb1d3dbe2

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metalli

L’UE propone una strategia di commercio responsabile di minerali da zone di conflitto. L’alto rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton e il commissario per il commercio, Karel de Gucht, hanno presentato, la scorsa settimana, una comunicazione e una proposta di regolamento per fermare i profitti che derivano dalla vendita dei minerali nelle zone di conflitto da parte dei gruppi armati che utilizzano questo mezzo per finanziarsi. Il monito è indirizzato alle compagnie europee affinché si approvvigionino di minerali come oro, tantalio, stagno e tungsteno attraverso i canali di commercio legittimi.

Catherine Ashton insieme al Commissario De Gucht, in conferenza stampa hanno affermato che l’Unione europea è impegnata a impedire che il commercio internazionale di minerali sia la fonte principale che alimenta il conflitto in alcune zone e il modo più semplice, per i gruppi armati, di arricchirsi. In conferenza stampa, è stato affermato che «L’iniziativa denominata ” minerali dei conflitti ” aiuterà il commercio affinchè diventi apportatore di  pace , al fine di lavorare per le comunità e per la prosperità nelle zone di tutto il mondo coinvolti nei conflitti armati. Si tratta di un primo e tempestivo contributo dell’UE per sostenere un consenso raggiunto da parte delle imprese , la società civile e i governi dei paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ) per aiutare le comunità beneficio dalle loro risorse naturali».

La proposta della Commissione prevede la creazione di un sistema di auto-certificazione europea per gli importatori di stagno, tantalio, tungsteno e oro che scelgono di importare responsabilmente nell’Unione. Autocertificazione che richiede agli importatori europei di questi metalli e i loro minerali di esercitare la ‘due diligence, cioè mettere in atto una sorta di verifica tecnica al fine di evitare di causare danni al suolo  attraverso il monitoraggio e l’amministrazione dei loro acquisti e vendite rispettando i parametri OCSE. Inoltre la proposta di  regolamento dà agli importatori dell’UE «l’opportunità di approfondire gli sforzi in corso per garantire filiere pulite e negoziazioni legittime con gli operatori in paesi teatro di conflitti».

Visto che l’UE, con più di 400 aziende coinvolte, è tra i maggiori importatori di oro, stagno, tungsteno e tantalio, secondo le istituzioni «Per aumentare la responsabilità pubblica delle fonderie e raffinerie , migliorare la trasparenza della catena di approvvigionamento e ad agevolare l’approvvigionamento di minerali responsabile , bisogna pubblicare un elenco annuale dove verranno indicate fonderie e raffinerie responsabili». 

La proposta di regolamento presenta l’approccio della politica estera europea su come affrontare il legame tra conflitto e il commercio di minerali estratti nelle zone colpite . Esso stabilisce inoltre l’impegno dell’UE a sostegno della guida dell’OCSE. Con la comunicazione, la Commissione e l’ Alto Rappresentante confermano che «i minerali dei conflitti  sono parte della agenda di politica estera dell’UE e che l’ UE adotterà misure concrete a livello nazionale e internazionale – che vanno dal sostegno alla politica di dialogo e di sensibilizzazione diplomatico per fonderia Paesi».

Gli incentivi per incoraggiare la due diligence da parte delle imprese europee , sono, secondo la Commissione: « incentivi in materia di appalti pubblici per le aziende che vendono prodotti come telefoni cellulari , stampanti e computer contenenti stagno, tantalio, tungsteno e oro;  sostegno finanziario per le piccole e medie imprese  per effettuare la due diligence e per l’OCSE per la costruzione delle capacità e attività di sensibilizzazione; riconoscimento visibile per gli sforzi delle imprese dell’UE che fonte responsabilmente dai Paesi colpiti da conflitti o aree ; dialoghi politici e outreach diplomatico con i governi per l’estrazione, trasformazione dei Paesi consumatori incoraggiando l’utilizzo della due diligence; diplomazia delle materie prime anche nel contesto di multi-stakeholder delle iniziative di due diligence; cooperazione allo sviluppo con i paesi interessati; supporto per gli Stati membri dell’UE attraverso le proprie politiche e strumenti».

La comunicazione congiunta afferma che il continuo commercio di minerali nelle zone instabili sarà sempre una spinta a lasciare instabile la regione di riferimento. L’alto rappresentante e la Commissione europea sono decisi. Come riportato nel documento: «la regione più interessata» allo scambio conflitti-minerali «si trova in  Africa, ed è quella dei Grandi Laghi . L’istituto Heidelberg» consultato dalla Commissione  «riferisce che la combinazione delle risorse naturali e conflitti è presente in circa il 20% dei quasi 400 conflitti che l’istituto ha registrato: i conflitti legati alle risorse sono attualmente prevalente in Africa (27 casi) e nelle Americhe (21 casi), ma meno diffuso in Asia e Oceania (11 casi), il Medio Oriente e Maghreb (7 casi) e in Europa (4 casi). La situazione mondiale complessiva non è statica e il rischio di conflitti profondi o nuovi, in cui risorse naturali giocano un ruolo predominante, rimane”. Rompere il legame tra l’estrazione dei minerali e il conflitti è sempre difficile. Sempre secondo il documento,  l’UE dovrà  tener conto della debolezza insita nella gestione di queste aree che è collegata ad assenza di sicurezza, incapacità di garantire lo stato di diritto,  povertà, mancanza di servizi e infrastrutture, corruzione endemica.

 Il regolamento rimarca il ruolo delle industrie europee del settore: le aziende impegnate in questo settore dovranno seguire delle procedure molto rigorose in modo tale da rientrare nella lista di coloro che utilizzano la via legale del commercio di questi materiali preziosi. La lista sarà pubblica e un’autorità competente per ogni Stato membro (sarà a carico di quest’ultimo designarla o affidare l’osservanza del regolamento ad una già esistete) vigilerà sulla correttezza del commercio dei metalli preziosi, avvertendo la Commissione europea anche qualora l’azienda o la compagnia che raffina il metallo abbiano cambiato nome o indirizzo.

Infine non è da sottovalutare l’importanza che questa materia ha anche nella politica estera e di e cooperazione dell’Unione. Infatti, Bruxelles già collabora con l’Unione Africana attraverso l’African Legal Support Facility che assiste i governi africani  con la negoziazione di contratti con il settore privato e quindi migliora la sostenibilità di tali operazioni. Il nuovo programma pan-africano prevede la cooperazione geologica e iniziative globali che blocchino la vendita dei diamanti insanguinati e della distruzione delle foreste per ricavarne materiali utili nelle telecomunicazioni. Paesi come Myanmar/Birmania e Papua Nuova Guinea hanno annunciato la loro intenzione di far domanda per l’EITI (Extractive Industries Transparency Initiative), e le Filippine hanno chiesto lo status di candidato EITI.  L’Asia ha il 65 % delle fonderie di  di stagno , tantalio e tungsteno , situate in Paesi quali Cina, Malesia , e Indonesia . Anche in vista del loro sviluppo economico, questi paesi saranno partner prioritari di impegno dell’UE nella questione. In America Latina , l’UE e i paesi andini hanno iniziato un dialogo sull’industria estrattiva e l’ approvvigionamento responsabile, individuando possibili aree di cooperazione.

 

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